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Collaborazione coordinata e continuativa


Aggiornato al 04/08/2011

CHE COS'È
Il contratto di collaborazione coordinata e continuativa non ha mai avuto una sua specifica definizione legislativa; fino all’entrata in vigore del decreto legislativo n. 276 del 2003 l’espressione veniva utilizzata in tre distinte norme: l’articolo 2 della legge n. 241 del 1959, recante delega al Governo per la fissazione di minimi di trattamento anche per tali rapporti; l’articolo 409 del codice di procedura civile, introdotto con la legge n. 533 del 1973, che al n. 3 prevede l’applicazione delle norme in materia di controversie di lavoro anche a tali rapporti; ed, infine, la previsione dell’assimilazione ai redditi di lavoro dipendente in materia tributaria, stabilita dall’articolo 50, comma 1, lettera c) bis TUIR.
In via generale, quindi, tali rapporti sono caratterizzati da una prestazione di opera continuativa e coordinata, prevalentemente personale, non a carattere subordinato: per gli stessi si è tradizionalmente utilizzata la definizione di “parasubordinazione”.
Detti rapporti, dunque, sono innanzitutto contraddistinti da una necessaria e imprescindibile coordinazione con il committente per l’esecuzione della prestazione da parte del collaboratore.
Tale requisito differenzia in maniera netta e ben definita tale rapporto dal lavoro autonomo disciplinato dall’articolo 2222 del codice civile che, al contrario, non è caratterizzato da alcun coordinamento con l’attività del committente, né peraltro è previsto alcun inserimento strumentale e funzionale del collaboratore nell’organizzazione dell’impresa.
Altri elementi imprescindibili dei rapporti in esame sono da individuarsi nella continuità della prestazione resa dal collaboratore nonché nel carattere personale della stessa.
Quanto alla prima, il carattere della continuità deve intendersi come un’attività espletata non in maniera occasionale, ma continuativamente e reiteratamente nel tempo, mentre con riferimento al requisito della personalità, invece, si presuppone una prestazione effettuata con carattere personale, e cioè con prevalenza dell’apporto lavorativo del collaboratore rispetto all’utilizzo di mezzi o altri soggetti.
In seguito all’emanazione del decreto legislativo n. 276 del 10 settembre 2003 tali rapporti devono essere in genere riconducibili, come previsto espressamente dall’articolo 61, a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato prefissato.
Quindi con tale disposizione il grande “genere” dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa è venuto meno, dovendo dividersi da un lato – per la più parte – nei contratti a progetto (o a programma) e, dall’altro, in figure residuali.
Per completezza va ricordato che i contratti di collaborazione coordinata e continuativa si differenziano inoltre dalle cosiddette prestazioni occasionali, intendendosi quelle prestazioni la cui durata complessiva non è superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solare ovvero, nell’ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona, non superiore a 240 ore con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare sia superiore a cinquemila euro. Ovviamente la condizione è che manchino sia i caratteri del coordinamento e della continuatività da un lato, sia quelli della subordinazione.

Avv. Giorgio Albè
Ordine degli Avvocati di Milano
Albè & Associati Studio Legale
COME SI FA
I richiami sopra riportati non hanno natura storica ma devono essere necessariamente utilizzati per le figure residuali per le quali, appunto, è possibile ancora parlare di “collaborazione coordinata e continuativa”.
Queste sono:

  1. i rapporti di lavoro degli agenti e dei rappresentanti di commercio (articolo 61, comma 1, decreto legislativo n. 276 del 2003);
  2. le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 276 del 2003. Su tale argomento va, tuttavia, osservato che a seguito di specifico interpello, il Ministero del Lavoro in data 23 dicembre 2008 ha chiarito che può essere escluso il progetto per i casi in cui il lavoratore sia titolare di partita IVA, e ciò anche se non è iscritto ad un albo professionale. In sostanza, secondo il Ministero è legittimo instaurare un contratto di collaborazione autonoma senza i vincoli di cui all’articolo 61, decreto legislativo n. 276/2003, in materia di contratto a progetto/programma di lavoro, con un soggetto, titolare di partita IVA e che svolge un’attività non rientrante tra quelle per le quali sia prescritta l’iscrizione ad un albo o ad un ordine professionale, a condizione che l’attività esercitata rientri in quella ordinaria svolta professionalmente, e, quindi, quella per la quale al collaboratore è stata attribuita la partita IVA;
  3. i rapporti e le attività di collaborazione coordinata e continuativa comunque rese e utilizzate a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciute dal C.O.N.I. come individuate e disciplinate dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002 n. 289;
  4. l’attività dei componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e i partecipanti a collegi e commissioni;
  5. l’attività di coloro che percepiscono la pensione di vecchiaia.

Ora, per instaurare un valido rapporto di collaborazione coordinata e continuativa occorre:

  • da un lato, che si rientri in una delle fattispecie indicate in quanto, diversamente, occorre stipulare un contratto a progetto/programma: in caso contrario, si ha la conseguenza prevista all’articolo 69 del decreto legislativo 276 del 2003, vale a dire che, in mancanza di progetti specifici o fasi programmate del rapporto di lavoro, detti contratti di collaborazione coordinata e continuativa sono considerati a tutti gli effetti rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto;
  • dall’altro lato, che, pur rientrando nelle fattispecie indicate, non sussistano le caratteristiche del rapporto di lavoro subordinato, vale a dire che il rapporto di collaborazione coordinata e continuativa sia veramente tale e, cioè, autonomo. In sostanza, non devono sussistere “gli indici” della subordinazione che sono: l’assoggettamento del lavoratore al potere di coordinamento e disciplinare del datore di lavoro; l’inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale; la fissazione dell’orario di lavoro da rispettare; una retribuzione fissa determinata o determinabile. Alla fine, comunque, l’elemento discriminante, è rappresentato dall’assoggettamento al potere disciplinare che sussiste solo e soltanto nell’ambito della subordinazione.

Va da ultimo ricordato che anche per tali rapporti sono previsti obblighi contributivi nei confronti dell’INPS (articolo 2 comma 26, legge n. 335 del 1995), salvo che alla tutela previdenziale provveda per legge altro specifico ente, in via sostitutiva.
FAQ

Nel caso che il collaboratore commetta errori posso sanzionarlo?

Anche qui la risposta è negativa: una caratteristica del rapporto di lavoro subordinato è proprio l’assoggettamento al potere disciplinare del datore di lavoro. Nel caso di inadempimento del collaboratore l’unica soluzione è la risoluzione del contratto e non una sanzione disciplinare.

Posso prevedere in un contratto di collaborazione coordinata e continuativa un orario di lavoro?

La risposta è negativa. Tale contratto già si avvicina al lavoro subordinato per la continuità e per l’inserimento nell’organizzazione aziendale: lo stabilire un orario di lavoro determinerebbe un ulteriore vincolo. Va osservato che la distinzione tra rapporto di lavoro autonomo e rapporto di lavoro subordinato viene individuata anche definendo il primo quale prestazione di risultato ed il secondo quale prestazione di mezzi. E’ evidente che stabilire un orario significa chiedere la messa a disposizione di un “tempo” (= mezzi) a prescindere dal risultato.

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COMMENTI

Alfio (Siena)
03/10/2013 18:04:55
Esiste un contratto di collaborazione coordinata e continuativa senza aprire la partita Iva?

Albè & Associati - Studio Legale
10/10/2013 10:00:11
Sì, esiste il contratto di lavoro a progetto ai sensi degli artt.61 e ss. D.Lgs. n.276/2003, che rappresenta la “regola” del contratto di collaborazione coordinata e continuativa.
I rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione) devono, infatti, essere riconducibili ad uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con l’organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa.
Il contratto di lavoro a progetto richiede la forma scritta e deve contenere i seguenti elementi:
a) la descrizione del progetto;
b) l’indicazione della durata, determinata o determinabile, della prestazione di lavoro;
c) l’ammontare del corrispettivo;
d) le modalità di coordinamento;
e) eventuali misure per la tutela e la sicurezza del collaboratore.
Luigi (Vibo Valentia)
02/04/2014 14:52:18
Salve , avevo un contratto di collaborazione coordinata e continuativa , volevo chiedervi, se è prevista la domanda di disoccupazione.
Grazie

Albè & Associati - Studio Legale
28/04/2014 15:18:05
Sì, esiste un sussidio di disoccupazione (c.d. indennità una tantum ex art.2, comm1 51-56 Legge n.92/2012) per i collaboratori coordinati e continuativi di cui all’art.61, comma 1, D.Lgs. n.276/2003 (collaboratori a progetto) iscritti in via esclusiva alla gestione separata.

Sono quindi espressamente esclusi dal sussidio in questione i soggetti titolari di redditi di lavoro autonomo, così come i lavoratori iscritti alla gestione separata a vario titolo, non inquadrabili nell’ambito di applicazione dei contratti di collaborazione a progetto (ad esempio: gli assegnisti di ricerca, i collaboratori occasionali.

Per beneficiare dell’indennità in questione per l’anno di riferimento 2014 i richiedenti devono compilare un apposito modulo (mod. CoCoPro 2014 COD. SR 140) e presentarlo presso gli uffici INPS della zona di residenza o tramite raccomandata a/r o tramite un ente di patronato o in via telematica tramite web se in possesso di PIN dispositivo.

Per l’anno di riferimento 2014 l’indennità spetta, nei limiti delle risorse prestabilite, ai richiedenti che soddisfino in via congiunta – per il triennio 2013/2015 – i seguenti requisiti:

i. abbiano operato in regime di monocommittenza nel corso dell’anno precedente;

ii. abbiano conseguito, nell’anno precedente un reddito lordo complessivo soggetto ad imposizione fiscale non superiore a euro 20.000,00, annualmente rivalutato sulla base della variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenuta nell’anno precedente;

iii. abbiano accredita, con riferimento alla gestione separata, un numero di mensilità non inferiore a uno;

iv. abbiano avuto un periodo di disoccupazione ininterrotto di almeno due mesi nell’anno precedente;

v. abbiano accreditate, nell’anno precedente, presso la gestione separata almeno tre mensilità.


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