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Responsabilità équipe medica

del 10/06/2011
CHE COS'È?

Responsabilità équipe medica: definizione

Viene definita attività medico-chirurgica d’équipe quella caratterizzata dalla partecipazione e dalla collaborazione di più medici e sanitari, che interagiscono tra loro nell'esecuzione di un intervento o nell'applicazione di una terapia medica. Si fa riferimento non soltanto alle ipotesi di intervento congiunto di più medici in favore di un solo paziente, ma anche a quelle in cui l’eventuale intervento terapeutico avvenga in tempi diversi, da parte di più medici, ognuno dei quali con specifici compiti.
In materia sono sorte nel tempo importanti problematiche di natura giurisprudenziale, soprattutto al fine di stabilire, nel caso di esito infausto del trattamento sanitario, se e in che limiti il singolo medico possa rispondere dei comportamenti colposi riferibili ad altri componenti dell'équipe e, dunque, fino a che punto si estendano i suoi obblighi di diligenza, perizia e prudenza laddove si trovi ad operare unitamente ad altri soggetti. 

Avv. Stefania Spinelli
Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio
Albè & Associati Studio Legale

COME SI FA
La questione è stata risolta in dottrina e dalla giurisprudenza applicando il cosiddetto principio dell’affidamento, in base al quale ogni soggetto non dovrà ritenersi obbligato ad adeguare il proprio comportamento in funzione del rischio di eventuali condotte colpose altrui, potendo fare affidamento, appunto, sul fatto che gli altri soggetti agiscano nell'osservanza delle regole di diligenza proprie.
Tale soluzione si fonda sul principio di auto-responsabilità, per cui ciascuno è tenuto a rispondere solo del proprio operato, che dovrà naturalmente essere improntato al rispetto delle regole di diligenza, prudenza e perizia, senza che il singolo componente dell’équipe debba essere gravato dell'obbligo di sorvegliare altresì l'operato altrui.
Nel campo dell’attività medica d’équipe, tuttavia, il principio dell’affidamento trova alcuni precisi limiti, che sono stati così individuati:
  • da un lato, nella posizione apicale e gerarchicamente sovra-ordinata di un sanitario (il cosiddetto capo équipe), in capo al quale sussiste, proprio in ragione della anzidetta posizione apicale, un dovere di sorveglianza sull'operato dei suoi collaboratori, che va ad aggiungersi al generale dovere di osservanza delle regole di diligenza proprie; 
  • dall'altro, nella sussistenza un determinato stato di fatto tale da annullare l’aspettativa di una condotta altrui corrispondente ai doveri di diligenza, prudenza e perizia, come nei casi in cui, a causa dell’altrui comportamento colposo, sia già in atto una situazione pericolosa per un paziente, oppure vi sia ragionevole motivo di credere che essa possa realizzarsi (determinato, ad esempio, dalle condizioni di salute non buone di un collega, dalla sua giovane età, inesperienza o distrazione). 
In tali casi, ogni sanitario sarà tenuto non solo ad espletare le proprie mansioni specifiche con diligenza e perizia, ma anche ad impedire e vanificare l’altrui condotta contraria alle leges artis proprie, con la conseguenza che l’eventuale inefficace o inesatto adempimento di tali doveri potrà determinare a suo carico un’ipotesi di responsabilità civile e penale per le lesioni sopravvenute.
Ciò significa che ogni sanitario non può esimersi dal conoscere e valutare l’attività svolta da un altro collega, sia pure specialista in altra disciplina, e dal controllarne la correttezza, ponendo rimedio o adoperandosi affinché venga posto rimedio a errori altrui, purché i medesimi, come stabilito dalla giurisprudenza, siano evidenti (e non settoriali) e, quindi, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle conoscenze scientifiche del professionista medio.
In queste ipotesi, la responsabilità di ciascuno per il mancato o l’inesatto controllo potrà, quindi, sussistere solamente allorquando il comportamento colposo del compartecipe sia dovuto alla mancata osservanza delle regole di condotta generiche, e non specialistiche, pertinenti cioè alle conoscenze professionali di ciascun medico in quanto tale e rese evidenziabili dalle specifiche circostanze del caso concreto.

CHI
Il paziente che agisce in giudizio deducendo l'inesatto adempimento dell'obbligazione sanitaria deve allegare l'inadempimento dei professionisti che hanno composto l’équipe, che consiste nell'aggravamento della propria situazione patologica o nell'insorgenza di nuove patologie per effetto dell'intervento e/o della terapia medica, restando a carico dei sanitari la prova dell'assenza di colpa, cioè che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che gli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile. Si segnala che anche la struttura sanitaria risponde, secondo giurisprudenza costante, del comportamento dei propri ausiliari, a prescindere dal fatto che i medesimi siano inquadrati come lavoratori dipendenti o meno, purché siano inseriti nell'organizzazione della stessa. Eventuali richieste risarcitorie dovranno, quindi, essere inoltrate sia nei confronti dei componenti dell’équipe medica sia nei confronti della struttura sanitaria. Per la valutazione del caso concreto, è comunque consigliabile, anche in considerazione della complessità e delicatezza della materia, rivolgersi ad un legale specializzato.

FAQ

Quali sono le conseguenze derivanti dallo scioglimento anticipato dell’équipe medica?

E’ stata affermata la responsabilità del soggetto che si allontani senza giustificato motivo in un intervento ad alto rischio, facendo quindi venir meno quel contributo di conoscenze professionali che possono salvaguardare l’incolumità del paziente in presenza di errori altrui. Tuttavia, se lo scioglimento dell’équipe avviene in una fase in cui l’intervento può ritenersi, se non concluso, solo da definire con adempimenti della massima semplicità, a conclusione di un’operazione chirurgica perfettamente riuscita, ed essendo il sanitario che si allontana giustificato da altre attività mediche più urgenti, viene esclusa la colpa del medico per negligenza e, di conseguenza, l’incidenza causale sull'evento.

A quali obblighi è tenuto il primario di una struttura ospedaliera?

La Cassazione ha affermato in diverse occasioni un generico obbligo di garanzia nei confronti dei pazienti in capo al primario, il quale deve quindi ritenersi responsabile per gli eventi lesivi determinati dalle condotte colpose poste in essere dai componenti del suo reparto. A questo proposito, si rinvengono nella prassi giurisprudenziale numerose affermazioni di responsabilità del primario per omesso o inadeguato esercizio dell’obbligo di direzione e controllo dell’operato dei suoi sottoposti.

Può legittimamente affermarsi la responsabilità dello specializzando che partecipa al trattamento eseguito in équipe?

Sì, purché lo specializzando sia in possesso di un patrimonio di conoscenze medico specialistiche tali da consentirgli di poter valutare come non appropriate le scelte diagnostiche e terapeutiche intraprese dal suo superiore.
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