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Poteri dell’erede

del 17/08/2017
CHE COS'È?

Poteri dell’erede: definizione

poteri dell'erede sono disciplinati dall'articolo 460 del Codice Civile, secondo il quale il soggetto che viene chiamato all'eredità può esercitare senza bisogno di apprensione materiale le azioni possessorie a tutela dei beni ereditari. Non solo: l'erede può anche compiere atti di amministrazione temporanea, di vigilanza e conservativi, a meno che sia stato nominato un curatore dell'eredità. L'erede, infine, può chiedere all'autorità giudiziaria l'autorizzazione a vendere i beni che richiederebbero un dispendio grave per la loro conservazione o che non possono essere conservati.


COME SI FA

Come si esercitano i poteri dell'erede?

La dottrina prevalente porta a prendere in considerazione il libero esercizio di tutti i poteri di disposizione dei beni dell'asse ereditario da parte dell'erede. Quest'ultimo per legge non ha a che fare con limitazioni di alcun genere una volta che ha accettato l'eredità e, di conseguenza, è il legittimo possessore e proprietario di ciò che gli è stato lasciato. La questione, in ogni caso, è molto delicata, dal momento che si corre il rischio di risultati contraddittori dovuti alla legittimazione a compiere atti di amministrazione dei beni dell'asse. Il problema non viene risolto attribuendo all'erede il possesso di diritto e il potere di disposizione e concedendo il potere di amministrazione all'esecutore chiamato a eseguire, con il tramite del possesso di fatto dei beni, i voleri del defunto. Il concorso, in realtà, non dovrebbe porsi, nel senso che i beni di proprietà dell'erede non possono essere gestiti dall'esecutore. 


CHI

Un avvocato specializzato in successioni ed eredità.


FAQ

1. Qual è la ratio legis?

La norma ha lo scopo di impedire che i beni ereditati diventino in maniera indebita di proprietà di terzi nel periodo che va tra la delazione dell'eredità e il momento in cui il chiamato l'accetta.

2. Chi è l'erede?

L'erede, secondo il diritto civile, è il soggetto che è chiamato a succedere in una quota dei beni o nella loro universalità. La sua figura è diversa rispetto a quella del legatario, che è presente solo in un rapporto giuridico specifico che deve essere stato indicato in maniera esplicita dalla legge o dal de cuius. Secondo l'articolo 588 del Codice Civile, l'indicazione di un complesso di beni o di determinati beni non comporta che la disposizione non abbia titolo universale se il de cuius era intenzionato ad assegnare i beni in questione come quota del patrimonio. La qualità di erede viene acquistata al momento dell'accettazione e non può più essere dismessa (semel heres, semper heres, si dice): prima che l'accettazione si verifichi, il soggetto non è erede ma chiamato all'eredità. All'apertura della successione, l'accettazione retroagisce.

3. Come si risolve il conflitto tra l'erede e l'esecutore?

L'esecutore può agire tenendo conto del volere del de cuius, e quindi arrivando anche ad alienare i beni ereditari dopo aver ottenuto un'autorizzazione giudiziale; l'erede, dal canto suo, può disporre del lascito come meglio crede, per esempio donando i beni di cui è entrato in possesso, permutandoli o vendendoli, anche mentre l'esecutore espleta il proprio ufficio.

4. Che cosa succede nel caso in cui l'erede accetti i beni che gli sono stati lasciati con beneficio di inventario?

A prevalere è la modalità di liquidazione e di amministrazione propria del beneficio di inventario, sia quando è la legge a imporla - per esempio se sono coinvolte persone giuridiche senza scopo di lucro o persone incapaci - sia quando è il chiamato a scegliere l'accettazione beneficiata. 
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