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Abusivismo dei promotori finanziari

del 08/09/2011
CHE COS'È?

Abusivismo dei promotori finanziari: definizione

L’abusivismo finanziario è la fattispecie di reato prevista dall’articolo 132 Testo Unico Bancario, che si configura ogniqualvolta un soggetto privo di abilitazione eserciti l’attività di servizi di investimento o di gestione collettiva del risparmio ed altresì offrendo fuori sede ovvero offrendo promozione o collocamento, mediante tecniche di comunicazione a distanza, di strumenti finanziari o servizi di investimento.
Qualora la condotta abusiva riguardi lo svolgimento di servizi di investimento o l’attività di gestione collettiva del risparmio, legittimata alla denunzia è la Consob.
Il legislatore italiano, uniformandosi alla normativa europea, oltre a punire la condotta scorretta dell’intermediatore, si è preoccupato altresì di tutelare i consumatori e piccoli investitori con una normativa che prevede la solidale responsabilità delle banche per le indebite appropriazioni dei propri promotori finanziari; in particolare, da ultimo, l'articolo 31 del decreto legislativo n. 58/98 stabilisce che la banca e/o l'Ente proprietario della SIM (Società di Intermediazione Mobiliare) è solidalmente responsabile "per gli eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidati ai promotori finanziari anche se tali danni siano conseguenti a responsabilità accertata in sede penale”. Non solo ma la più recente giurisprudenza delle corti di merito nonché della Cassazione si è sempre più orientata a favore della tutela del risparmiatore-investitore, contro gli abusi degli intermediatori finanziari, nonché la solidale responsabilità degli Enti riconoscendone la responsabilità, e quindi l’obbligo a risarcire i risparmiatori raggirati, anche quando questi non si sono attenuti alle modalità di versamento del denaro necessario per l’acquisto dei titoli secondo le modalità stabilite dalla banca e/o dall’intermediario (SIM); ad esempio è stato riconosciuto influente ai fini dell’accertamento della responsabilità della banca, il fatto che la somma dovesse risultare bonificata e non consegnata in contanti o con assegni intestati al promotore. Ciò perché la Suprema Corte e così molte Corti di merito, ritengono predominante in questa materia la tutela del rapposto fiduciario che grazie al “buon nome della banca” il promotore riesce ad allacciare con il risparmiatore; di conseguenza vi sono precisi obblighi di controllo da parte della banca e/o dell’intermediario finalizzati ad evitare “all’origine” il danno per il risparmiatore.
Le ragioni della normativa sulla tutela del risparmiatore sono evidenti: il promotore finanziario è il soggetto al quale l'ordinamento giuridico riserva in via esclusiva lo svolgimento dell'attività professionale di offerta fuori sede di strumenti finanziari e servizi di investimento, e proprio in considerazione di tale posizione dominante il legislatore si è preoccupato di tutelare il risparmiatore attraverso l'introduzione di norme rigorose volte a garantire la trasparenza ed affidabilità in ogni fase dell'investimento.
Il reato di abusivismo finanziario molto spesso è correlato con altre fattispecie di reato tra cui l’appropriazione indebita e quasi sempre con quello di truffa.

Avv. Antonio Lamarucciola
Ordine degli Avvocati di Como
Studio Legale Associato Lamarucciola - Gualano

COME SI FA
La maggior parte dei casi di abusivismo finanziario riguarda soggetti che spesso hanno l’abilitazione specifica per l'attività di promotore, mentre sono una minoranza i casi di soggetti privi di qualsiasi abilitazione ma che ne millantano il possesso. I casi in cui spesso accadono situazioni di abusivismo vedono alla base una rapporto di conoscenza e molto spesso di fiducia tra il “promotore” e l’investitore.
Quando c'è una conoscenza diretta o magari un rapporto fiduciario consolidato da anni (sia pure in ambiti differenti), il cliente tende a fidarsi del promotore, affidandogli somme di denaro per investimenti che mai saranno effettuati. Di fatto il passaggio da una situazione lecita a una illecita può avvenire in maniera repentina, lasciando scarsi margini di valutazione al cliente ignaro.
Prescindendo in questa analisi da quella particolare fattispecie di responsabilità degli intermediari derivante dal fatto illecito dei promotori finanziari, si può quindi concludere che il comportamento dell’intermediario è idoneo a determinare una responsabilità di tipo precontrattuale o contrattuale, a seconda che la violazione delle norme di legge o di regolamento intervenga nella fase anteriore alla stipulazione del contratto o nella fase esecutiva del rapporto. Non è da escludere a priori, infatti, che il comportamento dell’intermediario presenti il duplice carattere di inadempimento e di fatto illecito. Ciò si verifica, in particolare, qualora il comportamento dell’intermediario sia doloso e/o quando integri una fattispecie delittuosa. Ne consegue che l’inadempimento contrattuale dell’intermediario che coincide con fattispecie penali, quali l’abusivismo, la gestione infedele, la confusione di patrimoni, potrebbe integrare gli estremi della responsabilità aquiliana, attribuendo al risparmiatore la facoltà di agire ex delicto, qualora non risulti indifferente allo stesso di agire in via contrattuale.

CHI
La figura professionale a cui fare riferimento per tentare di ottenere il risarcimento del danno per aver subito le conseguenze di fatti inquadrabili come abusivismo di promotori è sicuramente l’avvocato.

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