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Contratto a tempo determinato

del 13/01/2012
CHE COS'È?

Contratto a tempo determinato: definizione

La legge consente di porre un termine al contratto di lavoro subordinato: in presenza di determinate ragioni giustificatrici, quali esigenze tecniche, produttive, organizzative o sostitutive il datore di lavoro può stipulare contratti a tempo determinato.
Ciò è possibile posto che nel nostro ordinamento e a livello comunitario la forma principale di assunzione è quella del contratto a tempo indeterminato. Pertanto l’assunzione con contratto a termine è generalmente ammessa a patto che non sia solo un’elusione della disciplina del lavoro subordinato a tempo indeterminato.
La disciplina attualmente in vigore consente il ricorso al contratto a termine anche con riferimento allo svolgimento dell’ordinaria attività di impresa.
I contratti collettivi di lavoro possono prevedere limiti numerici alla possibilità di stipulare contratti a termine sulla base di parametri come l’area geografica, il settore di appartenenza, i tassi di occupazione, le dimensioni aziendali eccetera.
La legge pone limitazioni alla ripetizione dei contratti a termine con la stessa persona e alla successione, senza soluzione di continuità, di contratti a termine con la stessa persona.

(Normativa: decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368)



COME SI FA

La clausola che indica il termine deve essere inserita nel contratto di lavoro in forma scritta a pena di nullità. In caso contrario, infatti, il contratto si considera a tempo indeterminato.
Il termine può essere espresso direttamente con l’indicazione della data di cessazione del rapporto o indirettamente legando la data finale al verificarsi di un evento futuro e certo, ma incerto nel momento dell’accadimento (certus an incertus quando).
Nel contratto è strettamente necessario specificare in modo dettagliato e non generico le ragioni giustificatrici del termine (causali).


CHI

La giurisprudenza è molto severa nell’esame delle ragioni giustificatrici del termine: è opportuno quindi, consultare un avvocato o consulente del lavoro ai fini della redazione della clausola che appone il termine al contratto di lavoro.



FAQ

E’ possibile la proroga del termine nel contratto a tempo determinato?

La legge prevede che il termine, con il consenso del lavoratore, possa essere prorogato per una volta sola a patto che il contratto iniziale abbia una durata inferiore a tre anni, esistano ragioni oggettive e la proroga si riferisca alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto a tempo determinato è stato stipulato. In ogni caso la durata complessiva del contratto prorogato non può superare i tre anni. 

Vi sono settori in cui è possibile non applicare la disciplina speciale sul contratto a termine?

In determinate ipotesi, espressamente regolate dalla legge e da altra normativa speciale, la causale può non essere indicata. Si tratta, ad esempio, delle assunzioni a termine effettuate nei settori del trasporto aereo e servizi aeroportuali per determinate attività e per periodi limitati di tempo, nel turismo e pubblici esercizi, per l’esecuzione di speciali servizi di durata non superiore a tre giorni, nei casi di assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità.  

La normativa sul contratto a termine richiamata interessa anche i dirigenti?

Nel caso dei dirigenti non è prevista l’applicazione della disciplina sul contratto a termine finora esposta, limitatamente alla forma dell’atto, alla proroga del termine, alla successione di più contratti. E’ inoltre elevato a cinque anni il termine massimo apponibile al contratto a termine. Il contratto di assunzione a termine del dirigente può anche non indicare espressamente la ragione giustificatrice del termine. Ai dirigenti assunti tramite contratto a termine va comunque applicato il principio di non discriminazione rispetto ai lavoratori con contratto a tempo indeterminato.
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