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Curatore fallimentare

Ordine degli Avvocati di Vallo della Lucania

Argomento:

Fallimento

Aggiornato al 30/03/2012

CHE COS'È
Il curatore è nominato dal Tribunale con la stessa sentenza che dichiara il fallimento dell’impresa e i suoi compiti principali consistono nell'amministrare il patrimonio fallimentare, nel compiere i vari atti della procedura, nel cooperare col Giudice delegato sotto varie forme o svolgendo un'attività preparatoria, sia informativa che consultiva, dei suoi provvedimenti e nell’eseguire i provvedimenti emessi dal Giudice delegato.
Il curatore è un organo "unipersonale" perché può essere costituito da un solo soggetto, essendo esclusa nel nostro ordinamento la possibilità di nominare più curatori, non è un organo interno, che opera cioè all'interno della procedura, ma un organo esterno, perché destinato ad entrare per lo svolgimento delle sue mansioni in rapporto con i terzi, anzi è l'organo esterno per eccellenza della procedura fallimentare: esso, pertanto, deve essere considerato come un vero e proprio ausiliare della giustizia.
Il curatore, quindi, esercita una funzione pubblica nell'ambito dell'amministrazione della giustizia, finalizzata al soddisfacimento dei creditori del fallito: in considerazione di tale funzione la nomina e la revoca del curatore è di competenza esclusiva del Tribunale che, fra l’altro, esercita il controllo sull’attività posta in essere dallo stesso.
Il curatore, su autorizzazione del Giudice delegato, può esercitare tutti i diritti ritenuti utili per soddisfare i creditori del fallito: conseguentemente sia il debitore che i creditori sono tenuti a rispettare il giudicato formatosi nelle cause in cui è stato parte il curatore, che non rappresenta o sostituisce né il fallito né i creditori, ma opera nell'interesse della giustizia, quale incaricato giudiziario con posizione autonoma che si pone a fianco del Giudice.
Il compito principale di tale organo, e cioè l'amministrazione del patrimonio fallimentare, è particolarmente delicato e complesso in quanto la procedura fallimentare investe tutto il patrimonio del fallito utilizzabile ai fini del soddisfacimento dei creditori e quindi non soltanto i beni mobili o immobili, corporali o incorporali, e i crediti, ma altresì tutti gli altri diritti, come azioni di nullità, di annullamento, di rescissione, di risoluzione, diritti di riscatto, diritti di prelazione, possibilità di acquisto di beni, nonché contratti pendenti, cioè tutti quei rapporti che al di fuori del fallimento possono essere fatti valere dai creditori in via surrogatoria, quale attività preparatoria dell'esecuzione che potrà investire i beni una volta che siano recuperati ed entrati nel patrimonio del debitore, oltre alle azioni dirette al recupero dei beni usciti dal patrimonio del debitore in base ad atti inopponibili ai creditori stessi per inosservanza delle formalità all'uopo prescritte o in base ad atti inefficaci perché pregiudizievoli ai loro diritti.
Oltre all'amministrazione del patrimonio fallimentare, il curatore ha svariate mansioni: infatti, oltre a compiere alcuni atti determinati dalla legge e destinati ad assicurare il normale svolgimento della procedura, opera come organo inquirente sulle ragioni che hanno determinato il dissesto e sul compimento di atti perseguibili in via penale, coadiuva il Giudice delegato nello svolgimento delle sue mansioni e ne esegue i provvedimenti, sollecitandone talvolta l'attività oppure affiancandolo come semplice consulente.
COME SI FA
Poiché i poteri e i doveri del curatore sono determinati dalla legge, il Tribunale si limita a designare la persona del curatore; la competenza a nominare il curatore spetta, quindi, alla sezione fallimentare del Tribunale: la nomina è effettuata con la stessa sentenza dichiarativa di fallimento e fa parte del contenuto istruttorio della sentenza medesima; dopo la dichiarazione di fallimento la nomina del curatore è fatta con decreto.
Considerato che il compito precipuo del curatore è quello di amministrare il patrimonio fallimentare, il legislatore ha lasciato alla sua iniziativa l’individuazione delle operazioni da compiere e delle relative modalità, anche se in casi tassativamente previsti deve essere autorizzato. Per quanto attiene alla vendita dei beni, a mezzo della quale si realizza di fatto la liquidazione del predetto patrimonio, il curatore ha invece un potere di impulso dell'attività del Giudice e, in ordine ai beni mobili, si limita poi ad eseguirne i provvedimenti, in quanto è il Giudice delegato che stabilisce il tempo della vendita, se questa deve essere fatta ad offerte private o all'incanto, e ne determina le modalità relative, mentre per quanto riguarda i beni immobili il curatore svolge un'attività meramente ausiliaria, perché le vendite sono disposte con ordinanza dello stesso Giudice. Per quanto attiene alla ripartizione dell'attivo, infine, il piano di riparto è disposto dal Giudice e il curatore si limita a dare esecuzione ai provvedimenti del Giudice.
L'attività del curatore, quindi, deve essere rivolta in primis alla conservazione dei beni e dei diritti facenti parte di questo complesso patrimoniale: conservazione materiale e conservazione giuridica (al fine di evitare decadenze o prescrizioni); deve poi essere diretta al conseguimento di beni in forza dei diritti pertinenti al patrimonio fallimentare, come la esazione dei crediti, il recupero di cose in possesso di terzi, l'esercizio di azioni di impugnativa, di annullamento, di rescissione, di risoluzione dei contratti, eccetera, nonché l'esercizio dell'azione revocatoria sia secondo lo schema generale disciplinato dal codice civile, sia secondo quello che trova il suo specifico regolamento nella legge fallimentare; inoltre, deve definire i rapporti giuridici pendenti, come i contratti a prestazioni corrispettive non ancora eseguiti o non ancora interamente eseguiti da ambo le parti, salvo naturalmente quelli che si risolvono a causa del fallimento o che persistono ope legis a carico del patrimonio fallimentare, come rapporti della massa, al fine di conservare i beni esistenti in attesa della loro conversione coatta in denaro, o di conseguire i beni stessi in base alle possibilità giuridiche esistenti per renderne poi possibile la conversione in denaro, preparando così l'esecuzione vera e propria, che si realizza con la vendita; deve, infine, difendere il patrimonio fallimentare nelle cause intentate da terzi.
Il curatore deve adempiere con diligenza ai doveri del proprio ufficio: la diligenza richiesta è quella generale del buon padre di famiglia, tant’è che l’eventuale autorizzazione del Giudice delegato o del Tribunale non è sufficiente a escludere la colpa del curatore nel caso in cui ponga in essere degli atti illegittimi.
CHI
Il soggetto investito delle mansioni di curatore deve essere una persona fisica, in quanto nel nostro ordinamento non può essere nominato curatore una persona giuridica o una società, salvo quelle di seguito esplicitate.
Il curatore non fa parte dell'ordine giudiziario, ma è un libero professionista, incaricato di volta in volta delle funzioni di curatore con riferimento a un dato fallimento: esso rientra pertanto nella categoria degli ausiliari giudiziari ed è retribuito per tale titolo; in relazione alla sua partecipazione all'amministrazione della giustizia è pubblico ufficiale.
Possono essere chiamati a svolgere le mansioni di curatore gli avvocati, i dottori commercialisti, i ragionieri e i ragionieri commercialisti, gli studi associati o le società fra i professionisti predetti, che all’atto dell’accettazione devono designare la persona fisica responsabile della procedura, gli amministratori, i direttori generali, i sindaci e i revisori di società per azioni, purchè abbiano dato prova di possedere adeguate capacità imprenditoriali e non siano mai stati dichiarati falliti.
Le attribuzioni del curatore devono essere esercitate personalmente: pertanto l’eventuale delega ad altri di alcune specifiche operazioni deve essere preventivamente autorizzata dal comitato dei creditori e resta un fatto interno, sia per quanto attiene alla retribuzione, sia per quanto attiene alla responsabilità.
FAQ

Chi non può essere nominato curatore?

Non può essere nominato curatore, anche se in possesso dei requisiti professionali, il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito, i creditori dello stesso, chi ha concorso al dissesto dell’impresa e chiunque sia in conflitto di interesse.

Chi può chiedere la revoca del curatore?

La revoca del curatore può essere avanzata dal Giudice delegato oppure dal comitato dei creditori mediante richiesta motivata.

Gli atti posti in essere dal curatore sono impugnabili?

Il fallito e ogni altro interessato possono proporre reclamo al Giudice delegato contro gli atti posti in essere dal curatore, i dinieghi del Comitato dei creditori e le autorizzazioni.

Il Comitato dei creditori prende parte alla nomina del curatore?

Nell’ordinamento attuale la nomina del curatore è rimessa esclusivamente al Tribunale e il Comitato dei creditori non ha alcun ruolo in tale designazione, neanche consultivo; solo quando il Comitato dei creditori richiede la revoca dello stesso può indicare al Tribunale il nominativo del nuovo soggetto da nominare.

Il curatore può compiere autonomamente atti di straordinaria amministrazione?

No, perché per il compimento di tali atti deve essere preventivamente autorizzato dal Comitato dei creditori ed eventualmente dal Giudice delegato, ove il valore dell’operazione sia superiore ad euro 50.000

Quando il curatore diviene titolare di tutti i diritti e i doveri previsti dalla legge?

Il curatore assume tutti i diritti e gli oneri connessi alla carica nel momento in cui la accetta formalmente.

Se il curatore è un avvocato può assumere la veste di avvocato nei giudizi che riguardano il fallimento?

La legge fallimentare espressamente vieta al curatore di poter assumere anche la veste di avvocato del fallimento.

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