Il Professionista su misura per te
o richiedi una
Chiedi una Consulenza o Preventivo Gratuito

Responsabilità medica: nesso di causalità

del 17/06/2011
CHE COS'È?

Responsabilità medica nesso di causalità: definizione

Nel codice civile manca una vera e propria definizione di nesso di causalità. Gli unici riferimenti normativi a riguardo sono infatti quelli contenuti negli articoli 2043 codice civile e 1223 codice civile (quest’ultimo, in base al richiamo operato dall’articolo 2056 codice civile). Nell’articolo 2043 codice civile si dice infatti che “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona un danno ingiusto deve essere risarcito”. Il concetto di nesso di causalità risiede nel verbo “cagiona” ed è utilizzato nel senso di “causa” del danno ingiusto, tuttavia, non si chiarisce come questa causalità debba essere intesa. 
L’articolo 1223 codice civile, richiamato dall’articolo 2056 codice civile, compie un passo ulteriore delimitando il danno risarcibile alle sole “conseguenze immediate e dirette”.
In base a queste premesse si è soliti quindi considerare il nesso causale sotto due profili distinti: l’evento lesivo, in ordine al quale il nesso causale svolge la funzione di imputare il fatto illecito all’effettivo responsabile (in questo caso si è soliti parlare di “causalità di fatto”), e il danno risarcibile, rispetto al quale il nesso causale svolge la funzione di determinare l’ammontare del danno cagionato (in questo caso si parlerà di “causalità giuridica”).
Nell’ambito della responsabilità extracontrattuale, la causalità di fatto e quella giuridica operano entrambe, mentre nella responsabilità contrattuale opera soltanto la seconda.
In campo contrattuale infatti vige la regola secondo la quale in caso di inadeguatezza della prestazione rispetto all’interesse del creditore non si può mettere in dubbio chi sia il soggetto responsabile (si presume cioè che sia il soggetto debitore), ma ci si limita a delimitare quali siano, secondo il disposto dell’articolo 1223 codice civile, le conseguenze risarcibili. Pertanto, una volta accertato l’inadempimento, il creditore dovrà limitarsi a provare quali siano i danni che sono conseguenza diretta ed immediata dell’inadempimento.
In caso di responsabilità extracontrattuale, invece, il danneggiato dovrà provare oltre al danno ingiusto, anche la colpa o il dolo del danneggiante e il rapporto di causalità di fatto tra la lesione e l’altrui condotta. Solo dopo aver provato l’esistenza di tutte queste condizioni si potrà procedere all’individuazione delle conseguenze dannose risarcibili ai sensi dell’articolo 1223 codice civile (che sono, come si diceva pocanzi, le conseguenze dirette ed immediate derivate dall’illecito altrui).
Nell’ambito della responsabilità medica si assiste ad una sorta di sovrapposizione tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale nella valutazione del nesso di causalità. Anche nel caso di responsabilità contrattuale si dovrà provare infatti l’effettiva responsabilità del sanitario (la causalità di fatto), ovvero l’esistenza di un nesso tra la condotta dello stesso e il danno patito dal paziente.
Tale sovrapposizione deriva dalla complessità dell’attività prestata dal medico e dalla conseguente reale difficoltà per il giudice di stabilire con certezza, nonostante un conclamato inadempimento del medico, se il danno sia effettivamente riconducibile ad un comportamento colposo o doloso del professionista.
Nella ricerca del nesso di causalità in ambito medico si deve sempre considerare che la medicina non è una scienza esatta poiché esiste sempre un’alea determinata dall’imprevedibilità del comportamento dell’organismo umano che, anche di fronte ad un adempimento corretto, potrebbe scatenare reazioni impreviste ed abnormi.
Si consideri inoltre che la prestazione del medico è un’obbligazione di mezzi e non di risultato. La responsabilità del medico non è legata quindi al mancato conseguimento della guarigione, ma alla violazione dei doveri inerenti lo svolgimento diligente dell’attività professionale.
Sarà sempre onere del medico, o della struttura sanitaria, provare che la prestazione professionale è stata eseguita con diligenza e che gli eventi dannosi sono stati determinati da eventi imprevisti ed imprevedibili non riconducibili all’attività del sanitario.

Avv. Simone Scelsa
Ordine degli Avvocati di Milano
ACCMS Studio Legale

COME SI FA
Storicamente, per stabilire se la corretta condotta del medico avrebbe evitato l’evento dannoso, si ricorreva al cosidetto “giudizio controfattuale” ovvero a quella operazione logica della quale il giudice si avvale, fondandosi su leggi universali scientifiche o su leggi statistiche, per accertare se un certo evento sia o non sia riconducibile all'uomo. Essa consiste nell'eliminare mentalmente la condotta - azione od omissione - e constatare se dalla eliminazione scaturisca o non scaturisca, sulla base di quelle leggi, anche l'eliminazione dell'evento, donde, nel primo caso, la esistenza e quindi la ravvisabilità e, nel secondo caso, la inesistenza e pertanto la non ravvisabilità del rapporto di causalità.
Ultimamente, per verificare la sussistenza del nesso causale, si fa ricorso al cosidetto “criterio probabilistico”, ed in particolare a quello della “probabilità logica”.
Secondo tale impostazione, il giudizio controfattuale deve essere caratterizzato da "elevata probabilità logica" o "alto grado di credibilità razionale".
Ciò comporta che il livello di probabilità statistica dovrà essere sempre oggetto di specifica valutazione in riferimento alle circostanze del singolo caso concreto, sulla base delle risultanze probatorie: “non essendo consentito dedurre automaticamente – e proporzionalmente - dal coefficiente di probabilità espresso dalla legge la conferma dell’ipotesi sull’esistenza del rapporto di causalità”. (vedi Cassazione Sezioni Unite 11.7.2002, Franzese)
Si è infatti recentemente affermato che il “ragionevole dubbio”, in base all’evidenza probatoria disponibile, sulla reale efficacia condizionante della condotta del medico, rispetto ad altri fattori, nella produzione dell’evento lesivo impedisce l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno da mancato raggiungimento del risultato sperato.

CHI
Considerato che la corretta identificazione della causalità nella responsabilità medica non è di facile soluzione, essendo un concetto di elaborazione dottrinale in continuo divenire, è necessaria l’assistenza preventiva di un legale, che valuterà l’esistenza dei presupposti di legge al caso concreto e quella di un medico legale il cui ausilio sarà di fondamentale importanza per la ricostruzione dell’accaduto.

vota  

Inserendo i miei dati accetto le Condizioni d'uso e il trattamento dati
Voglio ricevere le newsletter di Axélero S.p.A. come specificato nel paragrafo 2b
Voglio ricevere le newsletter di società terze come specificato nel paragrafo 2c

RESPONSABILITÀ MEDICA: VOCI CORRELATE

Responsabilità medica

di Avv. Maurizio Sala del 16/06/2011

L’attività medica ovvero sanitaria, come ogni attività dell’uomo, comporta delle responsabilità per ..

Responsabilità civile del medico

di Avv. Elisabetta Fedegari del 07/06/2011

La professione medica, su cui hanno compiti di vigilanza gli ordini professionali all'uopo costituit..

Responsabilità medica: assicurazione

di Avv. Maurizio Sala del 16/06/2011

Qualunque esercente arti o professioni e, quindi, anche coloro che operano nel settore della sanità ..

Responsabilità équipe medica

di Avv. Stefania Spinelli del 10/06/2011

Viene definita attività medico-chirurgica d’équipe quella caratterizzata dalla partecipazione e dall..

Responsabilità medica: prescrizione

di Avv. Stefania Spinelli del 10/06/2011

Quando si parla di prescrizione ci si riferisce, per lo più, alla prescrizione estintiva, la quale c..