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Divisione ereditaria

Ordine degli Avvocati di Milano

Argomento:

Successioni

Aggiornato al 11/10/2011

CHE COS'È
La divisione ereditaria costituisce lo strumento di scioglimento della comunione ereditaria. 
Quest’ultima, differentemente dalla comunione ordinaria disciplinata nel libro III del codice civile, ha per oggetto non un singolo bene, ma l’intero patrimonio del defunto costituito da diritti su beni e da crediti, al netto dei debiti che lo gravano. 
Alla divisione ereditaria il codice civile dedica l’intero titolo IV del libro secondo (articoli 713 e seguenti), che contiene la disciplina delle successioni per causa di morte. 
Attraverso il procedimento di divisione ereditaria si passa dalla cointestazione pro quota per ognuno dei partecipanti alla comunione ereditaria, all'intestazione esclusiva di singoli diritti in capo a ciascun erede, proporzionalmente al valore della quota a lui spettante nello stato di indivisione. 
Le porzioni spettanti a ciascun erede devono essere formate, previa stima dei beni, comprendendo una quantità di mobili, immobili e crediti di eguale natura e qualità (articolo 727 del codice civile). Nell'ipotesi in cui siano presenti nell’eredità immobili non comodamente divisibili, essi dovranno essere compresi per intero nella porzione del coerede titolare della quota maggiore, oppure nella porzione di più coeredi, quando essi abbiano chiesto congiuntamente l’attribuzione. Solo in subordine, qualora ciò non sia possibile, si procede alla vendita dell’immobile (articolo 720 del codice civile). 
Nel caso in cui i coeredi siano i figli legittimi e naturali del defunto (ivi compresi i loro discendenti legittimi e naturali) e il coniuge, tali soggetti sono tenuti ad operare la collazione (articoli 737 e seguenti del codice civile). La collazione consiste nell'imputazione al complesso dei beni ereditari delle donazioni che i figli e il coniuge abbiano ricevuto dal defunto in modo da ricomprendere nelle quote dei singoli eredi non solo quanto rimasto al momento della morte, ma anche quanto donato dal dante causa in vita. La ragione di questo istituto è data dalla presunzione che le liberalità elargite dal defunto siano state una anticipazione sulla futura successione. Esse debbono perciò essere riconsiderate in sede di successione al fine di evitare disparità di trattamento tra eredi che abbiano già ricevuto dal defunto, quando questi era ancora in vita, ed eredi che non abbiano ricevuto nulla. Come anticipato, tale presunzione opera solo per il coniuge e per i discendenti, non per altri eredi. 
La divisione ereditaria ha effetto retroattivo: ciascun condividente si considera unico e immediato successore nei beni costituenti la sua quota, dall'apertura della successione (articolo 757 del codice civile). I beni assegnati al condividente, in altri termini, si considerano pervenuti direttamente per causa di morte e non in forza di divisione, sia essa convenzionale o giudiziale.

Avv. Giuseppe Pellegrino
Ordine degli Avvocati di Milano
Avvocato Giuseppe Pellegrino
COME SI FA
La divisione ereditaria annovera tre modalità: contrattuale, giudiziale o per testamento
Nel caso di divisione contrattuale, essa consegue all'accordo dei coeredi. Per tale accordo quando abbia ad oggetto beni immobili è prevista la forma scritta ad substantiam (articolo 1350, n. 11 del codice civile) e la trascrizione nei registri immobiliari (articolo 2646 del codice civile). 
Ciascuno dei coeredi può promuovere il giudizio di divisione dell’eredità. A tale giudizio sono chiamati a partecipare tutti i condividenti. Il Giudice pronuncia, in primo luogo, sul diritto a domandare la divisione (articolo 785 del codice di procedura civile). Se non sorgono contestazioni in merito alla sussistenza di tale diritto, il Giudice dispone la divisione. Provvede altresì alla predisposizione di un progetto di divisione che sarà oggetto di discussione in udienza. Anche in questo caso se non sorgono contestazioni il progetto viene dichiarato esecutivo (articolo 789 del codice di procedura civile). Tanto nella prima quanto nella seconda fase del giudizio di divisione qualora sorgano contestazioni sarà necessario definire tali questioni con sentenza. 
Speciali tutele sono garantite in favore dei creditori individuali dei singoli comunisti mediante il riconoscimento di una legittimazione straordinaria ad intervenire nel procedimento di divisione (articolo 1113 del codice civile) e non a caso le norme sul procedimento di divisione stabiliscono che le domande di divisione ereditaria devono proporsi in confronto, non solo di tutti gli eredi, ma anche dei creditori opponenti (articolo 784 del codice di procedura civile). Tali creditori saranno poi chiamati a partecipare all'udienza di discussione del progetto di divisione (articolo 789 del codice di procedura civile). Nella divisione che ha oggetto beni immobili, stante il regime delle trascrizioni nei registri immobiliari, l’opposizione deve essere trascritta prima della trascrizione della domanda di divisione. La facoltà di intervento riconosciuta al creditore si giustifica poiché il giudizio di divisione comporta una serie di valutazioni concernenti la sua potenziale idoneità a pregiudicare il patrimonio del condividente e conseguentemente del creditore. 
Ogni testatore ha infine facoltà di dettare disposizioni per la formazione delle porzioni e di dividere nel testamento i suoi beni tra i coeredi, comprendendo nella divisione anche la parte non disponibile (articolo 738 del codice civile).
CHI
Ogni coerede può domandare la divisione ereditaria in ogni momento. Eventuali deroghe possono interessare solo il momento a decorrere dal quale è possibile presentare istanza, poiché attraverso un patto tra loro i partecipanti alla comunione, ovvero il testatore qualora alcuni degli eredi siano minorenni, possono disporre che l’eredità resti indivisa: fino a dieci anni, nel primo caso (articolo 1111 del codice civile), ovvero fino ad un anno dopo il compimento della maggiore età dell’ultimo nato (articolo 713, comma 2 del codice civile).
FAQ

Che tutela è riconosciuta a coloro che abbiano acquistato diritti su un immobile facente parte della comunione?

A norma dell’articolo 1113 del codice civile, coloro che abbiano acquistato diritti sull’immobile in virtù di atti soggetti a trascrizione e trascritti prima della trascrizione dell’atto di divisione (se si tratta di divisione per contratto) ovvero della domanda di divisione giudiziale sono chiamati ad intervenire nella divisione affinché questa abbia effetto nei loro confronti. Coerentemente, l’articolo 2646 del codice civile dispone che debbano essere iscritte le divisioni aventi ad oggetto beni immobili come pure, tra gli altri, i provvedimenti di attribuzione di quote tra condividenti.

Il coerede può alienare la propria quota ad un soggetto estraneo alla comunione?

Il coerede può alienare ad un estraneo la propria quota o parte di essa (articolo 732 del codice civile). Deve però notificare la proposta di alienazione, con l’indicazione del prezzo correlativo, agli altri coeredi, i quali sono titolari di un diritto di prelazione. Questo diritto deve essere esercitato entro due mesi dall’ultima delle notificazioni. In mancanza di notificazione i coeredi hanno diritto di riscattare la quota dall’acquirente e dai suoi successivi aventi causa.


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