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Lavoro intermittente

del 19/01/2012
CHE COS'È?

Lavoro intermittente: definizione

Il contratto di lavoro intermittente (detto anche lavoro a chiamata o job on call) è il contratto di lavoro subordinato, a tempo indeterminato o a termine, mediante il quale un lavoratore si rende disponibile a svolgere una determinata prestazione su chiamata del datore di lavoro, con le modalità e nei limiti fissati dagli articoli 33-40, decreto legislativo 276/2003. 
Il contratto di lavoro intermittente può essere concluso per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero per periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese o dell'anno.
Nel rapporto intermittente il lavoratore è titolare dei diritti normalmente riconosciuti ai dipendenti solamente nei periodi di effettivo impiego, mentre è privo di qualunque tutela nei periodi in cui rimane a disposizione del datore di lavoro (articolo 38 comma 3 decreto legislativo 276/2003).

Forme e disciplina

Il contratto di lavoro intermittente può assumere due forme:

  • il lavoro intermittente con espresso accordo dell’obbligo di disponibilità del lavoratore, il quale è obbligato a restare a disposizione del datore di lavoro per effettuare prestazioni lavorative quando il datore stesso le richieda;
  • il lavoro intermittente senza obbligo di disponibilità del lavoratore, in cui il lavoratore non si impegna contrattualmente ad accettare la chiamata del datore di lavoro (rimanendo quindi libero di accettare ed eseguire la prestazione lavorativa oppure di rifiutare).

Solo in caso di obbligo di disponibilità il lavoratore avrà diritto, come controprestazione, ad un'indennità di disponibilità mensile (che non può essere inferiore al 20% della retribuzione mensile prevista dal CCNL applicato), in aggiunta alla retribuzione maturata per le ore di lavoro effettivamente prestate. In tal caso, se il lavoratore che percepisce l’indennità di disponibilità fosse temporaneamente impossibilitato a rispondervi è tenuto ad informare il datore di lavoro, specificando al durata dell’impedimento. Nel caso in cui non provveda ad informare il datore il lavoratore perde il diritto all’indennità di disponibilità per un periodo di 15 giorni, salva diversa previsione del contratto individuale.
Il rifiuto ingiustificato di rispondere alla chiamata del datore di lavoro può comportare la risoluzione del contratto, la restituzione dell’indennità riferita al periodo successivo all’ingiustificato rifiuto, nonché un congruo risarcimento nella misura fissata dal contratto collettivo individuale.

Il trattamento economico, normativo e previdenziale del lavoratore intermittente è regolato dal:

  • principio di proporzionalità, così che la retribuzione globale del lavoratore, le ferie, i trattamenti per malattia, infortunio sul lavoro, malattia professionale, maternità e congedi parentali devono essere adeguati alla prestazione lavorativa effettivamente eseguita dal lavoratore;
  • principio di non discriminazione, per cui il lavoratore intermittente non deve ricevere, per i periodi lavorati, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto ad un lavoratore di pari livello, a parità di mansioni svolte.

Il prestatore di lavoro può stipulare più contratti di lavoro intermittente con datori di lavoro differenti. Inoltre, uno stesso lavoratore può stipulare nello stesso periodo un contratto intermittente e altre tipologie contrattuali, a patto che siano tra loro compatibili e che non risultino di ostacolo con i vari impegni negoziali assunti dalle parti.

Divieti
L’articolo 34, comma 3, del decreto legislativo 276/2003 vieta il ricorso al lavoro intermittente in caso di:

  • sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
  • assunzione presso unità produttive nelle quali si sia proceduto, nei 6 mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, o sia operante una sospensione dei rapporti oppure una riduzione di orario, con diritto al trattamento di integrazione salariale; il divieto è tuttavia circoscritto alle mansioni cui sono adibiti i lavoratori interessati alle predette procedure e può essere modificato mediante accordo collettivo;
  • imprese che non abbiano redatto la valutazione dei rischi ai sensi del decreto legislativo 81/2008 in materia di sicurezza sul lavoro.

Normativa: decreto legislativo n. 276/2003 (articoli 33-40) articoli abrogati dall'articolo 1 comma 45 della legge n. 247/2007 e reintrodotti dall'articolo 39 comma 11 del decreto legislativo 112/2008, convertito in legge n. 133/2008.



COME SI FA

Il contratto di lavoro intermittente deve essere stipulato in forma scritta ai fini della prova e deve indicare, seguendo quanto stabilito nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, i seguenti elementi:

  • durata e ipotesi, oggettive o soggettive, del ricorso al lavoro intermittente;
  • trattamento economico e normativo spettante per la prestazione eseguita e l'eventuale indennità di disponibilità luogo;
  • modalità di chiamata del lavoratore e di rilevazione della prestazione eseguita;
  • eventuali misure di sicurezza specifiche (articolo 36, decreto legislativo 276/2003).

CHI

Il contratto di lavoro intermittente può essere predisposto personalmente dai soggetti interessati (datore di lavoro e lavoratore).



FAQ

L’utilizzo del lavoro intermittente è sottoposto a particolari limiti o condizioni?

È consentito ricorrere al lavoro intermittente in presenza delle seguenti condizioni: per lo svolgimento di prestazioni lavorative di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro; per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese e dell'anno - detti periodi decorrono: per il cosiddetto contratto week end, dalle ore 13.00 del venerdì pomeriggio sino alle ore 06.00 del lunedì mattina; per le ferie festive, dal 10 giugno al 30 settembre; per le festività natalizie, dal 1 dicembre al 10 gennaio; per le festività pasquali, dalla domenica delle Palme al martedì successivo al lunedì dell'Angelo - nonché negli ulteriori periodi previsti dai contratti collettivi o, in via aggiuntiva, da decreti ministeriali; in via sperimentale per prestazioni rese da soggetti di età inferiore a 25 anni o superiore a 45 anni, anche se pensionati. 

Un lavoratore assunto con contratto di lavoro intermittente a tempo indeterminato senza obbligo di risposta alla chiamata è tutelato dalla disciplina in materia di licenziamenti individuali come ogni altro lavoratore dipendente?

Il contratto di lavoro intermittente o a chiamata si caratterizza per il fatto che la prestazione lavorativa deve essere resa solo nei casi in cui sia richiesta dal datore di lavoro ma rientra, pur nella sua atipicità, nell'ambito del rapporto di lavoro subordinato. Pertanto, la risoluzione del contratto è ammessa, come per i rapporti di lavoro dipendente in generale, solo in presenza delle dimissioni del lavoratore o di licenziamento sorretto da giusta causa o giustificato motivo da parte del datore di lavoro, fatta salva l’ipotesi di rifiuto, senza motivo, del lavoratore percettore della cosiddetta indennità di disponibilità di rispondere alla chiamata del datore di lavoro; circostanza, questa, che legittima la risoluzione del rapporto.

Un dipendente assunto con contratto a chiamata già prorogato al 31 dicembre, può essere riassunto con contratto a tempo determinato per il mese di gennaio?

Nei confronti del lavoro a chiamata non trova applicazione la disciplina generale del contratto a termine prevista dal decreto legislativo 368/2001 (interpello del Ministero del Lavoro 72/2009). In caso, pertanto, di successioni di contratti a chiamata a tempo determinato ovvero di successione di contratto a tempo determinato pieno o parziale a un precedente contratto a termine a chiamata non è necessario il rispetto degli intervalli temporali stabiliti dall’articolo 5, comma 3, del decreto legislativo 368/2001 (10 giorni in caso di contratto di durata fino a sei mesi, 20 giorni in caso di contratti di durata superiore a sei mesi) dovendosi tuttavia, nella seconda ipotesi, evidenziare le ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo che legittimano l’apposizione del termine al contratto di lavoro.
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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

Francesco

24/04/2012 00:17:32

Salve volevo farvi una domanda può un datore di lavoro fare un contratto a intermittenza e farti lavorare una media di 10 ore per sei giorni settimanali ?

Serena

28/07/2012 11:09:19

Salve,
volevo sapere se devo fare almeno qualche ora al mese nel lavoro intermittente a tempo indeterminato.
Grazie, Serena.

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