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Fallimento: organi della procedura

del 27/03/2012
CHE COS'È?

Fallimento organi della procedura: definizione

Gli organi del fallimento sono quei soggetti che gestiscono, coordinano e portano a compimento la procedura fallimentare, collaborando tra loro ciascuno con un ruolo ben definito, sostituendosi all'imprenditore fallito nella gestione dell’impresa con l’obiettivo di raggiungere gli scopi basilari che la procedura fallimentare persegue, e in particolare: 
  • la gestione del patrimonio del debitore, il quale ne subisce lo spossessamento; 
  • l'accertamento delle passività in capo all'impresa, detto “stato passivo”; 
  • la liquidazione dell'attivo, cioè il ricavo di un determinato valore di realizzo dalla vendita del patrimonio del debitore; 
  • la risoluzione delle controversie nate dal nuovo assetto dei rapporti tra creditori e debitore che la procedura fallimentare impone; 
  • la ripartizione del ricavato tra i creditori del fallito, rispettando eventuali diritti di prelazione. 

COME SI FA
Il Tribunale fallimentare è il Tribunale che dichiara il fallimento. La competenza territoriale del Tribunale fallimentare si determina in base al luogo in cui l’impresa sottoposta a fallimento ha la propria sede principale (da intendersi come sede effettiva ove l’imprenditore svolge in via principale la propria attività, che può essere anche distinta dalla sede legale).
Il Giudice delegato è nominato dal Tribunale fallimentare nella sentenza dichiarativa di fallimento ex articolo 16 legge fallimentare e mantiene i propri poteri per tutta la durata della procedura sino alla chiusura.
Il curatore fallimentare è nominato con la sentenza che dichiara il fallimento ovvero, in caso di sostituzione o di revoca, con decreto del Tribunale fallimentare. Possono assolvere alle funzioni di curatore fallimentare: 
  • avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti; 
  • coloro che abbiano svolto funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società per azioni, dando prova di adeguate capacità imprenditoriali e purché non sia intervenuta nei loro confronti dichiarazione di fallimento; 
  • studi professionali associati o società tra professionisti, sempre che i soci delle stesse abbiano i requisiti professionali richiesti (in tal caso, all'atto dell’accettazione dell’incarico, deve essere designata la persona fisica responsabile della procedura). 
Il comitato dei creditori è nominato dal Giudice delegato entro trenta giorni dalla sentenza che dichiara il fallimento, sulla base delle risultanze documentali, sentiti il curatore e i creditori che, con la domanda di ammissione al passivo o precedentemente, hanno dato la disponibilità ad assumere l’incarico ovvero hanno segnalato altri nominativi. Il comitato è composto di tre o cinque membri scelti tra i creditori. La composizione deve comunque essere tale da rappresentare in misura equilibrata quantità e qualità dei crediti e avuto riguardo alla possibilità di soddisfacimento dei crediti stessi. Entro dieci giorni dalla nomina, il comitato provvede, su convocazione del curatore, a nominare a maggioranza il proprio presidente, il quale era, in precedenza, nominato dal Giudice delegato.

CHI
Gli organi del fallimento a cui la legge attribuisce compiti specifici all'interno della procedura fallimentare sono:
  • il Tribunale fallimentare che, dopo aver dichiarato il fallimento, è competente per ogni azione che deriva dal fallimento (azioni promosse dal fallimento o contro la procedura fallimentare). Nell'ambito della procedura fallimentare svolge funzioni di controllo preminente, ed esercita poteri di ispezione e controllo, anche con l’audizione del curatore, del fallito e del comitato dei creditori. Svolge anche funzione di revisione sui provvedimenti del Giudice delegato;
  • il Giudice delegato, che svolge funzioni di vigilanza e di controllo sull'operato degli altri organi operativi della procedura fallimentare, dirimendo i conflitti interni tra gli altri organi della procedura e fra i terzi e/o i creditori e gli organi stessi. Inoltre autorizza il curatore a stare in giudizio in rappresentanza della procedura fallimentare, procede all’accertamento dello stato passivo dell’imprenditore fallito, autorizza l’affitto dell’azienda del fallito e l’esercizio provvisorio dell’impresa nel periodo compreso tra la dichiarazione di fallimento e l’approvazione del programma di liquidazione da sottoporre al comitato dei creditori;
  • il Curatore fallimentare, che amministra il patrimonio del fallimento e più in generale compie tutte le operazioni necessarie per il completamento della procedura, sotto la vigilanza del Giudice delegato e la sorveglianza del comitato dei creditori. In particolare: redige l’inventario dei beni del fallito, riceve le istanze di insinuazione da parte dei creditori e forma lo stato passivo, provvede alla realizzazione dell’attivo per il soddisfacimento dei creditori ammessi al passivo;
  • il Comitato dei creditori, che rappresenta l’interesse dei creditori dell’imprenditore fallito, e alla luce della propria funzione preminente ha poteri di sorveglianza e controllo sull'operato del curatore fallimentare. In particolare supervisiona tutta la procedura e autorizza le attività di straordinaria amministrazione, e può rendere pareri consultivi, ove richiesti per legge. Ha inoltre il diritto di ispezionare la documentazione del fallimento.

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