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Responsabilità medica: prescrizione


Aggiornato al 10/06/2011

CHE COS'È
Quando si parla di prescrizione ci si riferisce, per lo più, alla prescrizione estintiva, la quale consiste nell'estinzione di un diritto soggettivo per effetto dell’inerzia del suo titolare che non lo esercita o non ne usa per il tempo determinato dalla legge (normalmente dieci anni). L'istituto trova la propria ragion d'essere nelle esigenze di certezza del diritto: se il titolare di un diritto non lo esercita per un periodo prolungato di tempo, l'ordinamento giuridico riconosce l'opportunità di tutelare l'interesse del soggetto passivo a non rimanere obbligato per un periodo indefinito di tempo.
Tutti i diritti sono soggetti a prescrizione, ad eccezione dei diritti indisponibili, come ad esempio i diritti della personalità, gli status familiari e la potestà dei genitori sui figli.
Rispetto alla durata, si distinguono la prescrizione ordinaria e le prescrizioni brevi. La prima è applicabile in tutti i casi in cui la legge non dispone diversamente e dura dieci anni (vi rientra, ad esempio, la responsabilità contrattuale); termini più brevi, giustificati dalle peculiarità dei relativi casi, sono invece previsti per le prescrizioni brevi (ad esempio, è previsto il termine di cinque anni per il diritto al risarcimento del danno da fatto illecito).
Al fine di individuare il regime prescrizionale applicabile nel caso di un’ipotesi di responsabilità medica, occorre, in primo luogo, evidenziare come la medesima sia stata qualificata da giurisprudenza consolidata alla stregua della responsabilità contrattuale, risultando, di conseguenza applicabile il termine ordinario decennale. E ciò, non solo nei casi in cui sia stato stipulato un contratto tra medico e paziente. 

Avv. Stefania Spinelli
Ordine degli Avvocati di Busto Arsizio
Albè & Associati Studio Legale
COME SI FA
In particolare, la Corte di Cassazione ha costantemente inquadrato la responsabilità dell’ente ospedaliero nella responsabilità contrattuale, sul rilievo che l’accettazione del paziente in ospedale, ai fini del ricovero o anche solo di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto.
A sua volta, è stata attribuita natura contrattuale anche all'obbligazione del medico dipendente dall’ente ospedaliero nei confronti del paziente, ancorché non fondata sul contratto, ma sul cosiddetto “contatto sociale”.
Secondo questo orientamento consolidato, le obbligazioni possono sorgere da rapporti contrattuali di fatto, nei casi in cui taluni soggetti entrano in contatto tra loro. Benché questo “contatto” non riproduca le normali ipotesi negoziali, ad esso si ricollegano obblighi di comportamento di varia natura, diretti a garantire che siano tutelati gli interessi che sono emersi o sono esposti a pericolo in occasione del contatto stesso. In queste ipotesi si rinviene, quindi, una responsabilità di tipo contrattuale per non avere il soggetto adempiuto a ciò cui era tenuto in forza di un precedente vincolo. La situazione descritta si verifica nei confronti di un operatore di una professione cosiddetta protetta (ovvero una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione da parte dello Stato), atteso che la stessa ha ad oggetto beni costituzionalmente garantiti, come avviene per la professione medica, che incide sul bene della salute, tutelato dall'articolo 32 Costituzione.
La responsabilità sia del medico che dell’ente ospedaliero per inesatto adempimento della prestazione ha, dunque, natura contrattuale.
Ne consegue che, come detto, trova applicazione l’ordinario termine di prescrizione decennale non solo nei casi in cui ci sia un vero e proprio contratto (ad esempio, nel caso in cui il paziente si rivolga ad una clinica privata per sottoporsi ad un intervento o presso uno studio privato per una visita specialistica), ma anche quando si configuri quello che è stato definito dalla giurisprudenza come “contatto sociale” (che si instaura, ad esempio, tra il paziente ed una struttura pubblica).

È importante sottolineare che la prescrizione di un diritto decorre, ai sensi dell’articolo 2935 codice civile, “dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere” e, di conseguenza, dal momento in cui l’evento dannoso viene ad esistenza o si palesa come tale.
Nell'ambito della responsabilità medica, in particolare, il computo degli anni deve, di norma, cominciare a decorrere dal giorno in cui si sia verificata la lesione (intervento chirurgico sbagliato, diagnosi errata, eccetera).
Tuttavia, se il paziente (danneggiato) non si accorge immediatamente del danno subito, perché non ha gli elementi per poterlo verificare o perché non si sono ancora manifestati gli effetti, il termine per la prescrizione del diritto di chiedere il risarcimento del danno decorre dal momento in cui i sintomi si manifestano o si rendono evidenti e ricollegabili ad una precisa prestazione medica od ospedaliera.
CHI
La prescrizione è una tipica eccezione di parte: la stessa non può, cioè, essere rilevata d'ufficio dal giudice, ma deve essere espressamente eccepita dalla parte interessata.
Ciò significa che il soggetto convenuto in giudizio per l'adempimento di una obbligazione prescritta ha comunque l'onere di costituirsi nel processo (a mezzo di legale difensore, quando è necessario) e formulare l'eccezione in parola.
FAQ

È possibile interrompere il decorso del termine prescrizionale?

Si ha interruzione della prescrizione quando il titolare compie un atto con il quale esercita il diritto (domanda giudiziale o arbitrale, qualsiasi atto che costituisca in mora il debitore) o quando il diritto viene riconosciuto dal soggetto passivo del rapporto (il riconoscimento può anche essere implicito). Dal fatto interruttivo della prescrizione comincia, poi, a decorrere un nuovo periodo di prescrizione.

Quale termine di prescrizione si applica al diritto degli eredi di ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla morte di un congiunto in seguito ad un’ipotesi di responsabilità medica?

Anche al diritto degli eredi si applica il regime prescrizionale ordinario e, quindi, il termine decennale. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, infatti, la responsabilità del medico nei confronti del paziente è qualificata come contrattuale, ancorché non fondata sul contratto, ma sul contatto sociale, con conseguente applicabilità del termine decennale di prescrizione.

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COMMENTI

carmen (Torino)
04/04/2014 10:00:46
Nel 2004 sono stata sottoposta ad un intervento chirurgico per asportare dei noduli mammari bilaterali.
Durante l'operazione il medico ha effettuato un taglio anti estetico che non era autorizzato da me con la relativa informativa.
Questo taglio è molto evidente e mi ha causato dei danni estetici evidenti.
Senza contare che il risultato dell'esame istologico è stato completamente errato.
E stata diagnosticata una sarcoidosi, che solo dopo diverse visite da specialisti abbiamo appurato che non era possibile.
Le mie domande sono:
Posso denunciare il medico per risarcimento danni?
Qual è il termine in questo caso di prescrizione?

Albè & Associati - Studio Legale
29/04/2014 14:14:53
Buongiorno.
Premetto che, per una compiuta disamina del quesito da Lei sottoposto, si renderebbe necessaria una visita medico-legale, al fine di verificare la condotta dello specialista e i postumi invalidanti sulla Sua persona derivanti dalla predetta condotta.

Tuttavia, considerata la descrizione della vicenda come da Lei prospettata, confermo che è possibile nel Suo caso chiedere il risarcimento del danno estetico, consistente nelle cicatrici riportate all’esito di un intervento chirurgico.

In un caso analogo a quello di specie, la Suprema Corte ha escluso la responsabilità del medico, in quanto questi aveva illustrato al paziente tutte le conseguenze dell’intervento eseguito, ivi compresa la possibile permanenza di cicatrici anti-estetiche, facendo sottoscrivere il modulo del c.d. consenso informato.

Ciò posto, non avendo Lei ricevuto adeguate informazioni, risulta pacifica la responsabilità professionale del medico per non aver adempiuto ai propri obblighi informativi.

Quanto al termine di prescrizione, è opinione consolidata che la responsabilità medica abbia natura contrattuale, risultando, di conseguenza, applicabile il termine ordinario decennale.

Tuttavia, il predetto orientamento ha recentemente subito dei mutamenti, stante la previsione di cui all’art. 3 del Decreto Balduzzi, che fa riferimento all’art. 2043 c.c. e che viene interpretata da taluni alla stregua di una sostanziale adesione del legislatore al modello della responsabilità extra-contrattuale.

Aderendo a questo orientamento, sarebbe, quindi, applicabile un termine prescrizionale di cinque anni.

La Cassazione, tuttavia, ritiene che il richiamo all’art. 2043 c.c. sia da riferire ai principi generali in materia risarcitoria, restando invariate le regole della responsabilità medica e, di conseguenza, il regime prescrizionale applicabile, ovvero quello decennale.

Alla luce di quanto precede, essendosi Lei sottoposta ad intervento nell’anno 2004, suggerisco di procedere tempestivamente con l’inoltro di una lettera di messa in mora, al fine di interrompere la prescrizione prima del decorso del termine.

Da ultimo, evidenzio che per la materia della responsabilità medica vi è l’obbligo di procedere con mediazione, in quanto condizione di procedibilità di un eventuale giudizio civile.

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