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Eredi necessari o legittimari

Ordine degli Avvocati di Milano

Argomento:

Successioni

Aggiornato al 08/03/2012

CHE COS'È
Nell’ambito della disciplina della successione per causa di morte, vengono definiti eredi necessari o legittimari gli appartenenti ad una specifica categoria di soggetti legittimati a succedere per i quali il codice civile predispone una particolare tutela.
Tali soggetti vengono individuati dal codice all'articolo 536, posto in apertura del capo X del Titolo I, libro II: “Dei legittimari”. Secondo la norma richiamata essi sono: 
  • il coniuge del defunto;
  • figli legittimi (ai quali sono equiparati i legittimati e gli adottivi);
  • gli ascendenti legittimi. 
La tutela che l’ordinamento riconosce a tali soggetti consiste, in via generale, nella riserva di una quota dell’eredità. Tale esigenza di tutela è dettata dalla necessità di contemperare, da un lato, la libertà di ciascuno di donare nel corso della vita i propri beni a propria discrezione o di disporne per il periodo successivo alla morte nel modo ritenuto più opportuno, e dall'altro lato le aspettative dei congiunti più stretti a non essere integralmente preclusi dal conseguire almeno una quota del complesso dei beni ereditari. 
Le norme che predispongono la tutela in favore degli eredi necessari, dall'articolo 536 all’articolo 564 del codice civile si pongono come limite sia della libertà testamentaria che della libertà di donare, potendo la quota riservata risultare lesa tanto da disposizioni testamentarie quanto da donazioni elargite in vita dal defunto. Per questo se il contesto di elezione della disciplina concernente la tutela dei diritti dei legittimari è di norma la successione testamentaria, tale disciplina può trovare applicazione anche nell'ambito della successione legittima (ossia della successione che opera in mancanza di testamento e in base alle disposizioni di legge), purché preceduta da atti di liberalità inter vivos
Quando all'apertura della successione risultano presenti gli eredi necessari menzionati al già citato articolo 536 del codice civile il patrimonio ereditario si divide idealmente in due parti: 
  • la quota definita “di legittima”, che costituisce una frazione determinata secondo i criteri di cui oltre e che è riservata agli eredi necessari;
  • la quota definita “disponibile” della quale il defunto poteva liberamente disporre per testamento o atto di liberalità. 
La quota di legittima non è fissa ma variabile in ragione del numero degli eredi necessari presenti all'apertura della successione. Procedendo nell’ordine del codice, se il defunto lascia un figlio solo (articolo 537), legittimo o naturale, a questi è riservata la metà del patrimonio. Se i figli sono più è loro riservata la quota di due terzi del patrimonio, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli, legittimi e naturali. Se chi muore non lascia figli legittimi, né naturali, ma ascendenti legittimi a favore di questi è riservato un terzo del patrimonio (articolo 538). Se tuttavia gli ascendenti concorrono con il coniuge superstite, a quest’ultimo è riservata la metà del patrimonio e agli ascendenti un quarto (articolo 544). Peraltro, se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio legittimo o naturale a quest’ultimo è riservato un terzo del patrimonio e un altro terzo è riservato al coniuge. Qualora i figli, legittimi o naturali siano più di uno, ad essi è riservata la metà del patrimonio e al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto (articolo 542). Una particolare tutela è riconosciuta dall'articolo 540 al coniuge del defunto, il quale, oltre a vedersi riconoscere una quota di legittima pari a metà del patrimonio (in mancanza di figli), si vede attribuire, anche qualora concorra con altri chiamati, il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comune. 
Gli eredi necessari hanno il diritto di ottenere la propria quota in natura e il testatore, a norma dell’articolo 549, non può imporre pesi (ad esempio un onere, ex articolo 647, cioè una specifica prestazione di dare, fare o non fare imposta all'erede) o condizioni (la previsione, ex articolo 633, di un fatto al verificarsi del quale l’istituzione ad erede acquisti efficacia ovvero la perda). 
Qualora, una volta determinata la quota di riserva dell’asse ereditario nei modi analiticamente descritti nel seguente paragrafo (COME SI FA) il defunto abbia disposto dei propri beni con atti di liberalità tra vivi ovvero con testamento in modo da ledere i diritti degli eredi necessari, questi possono ottenere tutela per i propri diritti attraverso specifici rimedi o azioni. Importante rimedio è costituito dall'azione di riduzione. Con questa azione l’erede necessario che abbia ricevuto meno di quanto la legge gli riconosce in ragione del contenuto delle disposizioni testamentarie, ovvero in ragione dell’operare dei meccanismi della successione secondo la legge a causa di donazioni precedentemente compiute dal defunto, mira a conseguire una pronuncia con cui il Giudice dichiari l’inefficacia relativa della disposizione impugnata o dell’atto di donazione. 
La lesione della quota di legittima non incide sulla validità del testamento, il quale è comunque perfettamente valido e trova piena applicazione qualora gli eredi necessari rinuncino a far valere i loro diritti o manchino di farli valere entro il termine prescrizionale di dieci anni (articolo 2946 del codice civile).
COME SI FA
Per stabilire se nell'esercizio della libertà di disporre dei propri beni il defunto abbia, con donazioni effettuate in vita ovvero con disposizioni testamentarie, leso i diritti spettanti a qualcuno degli eredi necessari occorre innanzitutto calcolare l’entità del patrimonio al momento dell’apertura della successione. Si tratta di un’operazione meramente contabile, definita “riunione fittizia”, regolata dall'articolo 556 del codice civile.
Nel computo va incluso il valore dei beni che appartenevano al defunto al tempo dell’apertura della successione e vanno detratti i debiti. Si aggiunge poi al risultato il valore dei beni di cui il testatore abbia eventualmente disposto in vita a titolo di donazione. Per espresso rinvio della norma, tale valore viene determinato in base ai criteri stabiliti dagli articoli da 747 a 750, cioè dalle disposizioni in materia di collazione.
Giova qui richiamare l’attenzione sul fatto che la riunione fittizia richiama la disciplina della collazione ai soli fini di determinazione del valore dei beni oggetto di donazione, ma che i due istituti hanno struttura e funzioni distinte.
La riunione fittizia opera su un piano puramente contabile e ha la funzione di accertare se il defunto, donando in vita i propri beni, abbia pregiudicato i diritti degli eredi necessari. La collazione opera strumentalmente alla divisione ereditaria, consentendo di imputare al patrimonio del defunto le donazioni di cui il coniuge, i figli legittimi, naturali e loro discendenti legittimi e naturali abbiano goduto (secondo l’articolo 737 del codice civile). 
Sul valore totale ottenuto in seguito di riunione fittizia si calcola la quota di cui il testatore poteva disporre, in base alle norme degli articoli da 537 a 544 e quindi, correlativamente, la quota di riserva. 
Qualora risulti che il testatore abbia leso la quota di riserva, ciascun erede necessario può ricorrere ad uno specifico rimedio predisposto dall'ordinamento, denominato “azione di riduzione”. Si tratta di un’azione che deve essere proposta al giudice, al fine di ottenere una pronuncia di inefficacia della disposizione impugnata, sia essa una disposizione testamentaria o una donazione, eccedente la quota di cui il testatore poteva disporre. Il legittimario deve agire in primo luogo per la riduzione delle quote spettanti ad eredi e legati; se ciò non è sufficiente potrà agire per la riduzione delle donazioni (secondo quanto disposto dall'articolo 555, comma 2). 
Se il Giudice accoglie la domanda di riduzione accerta il diritto dell’erede necessario, nonché la lesione della quota di riserva. Dichiara quindi l’inefficacia relativa della disposizione impugnata concernente il bene immobile cui consegue, quale effetto costitutivo della pronuncia giudiziale, l’obbligo per il beneficiario di restituire tale bene (articolo 560). Il bene va restituito libero da ogni peso o ipoteca di cui il beneficiario o il donatario lo abbia gravato (articolo 561). 
Qualora poi il bene oggetto di donazione lesiva della quota legittima sia stato alienato dal donatario ad un terzo, l’erede necessario che abbia agito con successo per la riduzione dovrà prima escutere i beni del donatario. In caso di esito infruttuoso l’erede necessario potrà chiedere la restituzione dell’immobile direttamente al terzo (articolo 563).
CHI
Sono previsti dal codice civile come eredi necessari il coniuge, i figli legittimi (ai quali sono equiparati i legittimati e gli adottivi) i figli naturali (riconosciuti o dichiarati giudizialmente), gli ascendenti legittimi (articolo 536). 
In concreto all'apertura della successione può verificarsi la presenza di un solo erede necessario del defunto, appartenente ad una delle categorie sopra menzionate, ovvero il concorso di una pluralità di eredi necessari appartenenti ad un’unica o a diverse categorie. Il codice prende in considerazione le diverse possibili ipotesi, stabilendo, per ciascuna di esse, un diverso criterio di determinazione dell’ammontare della quota totale della legittima, nonché uno specifico criterio di ripartizione di detta quota fra gli eredi necessari concorrenti. Di seguito l’elenco completo: 
  1. il defunto lascia un figlio solo, legittimo o naturale (articolo 537, comma 1): a questi è riservata la metà del patrimonio; 
  2. il defunto lascia più figli (articolo 537, comma 2): a loro è riservata la quota di due terzi del patrimonio, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli, legittimi e naturali; 
  3. il defunto lascia solo ascendenti legittimi (articolo 538): a favore di questi è riservato un terzo del patrimonio; 
  4. il defunto lascia ascendenti legittimi e coniuge (articolo 544): se gli ascendenti legittimi concorrono con il coniuge superstite, a quest’ultimo è riservata la metà del patrimonio e agli ascendenti un quarto; 
  5. il defunto lascia solo il coniuge (articolo 540, comma 1): è riconosciuta al coniuge una quota di legittima pari a metà del patrimonio; 
  6. il defunto lascia il coniuge e uno o più figli (articolo 540 e articolo 542): se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio legittimo o naturale, a quest’ultimo è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo è riservato al coniuge. Qualora i figli, legittimi o naturali, siano più di uno, ad essi è riservata la metà del patrimonio e al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto (articolo 542). Anche qualora il coniuge concorra con i figli o altri chiamati, gli è riconosciuto il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comune.
FAQ

A quanto ammonta la quota di riserva?

Quando manca il coniuge la quota di riserva a favore dei figli legittimi è di metà del patrimonio se il genitore lascia un solo figlio; di due terzi se i figli sono di più. 
La riserva a favore degli ascendenti opera soltanto se il defunto non lascia figli: in tal caso è di un terzo. Si riduce ad un quarto qualora con gli ascendenti concorra il coniuge. 
In presenza del coniuge e un figlio a ciascuno di essi spetta un terzo dell’eredità, mentre il residuo terzo è liberamente disponibile. In presenza di coniuge e due o più figli, al coniuge spetta un quarto, ai figli complessivamente la metà e il residuo quarto è liberamente disponibile. In presenza di coniuge e ascendenti, al coniuge spetta la metà del patrimonio, agli ascendenti un quarto e il residuo è liberamente disponibile. 
Al coniuge è comunque riservato il diritto di abitazione nella casa adibita a residenza familiare di uso sui mobili che la corredano, qualora di proprietà del defunto o comuni.

I figli naturali sono equiparati ai figli legittimi ai fini del riconoscimento della qualità di eredi necessari?

In seguito alla riforma del diritto di famiglia, i figli legittimi e i figli naturali sono perfettamente equiparati rispetto alla successione del comune genitore. Tuttavia i primi possono soddisfare in danaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai secondi, purché questi ultimi non vi si oppongano. In caso di opposizione, decide il Giudice sulla base di una valutazione delle circostanze personali e patrimoniali (articolo 537, codice civile).

Il coniuge separato mantiene la propria qualità di erede necessario?

I diritti garantiti agli eredi necessari sono assicurati anche al coniuge separato cui non sia stata addebitata la responsabilità del fallimento familiare. Per il coniuge cui sia stata addebitata la separazione è previsto il diritto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione egli godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto (articolo 548 codice civile).

La disposizione del codice civile che riservano al coniuge i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili trovano applicazione anche nel caso di successione legittima?

La norma di cui all’articolo 540 del codice civile, coerentemente con la sua disposizione sistematica, costituisce una garanzia a favore del coniuge avverso lesioni della quota di riserva determinate da disposizioni testamentarie ovvero da donazioni effettuate in vita dal defunto. Se ne deve pertanto escludere l’applicabilità alle ipotesi di successioni secondo legge, salvo le ipotesi di atti dispositivi in vita a carattere di donazione.

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