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Invenzioni industriali

del 24/05/2012
CHE COS'È?

Invenzioni industriali: definizione

Il Codice della Proprietà Industriale (d’ora in poi, CPI) in vigore in Italia dal 2005 statuisce all’articolo 1 che, nella espressione “proprietà industriale” si intendono ricompresi “marchi ed altri segni distintivi, indicazioni geografiche, denominazioni di origine, disegni e modelli, invenzioni, modelli di utilità, topografie dei prodotti a semi conduttori, informazioni aziendali riservate e nuove varietà vegetali.” 
Poco oltre, si afferma come “sono oggetto di brevettazione le invenzioni, i modelli di utilità, le nuove varietà vegetali.” Sempre il CPI all’articolo 45 precisa come “possono costituire oggetto di brevetto per invenzione le invenzioni nuove che implicano un’attività inventiva e sono atte ad avere un’applicazione industriale.” Ecco dunque che si tratteggiano i requisiti necessari per accedere alla brevettazione di un trovato: la novità (articolo 46-47 CPI), l’attività inventiva (articolo 48 CPI), l’industrialità (articolo 49 CPI). 
A questi requisiti andranno ulteriormente affiancati e valutati, ai fini della corretta brevettabilità, la liceità (articolo 50CPI) e la sufficiente descrizione, come indicata nella stessa domanda di brevetto (articolo 51CPI).
Procedendo per grandi passi, diremo che le invenzioni industriali, ai fini che qui interessano, altro non sono che ciò che comunemente viene indicato come brevetto, con una sovrapposizione totale tra il bene oggetto di tutela ed il titolo che detta tutela assicura. Più nello specifico, l’invenzione coperta da brevetto è individuata in senso negativo rispetto al contesto in cui va a collocarsi: il titolo brevettuale consiste infatti in una privativa, atta ad escludere i terzi dallo sfruttamento dell’invenzione brevettata.
Pertanto, è esattamente nella sua natura costitutiva di titolo atto a negare a terzi il pari utilizzo che deve essere inquadrata la presente descrizione introduttiva all’argomento, argomento che qui potrà evidentemente solo essere abbozzato. Diremo solo come risulti evidente come la modalità di tutela approntata per le invenzioni industriali sia diametralmente opposta alla tutela offerta dall’ordinamento alle opere di contenuto artistico creativo: queste ultime, infatti, sono tutelate in modo automatico dal momento della loro venuta ad esistenza, ed il riconoscimento del diritto d’autore nasce contestualmente all’opera.
Calando dunque le invenzioni industriali nel mercato, arena reale e virtuale allo stesso tempo di ogni “trovato” degno di protezione, diremo dunque come una prima distinzione importante vada fatta a seconda che oggetto del brevetto sia un prodotto oppure un procedimento.
Nel primo caso il brevetto conferisce al titolare il diritto di vietare ai terzi di produrre, usare, mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto in questione; nel secondo caso gli conferisce il diritto di vietare ai terzi di applicare il procedimento, nonché di usare, mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto direttamente ottenuto con il procedimento in questione.

COME SI FA
Si comprenderà dunque che il decidere cosa e come brevettare sia scelta decisiva per ogni realtà imprenditoriale degna di questo nome, non importa di quali dimensioni, che voglia raccogliere le sfide che il nuovo secolo continuamente propone.
E’ evidente come per assicurarsi un’adeguata tutela non basti recarsi all’Ufficio Brevetti (italiano o straniero o europeo che sia) e compilare i moduli offerti: la redazione della domanda di brevetto ed in particolare delle rivendicazioni (claims), è infatti attività di prioritaria importanza, dove atteggiamenti superficiali e approcci non competenti possono portare non solo alla perdita di mercati potenziali ma anche ad una drastica riduzione di competitività sui mercati già acquisiti, con rischi enormi per la stessa sopravvivenza dell’impresa.

CHI
A livello macro, diremo qui solo come gli Stati che hanno saputo porsi in posizioni decisive nello scacchiere internazionale, sono gli stessi Stati che hanno compreso come il proprio potere sul mercato globale derivi anche dal progresso tecnologico che sono in grado di realizzare al proprio interno. Dall’accettazione di questa realtà discende (o dovrebbe discendere) la consapevolezza dell'importanza di stimolare un continuativo sviluppo del sistema scientifico e tecnologico, che possa uscire dalle aule accademiche per incontrare l'area di lavoro delle imprese, al fine di trarne reciproco vantaggio.
Correlativamente, ma non è questa la sede per trattarne gli specifici aspetti, discende la necessità di avere certezza sul sistema di governance applicabile alla nuova forma di collaborazione tra istituzioni pubbliche ed imprese private, nei limiti imposti dalla Legge e nel rispetto dei rispettivi fini istituzionali ed imprenditoriali. 
Tornando alle invenzioni industriali strictu sensu d’impresa, si ritiene come solo dalla interrelazione dinamica di questi “trovati” con il loro sfruttamento commerciale, possa scaturire vera innovazione tecnologica. Come recita il rapporto OCSE 2004, “le attività collegate alle innovazioni tecnologiche di prodotto e di processo riguardano ogni sforzo di natura scientifica, tecnologica, organizzativa, finanziaria e commerciale per realizzare o rendere disponibili sul mercato delle versioni caratterizzate da un miglioramento funzionale considerevole o contenuto rispetto alle versioni precedenti, o a soluzioni alternative dirette alla soluzione dei medesimi problemi/soddisfazione dei medesimi bisogni.” 
La coniugazione di buone idee coperte da brevetto unite all’oculato sfruttamento commerciale dello stesso brevetto, per il tramite di buoni contratti di licenza, porta a creare valore dentro e fuori l’attività d’impresa, contribuendo così alla crescita della produttività interna e creando all’esterno un circolo virtuoso di conoscenza e di cosiddetto vantaggio competitivo.

FAQ

Se brevetto la mia invenzione in Italia, la protezione vale anche all’estero?

Il brevetto per invenzione industriale - salvo alcune eccezioni - permette di ottenere una tutela nella maggior parte dei Paesi del mondo, dove si estenderà il brevetto concesso, seguendo scelte strategiche di mercato, con una copertura di 20 anni a partire dalla data del deposito della domanda.

Cosa posso fare se, nel corso della procedura di esame della domanda di brevetto, un concorrente esce sul mercato con la mia invenzione industriale?

La tutela è assicurata dal deposito della domanda di brevetto: seguono una serie di fasi di carattere amministrativo che possono durare anche 4-5 anni, prima del rilascio del brevetto vero e proprio. L’Ufficio Italiano Brevetti effettua una verifica di tipo formale, senza effettuare una verifica quanto ai requisiti di novità e di originalità della domanda, a differenza di quanto avviene nella maggior parte dei Paesi esteri.

L’invenzione del dipendente a chi appartiene?

Recita l’articolo 64 CPI: “Quando l’invenzione industriale è fatta nell’esecuzione o nell’adempimento di un contratto o di un rapporto di lavoro o d’impiego, in cui l’attività inventiva è prevista come oggetto del contratto o del rapporto e a tale scopo retribuita, i diritti spettanti dall’invenzione stessa appartengono al datore di lavoro, salvo il diritto dell’inventore di esserne riconosciuto autore”. Il secondo comma dello stesso articolo precisa che, in caso l’attività inventiva non sia parte dell’accordo, fermo il resto, all’inventore spetterà anche un “equo premio per la determinazione del quale si terrà conto dell’importanza della protezione conferita all’invenzione dal brevetto, delle mansioni svolte e dalla retribuzione percepita dall’inventore, nonché del contributo che questi ha ricevuto dall’organizzazione del datore di lavoro”.

Cosa fare in caso di contraffazione?

Il titolare di brevetto ha il diritto esclusivo di realizzare, usare e commercializzare l’invenzione brevettata, dunque ha anche il diritto di agire contro chiunque realizzi/utilizzi/commerci l’invenzione brevettata su tutto il territorio coperto dal proprio titolo brevettuale.Spesso la tutela si appronta con richiesta di provvedimenti d’urgenza, quali la descrizione giudiziaria, il sequestro, l’inibitoria. Altro strumento utile è anche quello incentrato sulla difesa dalla concorrenza sleale tra imprese.

Si può brevettare il software?

Fermo restando che il software è tutelato come opera letteraria secondo la normativa sul diritto d’autore, anche alla luce delle direttive comunitarie, l’argomento ad oggi è sempre oggetto di ampio dibattito quanto alla modalità di tutela, visto anche l’articolo 45 CPI ed alla luce degli ampi risvolti economici uniti alla relativa facilità di copia.La posizione più interessante prevede la tutela del software nel duplice aspetto della sua natura, strumentale e descrittiva: quella strumentale, legata alla struttura del programma, si ritiene possa essere tutelata con brevetto, essendo pertinente al concetto di base del programma; quella descrittiva, legata alla forma espressiva scelta, potrà essere tutelata dalla legge sul diritto d’autore. Non dimentichiamo come anche il diritto d’autore, e dunque anche la parte descrittiva del software, possa essere tutelato anche attraverso la verifica del rispetto della normativa sulla leale concorrenza commerciale.
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