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Contratto di distribuzione

del 04/08/2011
CHE COS'È?

Contratto di distribuzione: definizione

A differenza della maggior parte dei contratti commerciali, in Italia i contratti di distribuzione non sono oggetto di una espressa regolamentazione legislativa.
La lacuna è colmata dall'azione suppletiva della giurisprudenza, la quale vi applica le disposizioni di legge previste per i contratti assimilabili ai contratti di distribuzione ed in particolare modo quelle relative al contratto di somministrazione e mandato.
Il risultato è un mosaico formato da tasselli ricavati da vari modelli contrattuali.
Ma gli stessi contratti di distribuzione sono in effetti difficilmente riconducibili all'interno di un'unica categoria vista la variegata tipologia formatasi nel corso del tempo.
Tipologia che si differenzia a seconda del grado di integrazione del distributore nel sistema predisposto dal fornitore, infatti vi sono contratti in cui il fornitore non dispone di una serie di diritti tali da poter incidere in maniera significativa sull'attività commerciale del distributore e viceversa contratti (ad esempio il franchising) in cui il distributore è legato in maniera pressoché inscindibile al fornitore.
In questa sede è utile ricordare come la disciplina applicabile ai contratti di distribuzione è di fatto derogabile e che, al momento della redazione del contratto e dell'esecuzione, due limiti generali debbono essere rispettati, quello imposto dall'articolo 1341 codice civile (Condizioni generali di contratto) e quello imposto dall'articolo 1375 codice civile (Esecuzione di buona fede).

Avv. Gianluca Grisolia
Ordine degli Avvocati di Macerata
Andreano Studio Legale S.t.P.


COME SI FA

Nella fase di redazione occorre tenere presente che le clausole deroganti gli schemi legali sono ritenute dalla giurisprudenza come vessatorie, in quanto possono alleggerire le responsabilità di una parte, con la conseguenza che queste clausole dovranno essere approvate per iscritto ex articolo 1341 codice civile, dalla parte la cui posizione contrattuale viene aggravata, salvo che le clausole siano state oggetto di trattative tra le parti.
L'articolo 1375 codice civile impone invece alle parti di comportarsi secondo buona fede, nel senso che in fase di formazione del contratto non debbono essere suscitati intenzionalmente falsi affidamenti nella controparte ovvero, in fase di esecuzione, ciascuna delle parti deve agire in modo tale da preservare gli interessi dell'altra.
Nella prassi il solo contratto di distribuzione che ha avuto un discreta regolamentazione in sede giurisprudenziale è il contratto di concessione di vendita e quanto si è venuto elaborando in relazione a questo contratto torna utile anche ai fini della definizione di una regolamentazione base del contratti di distribuzione nel loro complesso.
Nelle FAQ cercheremo di ricostruire sinteticamente quale sia la disciplina di carattere giurisprudenziale in relazione ad alcune clausole utilizzate con maggior ricorrenza nei contratti di distribuzione.


CHI

Per la stipula del contratto di distribuzione è consigliabile avvalersi della consulenza di un legale competente in materia.


FAQ

Che cos’è la clausola di esclusiva?

La clausola di esclusiva è in genere bilaterale, ma può anche essere unilaterale a favore del fornitore: in tal caso il distributore è tenuto a non vendere nella zona prodotti concorrenti, né a produrre in proprio per la vendita; o a favore del distributore: nel qual caso il fornitore si obbliga a non concedere a terzi, per la medesima zona, la rivendita di prodotti concorrenziali.Peraltro, alla clausola di esclusiva non si applica l'articolo 2596 codice civile, il quale regola in maniera rigorosa i patti limitativi della concorrenza (forma, durata, spazio territoriale e oggetto).

Cosa accade se il contratto di distribuzione è a tempo determinato?

Nel caso che il contratto di concessione sia a tempo determinato le parti non possono recedere, salva la diversa regolamentazione pattizia del rapporto, ma solo risolvere il contratto nel caso in cui sussista un inadempimento tale da menomare la fiducia nell'esattezza dei successivi adempimenti (articolo 1564 codice civile). Se non interviene il rinnovo del rapporto si dubita che il distributore possa invocare un risarcimento del danno.

Come possono le parti recedere dal contratto di distribuzione a tempo indeterminato?

Nel caso in cui il contratto sia a tempo indeterminato le parti possono sempre recedere dando un congruo preavviso, in caso di mancato preavviso il recesso è efficace salvo il risarcimento del danno (articolo 1569 codice civile).Il preavviso non è necessario qualora sussista una giusta causa di recesso come, ad esempio, la violazione della clausola di esclusiva.Un ulteriore problema in caso di estinzione del rapporto è se il fornitore debba indennizzare il distributore per l'eventuale perdita di clientela o dell'avviamento commerciale, in questo caso la giurisprudenza nega la possibilità per il distributore di ottenere un risarcimento di tal sorta.

Quali sono gli obblighi del fornitore?

Se non sussiste l'obbligo di fornire il distributore, il fornitore non sarà tenuto ad evadere le singole richieste, ma un rifiuto ingiustificato potrebbe contrastare con l'obbligo di eseguire il contratto secondo buona fede.In ogni caso deve essere esclusa qualsiasi responsabilità del distributore per non avere promosso le vendite quando il fornitore abbia mancato di fornire tempestivamente i prodotti ordinati.Nel caso di inadempimento di lieve entità del distributore si ritiene che il fornitore possa interrompere le forniture dando un congruo preavviso (articolo 1565 codice civile).

Che funzione ha il patto di non concorrenza nel contratto di distribuzione?

Il patto di non concorrenza ha la funzione di regolare l'attività del distributore per il periodo successivo alla cessazione del rapporto, il quale dovrà essere redatto tenendo unicamente conto del dettato dell'articolo 2596 codice civile (forma, durata, spazio territoriale e oggetto).Nel caso in cui non venga stipulato un patto di non concorrenza si ritiene che il distributore possa liberamente vendere i prodotti ancora in suo possesso, purché tale attività non sia svolta in modo da ingenerare nel pubblico l'erronea convinzione circa la persistenza di un rapporto di concessione, in caso contrario la condotta del distributore potrà dare luogo ad un illecito concorrenziale sanzionato dall'articolo 2598 codice civile, n. 1 e 2.  

Il fornitore ha la possibilità di imporre il prezzo?

Il fornitore ha anche la possibilità di imporre il prezzo di rivendita al distributore, tale clausola è stata ritenuta lecita, purché sia destinata ad operare entro limiti di durata del rapporto cui accede e non sia in contrasto con la libertà di scelta del consumatore.
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