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Colpa medica

del 16/06/2011
CHE COS'È?

Colpa medica: definizione

Perché si possa parlare di colpa medica è necessario il verificarsi di un evento lesivo dell’integrità fisio-psichica di una persona.
E’ altresì necessario dimostrare il collegamento diretto tra il fatto (del medico o della struttura sanitaria) e l’evento, di modo che se non fosse stato commesso quel determinato fatto (ovvero omessa quella particolare azione) l’evento lesivo non si sarebbe prodotto. Si parla, in questo caso, di nesso di causalità.

Avv. Maurizio Sala
Ordine degli Avvocati di Milano
Studio Legale Avvocato Maurizio Sala

COME SI FA
La colpa, giuridicamente, si distingue dal dolo per mancanza di volontà nella produzione dell’evento lesivo.
Perché sussista colpa è necessario che l’azione o l’omissione sia conseguenza di negligenza, imprudenza o imperizia del sanitario ovvero della struttura sanitaria.
Negligenza, imprudenza ed imperizia vanno poi rapportate alle competenze ed alla specialità del soggetto al quale si vuole imputare la colpa.
E’ quindi evidente che mentre non si potrebbe imputare alcunchè ad un soggetto non medico che procurasse una lesione ad una persona ferita in un incidente stradale nel tentativo di soccorrerlo in una situazione ritenuta di pericolo, diversamente si dovrebbe ragionare se il medico soccorritore procurasse una lesione spinale ad un ferito per averlo malamente manipolato.
La negligenza è riconducibile alla trascuratezza, mancanza di attenzione o di approfondimento necessario (ad esempio il mancato controllo della posologia di un farmaco), in altre parole: non avere compiuto un atto che si aveva il dovere di compiere.
L’imprudenza è, per così dire, la violazione di una regola di condotta come quella che impone ad un medico generico di non fare diagnosi e somministrare terapie specialistiche e di indirizzare un paziente ad uno specialista perché faccia la diagnosi più corretta e ne indichi la terapia, in altre parole: avere agito in presenza di un divieto.
L’imperizia corrisponde, infine, all’incapacità di svolgere un compito per carenza di preparazione, in altre parole: avere svolto attività che richiedono particolari competenze pur essendone privo.
La colpa sin qui descritta è quella che il diritto penale qualifica come colpa generica.
Colpa specifica si ha, invece, quando non si osservano leggi, regolamenti, ordini o discipline.
Riassumendo, perché vi possa essere colpa devono sussistere tre requisiti: la non volontarietà dell’evento lesivo, la violazione di una regola di condotta e l’esigibilità della condotta violata.

CHI
Avvocato - per la disamina della posizione individuale del medico, meglio se preventiva, al fine di consigliarlo sul miglior comportamento da tenere sia verso la struttura sanitaria nella quale opera, sia verso il paziente o i colleghi; per ogni dubbio sul contenuto o l’interpretazione di una clausola contrattuale assicurativa; per l’assistenza stragiudiziale e processuale.

FAQ

Il sanitario è intervenuto con coscienza ma l’evento lesivo si è prodotto per fatti assolutamente imprevedibili. Quali le conseguenze?

Così stando le cose il sanitario non incorre in alcuna responsabilità, posto che non è attribuibile al suo intervento la conseguenza della lesione prodottasi (mancanza di nesso causale).

In quali responsabilità incorro come primo operatore in un intervento chirurgico che non ho portato a termine avendo lasciato ad un altro operatore il compito di terminare la sutura, che ha poi procurato danni al paziente?

Il primo operatore è il capo dell’equipe medica e non può assentarsi ovvero omettere di vigilare l’operato degli altri sanitari intervenuti. Nel caso prospettato vi è un’evidente ipotesi di corresponsabilità tra il secondo operatore (esecutore materiale dell’evento che ha prodotto la lesione) ed il primo operatore (per avere omesso di vigilare l’attività dell’altro).

Quali sono le conseguenze se la salute del paziente peggiora a seguito di una terapia prescritta da un sanitario sulla base di un interpello fatto a un collega specialista competente?

Il medico che ha disposto la terapia risponde in toto ed in via esclusiva del suo operato nei confronti del paziente, in quanto si è assunto la responsabilità della correttezza della terapia prescritta e per non avere indirizzato il paziente stesso dallo specialista del caso. L’amico/collega potrebbe essere chiamato in corresponsabilità se venisse dimostrato che il caso sottopostogli gli era stato rappresentato correttamente e che, ciò nonostante, ha errato nella diagnosi e nella terapia consigliata al collega. Inutile negare la difficoltà di offrire una simile prova, anche perché andrebbe superata la facile eccezione per la quale lo specialista non avrebbe offerto, nel caso di specie, una terapia ma solo dato indicazioni generali per casi simili a quello propostogli.
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