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Errore medico: risarcimento

del 15/06/2011
CHE COS'È?

Errore medico risarcimento: definizione

La responsabilità del medico in ordine al danno subito dal paziente presuppone la violazione dei doveri inerenti allo svolgimento della professione, tra cui il dovere di diligenza da valutarsi in riferimento alla natura della specifica attività esercitata; tale diligenza non è quella del buon padre di famiglia, ma quella del debitore qualificato ai sensi dell’articolo 1176, secondo comma codice civile, che comporta il rispetto degli accorgimenti e delle regole tecniche obiettivamente connesse all’esercizio della professione e ricomprende pertanto anche la perizia; la limitazione di responsabilità alle ipotesi di dolo e colpa grave di cui all’articolo 2236, secondo comma codice civile, non ricorre con riferimento ai danni causati per negligenza o imperizia, ma soltanto per i casi implicanti risoluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà che trascendono la preparazione media o non ancora sufficientemente studiati dalla scienza medica; quanto all’onere probatorio, spetta al medico provare che il caso era di particolare difficoltà e al paziente quali siano state le modalità di esecuzione inidonee, ovvero a questi spetta provare che l’intervento era di facile esecuzione e al medico che l’insuccesso non è dipeso da suo difetto di diligenza. In tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell’onere probatorio l’attore, paziente danneggiato, deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’insorgenza o l’aggravamento della patologia ed allegare l’inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato, ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante.

Avv. Elisabetta Fedegari
Ordine degli Avvocati di Pavia
Studio Fedegari

COME SI FA
Il danno patrimoniale (e il suo risarcimento) è individuabile nei danni inferti alla sfera patrimoniale del singolo soggetto ed è costituito dal danno emergente (danno attuale) e lucro cessante (danni futuri, mancato guadagno, perdita di chance). La liquidazione del risarcimento dei danni da lucro cessante ai sensi degli articoli 2056 e 1226 del codice civile necessita della prova, anche presuntiva, della certezza della sua reale esistenza, anche se tale esistenza sia futura o proiettabile nel futuro, nel senso che il lucro cessante o la perdita di chance siano con probabilità inseribili nella sfera patrimoniale del danneggiato.
Il danno non patrimoniale (e il suo risarcimento) - articolo 2059 codice civile - è quello che ha costituito e costituisce il maggiore interesse ed intervento della giurisprudenza sia di merito che della Cassazione. In particolare, la Cassazione con tre sentenze gemelle (per tutte sentenza 11.11.2008 n. 26972) ha ridisegnato il danno non patrimoniale nella sua interezza.
Il danno non patrimoniale (e il suo risarcimento) è categoria generale non suscettiva di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate. In particolare, non può farsi riferimento ad una generica sottocategoria denominata "danno esistenziale", perché attraverso questa si finisce per portare anche il danno non patrimoniale nell'atipicità, sia pure attraverso l'individuazione della apparente tipica figura categoriale del danno esistenziale, in cui tuttavia confluiscono fattispecie non necessariamente previste dalla norma ai fini della risarcibilità di tale tipo di danno, mentre tale situazione non è voluta dal legislatore ordinario né è necessitata dall'interpretazione costituzionale dell'articolo 2059 codice civile, che rimane soddisfatta dalla tutela risarcitoria di specifici valori della persona presidiati da diritti inviolabili secondo Costituzione. 
Al danno biologico va riconosciuta portata tendenzialmente omnicomprensiva.
Il pregiudizio non patrimoniale è risarcibile solo entro il limite segnato dalla ingiustizia costituzionalmente qualificata dell'evento di danno. In virtù del principio della tutela minima risarcitoria spettante ai diritti costituzionali inviolabili, la tutela non è ristretta ai casi di diritti inviolabili della persona espressamente riconosciuti dalla Costituzione nel presente momento storico, ma, in virtù dell'apertura dell'articolo 2 Costituzione ad un processo evolutivo, deve ritenersi consentito all'interprete rinvenire nel complessivo sistema costituzionale indici che siano idonei a valutare se nuovi interessi emersi nella realtà sociale siano non genericamente rilevanti per l'ordinamento, ma di rango costituzionale attenendo a posizioni inviolabili della persona umana. 
Il danno non patrimoniale, anche quando sia determinato dalla lesione di diritti inviolabili della persona, costituisce danno conseguenza che deve essere allegato e provato.
Dalla lettura della sentenza si evince un elemento fondamentale: resta fermo il principio che “il risarcimento del danno alla persona deve essere integrale, nel senso che deve ristorare interamente il pregiudizio, ma non oltre...”, resta ferma la necessità di dover considerare gli “aspetti relazionali” della persona ed, infine, resta fermo che “la risarcibilità del danno non patrimoniale postula, sul piano dell'ingiustizia del danno, la selezione degli interessi dalla cui lesione consegue il danno. Selezione che avviene a livello normativo, negli specifici casi determinati dalla legge, o in via di interpretazione da parte del giudice, chiamato ad individuare la sussistenza, alla stregua della Costituzione, di uno specifico diritto inviolabile della persona necessariamente presidiato dalla minima tutela risarcitoria”. 
Dopo tale sentenza la Cassazione e i giudici di merito (giudice di pace, tribunale, corte di appello) hanno continuato ad integrare e precisare le fondamenta della e i contorni del risarcimento dei danni.

CHI
Per ottenere un risarcimento danni è opportuno rivolgersi ad un professionista avvocato esperto in materia. Con l’avvio della normativa in materia di conciliazione civile obbligatoria è possibile rivolgersi ad un Organismo di Conciliazione, sia pubblico che privato, anche con l’ausilio del proprio legale di fiducia, riconosciuto dal Ministero della Giustizia ed autorizzato, per espletare il procedimento di conciliazione, avanti ad un conciliatore esperto per materia.

FAQ

Il risarcimento danni da “perdita di chance”?

La cosiddetta perdita di "chance" costituisce un’ipotesi di danno patrimoniale futuro. Come tale, essa è risarcibile a condizione che il danneggiato dimostri (anche in via presuntiva, ma pur sempre sulla base di circostanze di fatto certe e puntualmente allegate) la sussistenza di un valido nesso causale tra il danno e la ragionevole probabilità della verificazione futura del danno.

Se l’Inail ha già risarcito il danneggiato cosa succede in giudizio?

Nell'ipotesi in cui l'Inail abbia risarcito il danneggiato, con la procedura prevista dall'articolo 13 decreto legislativo 38/00, il giudice provvede alla quantificazione dei danni subiti secondo i criteri ordinari e liquida al richiedente l’eventuale differenza. Il risarcimento interesserà tutte le voci del danno: danno patrimoniale, danno biologico, temporanea e permanente, danno morale.

E’ risarcibile il danno derivante dalla lesione della dignità e della professionalità del lavoratore?

E’ risarcibile altresì il danno esistenziale, derivante dalla lesione della dignità e della professionalità del lavoratore, con la precisazione operata dalla giurisprudenza ormai consolidata che il danno esistenziale non è categoria autonoma di danno, ma rientra nell’ambito del genus danno non patrimoniale.

Come viene calcolato il risarcimento del danno?

La richiesta di risarcimento danni per errore medico viene calcolata in maniera autorevole e precisa attraverso delle tabelle realizzate considerando ogni variabile interveniente. Le nuove tabelle di risarcimento per danno alla salute emesse dai vari Tribunali sono sensibilmente migliori, poiché considerano in modo più dettagliato fattori singoli, quali l'età, e prevedono un innalzamento graduale del valore dei punti di invalidità.
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