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Responsabilità penale del medico

del 07/06/2011
CHE COS'È?

Responsabilità penale del medico: definizione

Nel diritto penale si può definire responsabilità medica quella particolare colpa del medico, sanitario, professionista medico in genere, che comporti danni permanenti al paziente a causa di negligenza, imprudenza o imperizia. I danni (concretizzantisi in lesioni di un certa gravità, sino a giungere al decesso del paziente) possono essere causati da un’errata azione posta in essere dal medico, ovvero, nella maggioranza dei casi, da una di lui omissione.
(Codice Penale: articoli 40, 43, 50, 582, 589, 590, 610)

Avv. Barbara Rita Sartirana
Ordine degli Avvocati di Milano 
Studio Legale Avv. Barbara Sartirana

COME SI FA
Nel caso in cui abbia intenzione di denunciare un medico od una struttura medica per responsabilità medica
Vi è da tener presente, in primo luogo, che la figura della responsabilità medica è stata costruita nel tempo attraverso l’analisi operata dalla Giurisprudenza delle numerose casistiche concrete di volta in volta presentatesi. Non vi è un articolo preciso del codice penale che la preveda, bensì è stata individuata attraverso l’analisi combinata di una serie di norme, non senza il superamento di interpretazioni contrastanti in diritto ed in dottrina. Si vedano, per maggiori approfondimenti, le questioni riportate alla sezione FAQ. Non è dunque così semplice, di primo acchito, ritenere che il caso denunciato rappresenti ipotesi di responsabilità medica – a meno che, ovviamente, non si verta nei casi di dolo ben noti alle cronache, nei quali i sanitari abbiano per meri motivi di lucro prescritto esami e sottoposto ad operazioni chirurgiche pazienti che non ne avevano il minimo bisogno.
Nelle fattispecie più comuni, occorrerà raccogliere le prove da cui ricavare la colpa dei sanitari che hanno operato, causando lesioni o morte del paziente, ovvero sottoponendolo ad interventi senza il suo consenso. Elementi probatori utili potranno essere ad esempio: copie di cartelle cliniche, esami radiologici, ematici, ecografici precedenti al fatto, che rappresentino lo stato di salute del paziente prima che si sottoponesse alla terapia; cartelle cliniche ed esami relativi al fatto contestato che, sottoposti al parere di un terzo medico esperto, rivelino la colpa di chi ha operato. Al positivo riscontro di tali elementi, si potrà formalizzare denuncia.
In taluni casi (decesso del paziente) purtroppo non vi è tutto il tempo di acquisire i documenti e sottoporli ad un formale parere medico esterno. In tale circostanza sarà opportuno rivolgersi alla Polizia Giudiziaria al fine di far acquisire con urgenza la relativa documentazione clinica e, laddove siano evidenti casi di responsabilità medica, provocare l’intervento di un perito del Pubblico Ministero in occasione dell’autopsia. 

Nel caso in cui mi abbiano denunciato per responsabilità medica
Trattandosi di reato di una certa gravità, è consigliabile da subito rivolgersi ad un legale di fiducia perché possa esaminare lo stato del procedimento e, in caso di indagini ancora pendenti presso l’Ufficio del Pubblico Ministero, eventualmente valutare la possibilità di intervenire con indagini difensive. Sarà indispensabile nominare anche un proprio consulente medico specializzato nelle patologie per cui è procedimento, al fine di dimostrare di aver operato correttamente alla luce di una valutazione ex ante, ossia dei dati di cui si disponeva all’inizio, al momento della diagnosi e della scelta della terapia.
Anche il consenso informato del paziente e l’accordo con il medesimo o con i familiari circa la sottoposizione alle terapie o ad interventi chirurgici, nonché la spiegazione delle possibilità percentuali di un esito favorevole, o delle alternative al percorso prescelto, potranno rivelarsi elemento utile a supporto probatorio della diligenza adottata nel caso di specie. Tutto ciò, ovviamente, salvo i casi in cui vi sia particolare urgenza di intervenire per salvare il paziente non cosciente.

CHI
La denuncia per responsabilità medica può essere presentata personalmente presso qualsiasi ufficio di Polizia Giudiziaria (Carabinieri, Polizia, Segreteria di Procura eccetera). In considerazione della gravità del reato e della delicatezza e complessità delle questioni trattate per l’individuazione dell’elemento soggettivo del reato, è tuttavia consigliabile ottenere l’assistenza di un avvocato penalista e di un Consulente medico legale, al fine di esaminare tutti i presupposti del reato e presentare utili elementi da sottoporre all'Autorità Giudiziaria. Sarà, infatti, necessario prestare particolare attenzione al contenuto della denuncia ed alla fondatezza delle accuse formulate, per non incorrere, in caso di archiviazione, in una contro-denuncia per calunnia. Nell’ambito del giudizio penale ci si potrà costituire parte civile.
Gli aspetti risarcitori possono essere in ogni caso valutati in altra sede, a prescindere dalla accertata sussistenza di una responsabilità penale, ossia attraverso un giudizio di natura civile, ove le norme per l’individuazione di una colpa medica sono meno rigorose rispetto a quelle adottate in campo penalistico. In tal caso, laddove non si intendesse giungere ad una penale condanna personale del medico operante, ci si potrà rivolgere esclusivamente ad un avvocato civilista che possa avviare un’azione di responsabilità di natura civilistica finalizzata al solo ristoro economico del danno subito. Potrà altresì essere valutata un’azione disciplinare nei confronti del medico, attraverso segnalazione all'Ordine professionale.
In tutti i casi, è consigliabile acquisire parere preventivo di un consulente medico specializzato o medico legale che si avvalga della collaborazione di un medico specializzato nel campo oggetto di osservazione.
Nel caso di un medico indagato per il reato responsabilità medica, egli dovrà comunque essere assistito da un legale per poter affrontare il processo penale. E’ indispensabile l’assistenza di un avvocato penalista. E’ altresì consigliabile l’assistenza di un medico specializzato che possa individuare utili elementi di difesa evidenziando scientificamente e statisticamente i dati da cui ricavare la correttezza della diagnosi e della conseguente terapia od intervento.

FAQ

Quali sono gli elementi per individuare la responsabilità medica sotto il profilo penalistico?

In linea generale, dovranno essere valutate tutte le attività poste in essere dai sanitari (nella gestione del paziente, dall'accettazione, agli esami clinici prescritti, alla diagnosi ed alle cure successive) sì da individuare elementi di colpa – anche per omissione – che abbiano causato l’aggravarsi della malattia insorta. La colpa nel giudizio penale è l’elemento psicologico del reato previsto dall'articolo 43 del codice penale che, soprattutto nel caso di responsabilità medica, dev'essere rapportato alla specifica difficoltà del problema tecnico-scientifico affrontato. Fatti salvi ovviamente i casi di responsabilità “dolosa”, la cui individuazione sarà più evidente.

Come individuare la responsabilità medica rapportandola alla specifica difficoltà del problema tecnico-scientifico?

Parte della giurisprudenza ha mutuato il criterio interpretativo anche dall'articolo 2236 del codice civile, in tema di responsabilità del prestatore d’opera che, di fronte a problemi tecnici particolarmente difficili, risponde dei danni solo in caso di dolo o colpa grave, ossia particolarmente intensa. La Giurisprudenza ha tratto da ciò regola di esperienza cui attenersi nel valutare l'addebito di imperizia quando il caso concreto imponga la soluzione di problemi particolarmente ardui, evolvendosi tuttavia nel senso di non limitarsi alla considerazione della sola colpa “grave”, bensì ritenendo sussistere responsabilità medica in ogni caso di colpa in genere. Tuttavia, nel caso in cui il Giudice si trovi a valutare casi in cui si versi in situazioni emergenziali o laddove il caso implichi la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, la definizione di cui all'articolo 2236 codice civile – pur non direttamente applicabile nel campo penale, ove vige il divieto di analogia –potrà costituire una “regola di esperienza” cui il giudice possa attenersi nel valutare l'addebito di imperizia al medico.

L’individuazione della responsabilità medica è altamente discrezionale?

Trattasi di una valutazione che non è possibile “generalizzare” e che la Giurisprudenza effettua caso per caso poiché la colpa del medico deve essere rapportata alle contingenze del caso concreto, alla difficoltà dell'indagine ed alla situazione nella quale il sanitario si trova ad operare. In effetti, professioni come quella medica hanno ad oggetto attività difficili e rischiose. Occorre quindi modulare con attenzione il giudizio, tenendo conto della complessità del compito in ogni specifica contingenza. Molte volte si agisce sotto la pressione di eventi incalzanti, in uno stato che rende difficile, confuso, incerto anche ciò che astrattamente non lo sarebbe. Altre volte la sintomatologia e l'esito delle indagini rendono difficile pervenire con certezza alla diagnosi. Di tutto il complesso di tali aspetti, il Giudice penale terrà conto, prima di giungere all'affermazione della responsabilità del medico.

Come si è evoluta la Giurisprudenza penale sul punto della discrezionalità della responsabilità medica?

La sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 16328, Aprile 2011, ben sintetizza l’evoluzione dell’interpretazione giurisprudenziale succedutasi nel tempo: dal filone iniziale di decisioni più benevole e garantiste per i medici, sì da non bloccare le sperimentazioni e le indagini scientifiche, ad un indirizzo successivo che ha superato il limite della sola “colpa grave” di cui all'articolo 2236 del codice civile e che ha imposto di valutare sempre e comunque, nell'ambito penale, le regole generali della colpa per negligenza previste dall'articolo 43 del codice penale, estendendo la responsabilità del sanitario al di là della colpa grave, ma anche ai casi di colpa di minore intensità, in considerazione della particolare natura dei beni tutelati (vita e salute), di rango Costituzionale. In sintesi, si potrà parlare di colpa medica nel caso in cui, sotto il profilo soggettivo della colpa, si sarebbe potuto pretendere in concreto da quel medico ed in quel momento ed alla luce delle sue conoscenze, una condotta astrattamente differente e doverosa.

Quanto è importante la specializzazione di un medico nella valutazione della responsabilità medica?

La responsabilità medica sarà valutata con maggior rigore nei confronti di un medico specializzato con riferimento alla casistica presentatasi, in quanto dal medesimo si potrà pretendere una maggior perizia e conoscenza quanto ad individuazione dell’insorgenza dei sintomi, correttezza della diagnosi, indicazione delle terapie maggiormente idonee.

Come viene valutata la responsabilità medica nei confronti di un medico che presti le proprie cure ad un paziente al di fuori della propria specializzazione?

Normalmente sussiste un dovere di competenza e professionalità, che impongono al medico di astenersi dal curare un paziente al di fuori della propria competenza e specializzazione e di inviare lo stesso da uno specialista che possa con maggior esperienza e perizia affrontare il caso clinico presentatosi. Tuttavia, possono capitare occasioni in cui, per circostanze di tempo e di luogo, un medico si trovi a fronteggiare un caso urgente, senza la possibilità di ottenere nell'immediato collaborazione di uno specialista. In tal caso la sua responsabilità medica potrà essere valutata, sotto il profilo penale, con minor rigore, in ragione delle circostanze in cui si sia trovato ad agire, nonché delle minori competenze specialistiche a propria disposizione.

Come incide l’urgenza dell’intervento nella valutazione della responsabilità medica?

L’urgenza di intervenire in favore di un paziente spesso rende impossibile la predisposizione di esami particolarmente approfonditi per la necessità di non procrastinare l’intervento “salva vita”. Possono ravvisarsi casi, pertanto, nei quali la diagnosi approfondita si riveli particolarmente difficile, magari di fronte a plurime concause e lesioni, tanto da far sì che il medico si concentri sulla questione più urgente. In tali casi la Giurisprudenza valuta con minor rigore la responsabilità medica quando il sanitario si sia adoperato in ogni modo per fronteggiare adeguatamente l’urgenza. Diverso è il caso in cui il medico, di fronte all'urgenza, abbia tenuto comportamenti omissivi e sia stato negligente con riferimento all'urgenza presentatasi. L'urgenza, poi, può anche costringere ad operare (o ad omettere atti) in una situazione in cui l'intervento sia reso difficile dall'indisponibilità di strumentazione adeguata, e ugualmente scriminare il sanitario che abbia agito con la massima diligenza, compatibilmente con gli strumenti a propria disposizione (può essere il caso di parti necessitati, non rinviabili o di interventi d’urgenza praticati in ambulanza, con minori strumentazioni a disposizione).

E se un medico si attribuisce competenze non proprie?

In caso di urgenza può essere esonerato da responsabilità il sanitario che, per fronteggiare una situazione critica, si attribuisca un ruolo che ecceda la sua sfera di competenza. La Giurisprudenza ha affermato il principio secondo cui non versa in colpa colui che cagiona delle lesioni personali per la propria imperizia, quando, pur privo delle necessarie competenze e capacità, si assuma in condizioni di urgenza indifferibile un compito riservato a soggetto qualificato.

L’abbandono dell’équipe operatoria da parte del medico prima del termine dell’operazione comporta responsabilità medica?

Nel caso in cui gli adempimenti residuali siano di particolare semplicità, non è individuabile colpa per negligenza in capo al medico che abbia abbandonato anticipatamente l'équipe, sempre che non si tratti di intervento operatorio ad alto rischio e l'allontanamento sia stato giustificato da pressanti ed urgenti necessità professionali.

L’urgenza può mandare esenti da responsabilità medica anche i medici specializzati nelle emergenze?

Dal medico specialista si pretende una maggior perizia sulla scorta della propria esperienza, ancor più se sia uso ad operare in situazioni di emergenza. Conseguentemente in tali casi la Giurisprudenza ha ritenuto di affermare la responsabilità medica dello specialista che abbia errato la propria diagnosi e, ad esempio, abbia omesso terapie intensive idonee a fronteggiare uno shock emorragico da rottura di milza; ovvero abbia dimesso da pronto soccorso senza approfondimenti un paziente che di lì a poco è entrato in coma irreversibile; oppure ancora abbia ritardato un trattamento chirurgico che, se praticato subito, avrebbe salvato il paziente.

In caso di decesso in seguito ad intervento di equipe medica risponde di responsabilità medica sempre l’intera équipe?

La responsabilità penale dovrà essere valutata con riferimento alle mansioni ed all'operato di ciascun componente, non potendo affermarsi la responsabilità sulla scorta di un errore diagnostico genericamente attribuito alla "équipe" nel suo complesso. Naturalmente, chi avrà mansioni di supervisione, controllo ed insegnamento dovrà rispondere al di là dei limiti del proprio operato, bensì anche di quello degli altri che non abbiano agito con dolo o colpa grave, al di fuori della sua sfera di controllo ed intervento.

Cosa si intende per “causalità omissiva” in tema di responsabilità medica?

E’ una particolare forma di individuazione della colpa medica, nel caso in cui il sanitario non abbia agito per impedire l’evento lesivo (lesione, insorgenza di una malattia o di un aggravamento, evento morte eccetera) e comporta responsabilità medica sotto il profilo penalistico nel solo caso in cui se l’azione doverosa fosse stata posta in essere, questa avrebbe potuto impedire l'evento con un apprezzabile grado di probabilità.

Quali i dati cui riferirsi per poter individuare “l’azione doverosa” omessa, tanto da fondare responsabilità medica?

Dovranno essere presi in esami i dati “ex ante”, ossia come presentatisi al sanitario nel momento in cui ha affrontato il problema ed ha operato determinate scelte mediche. Il Giudice penale terrà sempre presente che, in presenza di una riconosciuta complessità del quadro clinico, occorre considerare che il percorso diagnostico può essere fuorviato dalla molteplicità di sintomi e segni non univoci e dall'esito non dirimente degli esami strumentali.

La valutazione “ex post” può essere considerata in qualche modo per fondare responsabilità medica?

La valutazione “ex post” rappresenta l’osservazione che tiene conto di quanto accaduto successivamente rispetto all'intervento del medico, ossia l’esito delle terapie somministrate o dell’intervento adottato. In sintesi, è rappresentata dal verificarsi dell’evento lesivo da cui può scaturire la responsabilità medica. Se tali conseguenze negative non potevano essere previste al primo momento della scelta della terapia, ovvero sono state il risultato di complicanze o concause insorte successivamente, va da sé che non potrà ricavarsi una colpa medica nella causazione dell’evento. Se l’aggravarsi delle condizioni del paziente nel corso di una terapia rilevatasi, in seguito, errata, non viene per individuato dal medico come elemento sintomatico per modificare le valutazioni effettuate in occasione dell’iniziale diagnosi, potrebbe comportare una responsabilità medica laddove il sanitario non tenga conto di quanto emerso successivamente e, conseguentemente, omettesse di “raddrizzare” ove possibile utilmente la terapia in atto. Anche in questo caso, tuttavia, la valutazione della responsabilità dovrà essere effettuata alla luce dei dati e delle conoscenze presentatesi al medico in tale secondo momento (ex ante) e non in uno ad esso successivo (ex post).

Le omissioni e negligenze del medico comportano sempre responsabilità medica di natura penale?

Sarà sempre necessario legare la colpa medica all'esito sul paziente nel caso in questione, ossia verificare, caso per caso, se il decesso o le lesioni si sarebbero potute evitare con l’intervento omesso e senza le terapie prescritte, rivelatesi non idonee. In caso di gravi patologie, con sicuro esito infausto entro un determinato lasso di tempo, difficilmente la Giurisprudenza ha ravvisato casi di responsabilità medica sotto il profilo penalistico, non ritenendo l’evento strettamente legato causalmente all’azione od omissione del medico. In altre parole, dovrà emergere un chiaro nesso causale tra la condotta rimproverabile al medico e la lesione procurata. In ogni caso il Giudice penale si interroga su ciò che sarebbe accaduto se l'agente avesse posto in essere la condotta che gli veniva richiesta. Detta valutazione risulta di maggiore complessità in riferimento alla condotta omissiva, nella quale il Giudice, per la ricostruzione del nesso causale, si interroga in ordine all'evitabilità dell'evento, per effetto delle condotte doverose mancate. Sempre senza perdere di vista la particolarità del caso concreto, pertanto, il medico sarà chiamato a rispondere penalmente quanto potrà concludersi, in termini di elevata probabilità logica, che l’evento si sarebbe evitato se la condotta doverosa fosse stata posta in essere.

Il rifiuto di un ricovero ospedaliero può comportare responsabilità del medico per omissione o rifiuto d’atti d’ufficio?

Il sanitario di turno potrà risponderne solo nei casi indifferibili, ossia quelli in cui l'urgenza del ricovero sia effettiva e reale per l'esistente pericolo di conseguenze dannose alla salute della persona, pericolo da valutare in base alle indicazioni fornite dall'esperienza medica, tenendo ovviamente conto delle specificità di ogni singolo caso e delle disponibilità di risorse.

Quale la differenza tra condotta omissiva e commissiva in termini di responsabilità medica?

Ha natura commissiva la condotta del sanitario che introduce nel quadro clinico del paziente un fattore di rischio poi effettivamente concretizzatosi (errata cura, somministrazione, intervento chirurgico, infezione eccetera), mentre è omissivo il comportamento del medico che non contrasta un rischio già presente in suddetto quadro clinico (omessa cura, intervento, ricovero, esami clinico diagnostici eccetera).

In quanto tempo si prescrive il reato di responsabilità medica?

Non essendo previsto tale reato in una determinata norma del codice penale con indicazione di una predeterminata pena edittale, occorrerà far riferimento quanto a termini di prescrizione ai singoli reati di volta in volta ravvisati, e così, in generale: in caso di lesioni personali colpose (articolo 590 codice penale) saranno di 6 anni; in caso di lesioni personali aggravate (articolo 582-583 codice penale) saranno di 7 o di 12 anni; in caso di violenza privata (articolo 610 codice penale) saranno di 6 anni; in caso di omicidio colposo si applicheranno i termini di prescrizione relativi all'articolo 589 codice penale, che vanno da 6 a 30 anni a seconda delle ipotesi aggravate ricorrenti nel caso di specie.

Che termini vi sono per la proposizione della denuncia per responsabilità medica?

In genere, i reati di riferimento sono tutti procedibili d’ufficio, pertanto non è necessario rispettare il termine dei 90 giorni per la proposizione di una querela. La denuncia, potrà essere, pertanto presentata in qualsiasi momento – all'interno del termine prescrizionale.

Chi può presentare denuncia per responsabilità medica?

Solitamente le persone danneggiate dal reato (paziente o parenti stretti della vittima). Tuttavia, inerendo la responsabilità medica reati procedibili d’ufficio, la denuncia potrà essere presentata da chiunque fosse in possesso di elementi da cui individuare detta responsabilità, sì da provocare l’attivazione del procedimento penale da parte del Pubblico Ministero.

Chi si può costituire parte civile nel procedimento penale per responsabilità medica?

Chiunque sia stato danneggiato dal reato ed abbia diritto al risarcimento del danno. Tipicamente sarà il paziente, nel caso in cui sia ancora in vita, ovvero un suo tutore, nel caso in cui si tratti di minore od incapace; oppure i familiari stretti che abbiano subito grave danno dal decesso del paziente. In taluni casi di mala sanità potrebbero essere ammesse parti civili anche le pubbliche amministrazioni od enti, nell'interesse dei cittadini ed utenti, nonché a garanzia della corretta prestazione di assistenza sanitaria nazionale.

La responsabilità medica scaturisce per forza da un giudizio penale?

No, la responsabilità medica può essere accertata anche soltanto attraverso un giudizio civile, ma sarà di minor peso e valenza e non comporterà una condanna penale del medico, bensì solo la condanna ad un risarcimento del danno provocato con il proprio comportamento negligente.

La persona danneggiata dal reato cosa può fare in caso di archiviazione del procedimento?

Potrà presentare motivata opposizione all'archiviazione, con indicazione delle indagini che si sarebbero dovute compiere al fine di rilevare la sussistenza del reato in conseguenza della negligenza del medico. Una seria opposizione potrà essere fondata su pareri di consulenti medici specialistici che, preferibilmente attraverso relazione scritta, abbiano rilevato manchevolezze o valutazioni superficiali da parte della Procura ovvero del perito da questa nominato. Sarà poi compito del Giudice per le indagini preliminari valutare la fondatezza dell’opposizione ed indicare, eventualmente, al Pubblico Ministero le nuove strade d’indagine da seguire.
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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

Adina

28/01/2013 16:14:42

Gentilissimi Professionisti,
Vi scrivo per porvi questo quesito:
Mio marito di anni 57 nel mese di luglio 2012 accusando dei capogiri si e' recato dal medico di base che gli ha prescritto le analisi del sangue. Da queste e' emerso che aveva una forte anemia e la ferritina molto bassa per cui gli ha prescritto le compresse di Ferrograd, adducendo che non era piu' possibile fare il ferro intramuscolo per motivi tecnico-scientifici.
Le analisi sono state ripetute nel mese di agosto ma i valori erano cresciuti di pochissimo e il medico ha fatto continuare la cura per bocca, nonostante mio marito aveva cominciato ad avere grossi problemi allo stomaco. Inoltre l'anemia era attribuita ad emorroidi sanguinanti, descritte da mio marito, ma non accertate tramite retto-colonscopia. Continuando i disturbi e i valori bassi nel mese di settembre il medico di base ha prescritto una visita ematologica che a causa di mancanza di posti liberi e' stata fissata dal cup dell'ospedale civile di Pescara per il 30 ottobre. I disturbi di stomaco continuavano sempre piu' gravi tanto che mio marito aveva grosse difficolta' di digestione, vomito e progressiva perdita di peso e le analisi fatte prima della visita ematologica erano invariate nei valori del sangue. Questa situazione insieme alle analisi dei mesi precedenti e' stata presentata alla dottoressa del reparto di ematologia dell'ospedale Civili di Pescara, la quale ha cambiato il tipo di compresse di ferro, spiegando a mio marito di richiamarla nel caso i disturbi continuavano, in modo da sottoporlo a flebo di ferro. Lui l'ha richiamata piuj' volte perche' i suoi problemi non si risolvevano, ma lei gli ha promesso che lo avrebbe inserito fra i pazienti in cura per fare le flebo di ferro e che si sarebbe messa icontatto con lui appena cio' fosse stato possibile. Non ha mai richiamato. Intanto mio marito peggiorava sempre piu' perdendo piu' di venti chili e assumendo un colorito pallidissimo. Si e' recato piu' volte dal medfico di base petf lamentare il suo stato ma gli ha prescritto solo un protettore dello stomaco, non dato nelle visite precedenti.
Finalmente nel mese di dicembre il medico di base gli ha prescritto una colonscopia. Tramite una conoscenza ha avuto un appuntamento in pochi giorni con il chirurgo che lo ha visitato fissandogli il ricovero per i primi giorni del 2013. Nei primi giorni dal ricovero mio marito ha avuto sei trasfusioni di sangue e sette flebo di ferro e a detta dei medici della clinica nel quale era ricoverato era a rischio di collasso. Gli hanno fatto tutti gli esami compresa una tac con mezzo di contrasto e hanno riscontrato un carcinoma peristaltico partito dallo stomaco non operabile perche' ormai diffuso all'intestino.
La mia domanda e': ci sono responsabilita' dei medici nella ritardata diagnosi di carcinoma e se ci sono a chi devo denunciarla? Grazie per la risposta e cordiali saluti.

risposta del Professionista

31/01/2013 11:45:48

Dal Vs racconto pare vi siano gravi responsabilità che potreste denunciare a qualsiasi comando di P.G. (Carabinieri, Polizia etc.) allegando l’intera documentazione clinica in Vs possesso.
Laddove riusciste ad ottenere una relazione scritta da parte di un Medico Legale, sarebbe assai utile per dimostrare il fondamento delle Vs accuse, con riferimento alla riconoscibilità della malattia.
Diversamente, sarà la Procura a delegarla a proprio consulente e la decisione circa la eventuale responsabilità medica spetterà a quest’ultimo. Tutto ciò sotto il profilo penalistico.
Ottenuta la perizia da parte del Medico Legale, potrete agire anche sotto il profilo civilistico per la quantificazione del danno da menomazione ricevuto. Ciò che sarà liquidabile sarà il danno patito esclusivamente in ragione delle problematiche derivate dal ritardo nella diagnosi e non di quelle connesse al naturale evolversi della malattia.
ConsultateVi quanto prima con un Avvocato.

emilia

02/07/2013 12:07:09

egregio avvocato
mio padre è deceduto nel 2010 a causa delle omissioni compiute
dai medici o meglio dai mostri di un ospedale . All'epoca non potuto fare alcuna denuncia in quanto colpita da una grave depressione. Vorrei vedere quei mostri in galera. posso ancora chiedere giustizia?
cordiali saluti

risposta del Professionista

29/08/2013 18:22:27

Siete tranquillamente nei termini per procedere ancora con una denuncia. Vi consiglierei di sottoporre preventivamente tutta la documentazione in Vs possesso ad un Medico Legale che possa evidenziare le omissioni da Voi rilevate e supportare la Vs denuncia con una relazione specifica.

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