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Ricorso al giudice di pace

del 31/03/2011
CHE COS'È?

Ricorso al giudice di pace: definizione

In materia di codice della strada, il ricorso al giudice di pace è mezzo di impugnazione:

  1. dei verbali di accertamento d’infrazione, in base all’articolo 204 bis, in alternativa al ricorso al prefetto;
  2. delle ordinanze-ingiunzione emesse dal prefetto, sia se emanate in seguito a rigetto di ricorso al prefetto contro il verbale, sia se derivanti dalla speciale procedura che si attiva – in assenza di ricorso – nel caso di infrazioni che non ammettano il pagamento in misura ridotta;
  3. delle ordinanze prefettizie di applicazione della sanzioni amministrative accessorie (sospensione/revoca della patente e/o dei documenti di circolazione, obbligo di ripristino, obbligo di sospensione di attività, confisca, fermo amministrativo, ritiro dei documenti);
  4. delle ordinanze prefettizie applicative della misura cautelare amministrativa della sospensione della patente di guida in conseguenza della commissione di reati;
  5. delle cartelle esattoriali in materia di circolazione stradale;
  6. secondo la più recente giurisprudenza, anche del solo provvedimento applicativo della decurtazione di punti dalla patente di guida.



COME SI FA

Quali sono i termini per presentare il ricorso?

Il ricorso al giudice di pace (o: opposizione) deve essere proposto entro il termine di:
nel caso 1), sessanta giorni dalla contestazione immediata/notifica del sommario processo verbale che si intende impugnare
nei casi 2), 3) 4) e 6), trenta giorni dalla contestazione immediata o – molto più spesso - notifica del provvedimento che si intende impugnare
nel caso 5), invece, il termine di presentazione varia a seconda della tipologia di impugnazione che, a sua volta, dipende dai vizi che si intendono far valere con l’opposizione alla cartella esattoriale.

Come si presenta?

Il ricorso è presentato mediante deposito o spedizione dello stesso a mezzo raccomandata AR alla cancelleria del giudice di pace competente (che è sempre quello del luogo in cui è stata commessa la violazione; qualche dubbio nasce solo per quanto riguarda una categoria di opposizioni a cartella esattoriale: vedi VOCE); ad esso deve essere allegata la copia notificata – cioè l’esemplare che è arrivato al ricorrente – del provvedimento che si intende impugnare. Il ricorso può essere sottoscritto anche dal solo ricorrente, che può stare in giudizio personalmente, ma è consigliabile l’assistenza tecnica di un legale, anche perché le norme sono piuttosto complesse, perché si applicano sia il codice di procedura civile sia le disposizioni speciali del codice della strada e della legge 24.11.1981 n.689 (che regolamenta gli illeciti amministrativi in generale).

Come si può concludere?

Nelle opposizioni a s.p.v. (cioè al solo verbale, caso 1), il giudice può soltanto o annullare il verbale se accoglie il ricorso (con conseguente venir meno anche delle sanzioni accessorie), oppure confermare il verbale se invece lo rigetta; in questo caso non può né diminuire la sanzione irrogata – perché oltretutto è corrispondente al minimo edittale previsto dalla legge – né escludere o diminuire eventuali sanzioni accessorie, a meno che il verbale non sia stato impugnato, con appositi motivi di ricorso, anche in relazione a queste. Stessa regola vale per le opposizioni a cartella esattoriale (caso 5), e per la decurtazione di punteggio (caso 6), perchè si tratta di sanzione accessoria (o misura sanzionatoria accessoria) a quantificazione predeterminata, cioè a dire: ad una data violazione corrisponde una decurtazione fissa. Questa tipologia di giudizi si definisce “a petitum bloccato
Nelle opposizioni ad ordinanza-ingiunzione (nelle quali di regola il prefetto deve almeno raddoppiare la sanzione minima) ed a sanzione accessoria e misura cautelare, il giudice può anche solo modificare l’”entità” della sanzione irrogata: dunque della somma ingiunta o della durata della sanzione cautelare, ovviamente anche qui con il limite del minimo edittale.


FAQ

Il giudizio è gratuito?

Non più; precisamente: nel 2010 è stato inserito all’articolo 10 del Testo Unico sulle spese di giustizia, il d.P.R. 115/2002, inserendo il comma 6bis che estende il pagamento del cosiddetto “contributo unificato” (una vera e propria tassa che si versa allo Stato per proporre un’azione civile, amministrativa o tributaria e che varia a seconda del giudice, del tipo di giudizio e del valore della causa) anche per i giudizi di cui all’articolo 23 della legge 689/81. Ebbene, l’opposizione a verbale (soprattutto) ma anche quelle ad ordinanza prefettizia sono sicuramente previste e in gran parte regolate da norme diverse da quella indicata, e precisamente dai relativi articoli del codice della strada: perciò un’interpretazione letterale vuole che si applichi l’ultimo comma dell’articolo 22 della legge 689/81 che ritiene questi giudizi esenti da imposte e tasse. Tuttavia prevale nettamente l’atra impostazione: e dunque si deve pagare il contributo unificato – secondo scaglione di valore, da determinarsi sulla sanzione irrogata; in assenza, cioè ove si impugni un provvedimento che non irroghi (anche) una sanzione pecuniaria, si deve presumere di valore “indeterminabile” – e un contributo forfettario di 8 euro.

La proposizione del ricorso sospende l’efficacia del verbale?

Non automaticamente. Ora, in base al nuovo testo del comma 3ter dell’articolo 204bis del codice della strada, il giudice – deve intendersi: se c’è stata apposita istanza in tal senso, da inserirsi preferibilmente nel ricorso ma anche da presentarsi successivamente – nell’udienza di prima comparizione (che, qualora vi sia l’istanza, deve essere fissata entro venti giorni dalla presentazione del ricorso) concede la sospensione dell’esecuzione del provvedimento in presenza di “gravi e documentati motivi”. Spetta ovviamente all’interessato comprovare l’esistenza di tali motivi. L’ordinanza con cui il giudice concede o nega la sospensione è impugnabile autonomamente davanti al tribunale in composizione monocratica competente per territorio.     

Si può impugnare la sentenza sfavorevole emessa dal giudice di pace?

Sì. Sia il ricorrente che l’amministrazione (costituita dall’ente nella cui struttura è incardinato l’organo che ha formato l’atto) possono, nel caso di pronuncia sfavorevole, impugnare la sentenza davanti al tribunale in composizione monocratica competente per territorio, il quale – ad esito del giudizio d’appello – può confermare o riformare o annullare la sentenza impugnata. La sentenza del tribunale è a sua volta impugnabile con ricorso per Cassazione. Adesso, con le ultime modifiche legislative, come detto si può anche impugnare autonomamente anche l’ordinanza con cui il giudice di pace abbia negato (o concesso, ovviamente impugnazione da parte dell’amministrazione) la sospensione provvisoria dell’esecuzione del provvedimento opposto.
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Lorenzo

10/10/2011 19:27:41

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