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Fallimento: opposizione al passivo e ai progetti di riparto

del 25/11/2015
CHE COS'È?

Fallimento opposizione al passivo e ai progetti di riparto: definizione

In caso di fallimento, l'opposizione al passivo e ai progetti di riparto consiste nella procedura di impugnazione dello stato passivo che è stato depositato dal curatore: ad attivarla possono essere i legittimati attivi nel momento in cui vengono esclusi dal passivo di un fallimento, totalmente o parzialmente. Lo svolgimento del procedimento avviene nella forma del rito camerale fallimentare, per poi concludersi con un decreto non reclamabile (ma è comunque possibile presentare ricorso in Cassazione).


COME SI FA

Come si fa

Come si presenta l'opposizione?

Per presentare l'opposizione è necessario depositare un ricorso presso la cancelleria del tribunale fallimentare in cui il fallimento risulta pendente entro 30 giorni a partire dalla data in cui si è ricevuta la comunicazione dell'esito del procedimento o dal deposito dello stato passivo nel caso del curatore. All'interno del ricorso devono essere presenti, tra l'altro, le indicazioni specifiche a pena di decadenza. In seguito, il presidente della sezione designa il giudice relatore, per poi stabilire la data dell'udienza di comparizione, che dovrà essere notificata dal ricorrente al curatore e al controinteressato nei 10 giorni successivi alla comunicazione del decreto. Almeno dieci giorni prima dell'udienza le parti resistenti devono costituirsi depositando in cancelleria una memoria difensiva che includa le eccezioni di merito e processuali non rilevabili d'ufficio. La memoria deve comprendere anche l'indicazione della documentazione prodotta e dei mezzi di prova. Il collegio, quindi, dopo la fase di trattazione con i vari mezzi istruttori concessi, provvede all'impugnazione; il decreto che ne deriva può essere contestato con un ricorso alla Cassazione entro 30 giorni a partire dalla data in cui si è ricevuta la comunicazione.


CHI

Secondo il comma 2 dell'articolo 98 della Legge Fallimentare, i soggetti legittimati attivi sono i titolari di diritti su beni immobili e mobili e i creditori che sono stati esclusi dal passivo in misura totale o parziale.


FAQ

1. Che cosa sono i progetti di riparto?

A partire dalla data del decreto di esecutività dello stato passivo, ogni quattro mesi il curatore presenta un prospetto delle somme a disposizione, insieme con un progetto di ripartizione di tali somme, escludendo gli importi necessari per la procedura. Dopo che il progetto di riparto è stato presentato, il giudice delegato non può apportare cambiamenti, a meno che non si tratti di intervenire in presenza di violazioni di legge, visto che la sua responsabilità è quella di controllare la regolarità della procedura, e ordina che il progetto venga depositato in cancelleria (in precedenza era previsto che venisse ascoltato il comitato dei creditori: ora non è più così). Inoltre, dispone che sia data comunicazione a tutti i creditori, inclusi quelli per cui è in corso un giudizio, tramite posta elettronica certificata. Ciò vuol dire che ai creditori non arriva una comunicazione in formato cartaceo riguardante il deposito del progetto di riparto in cancelleria, ma una copia, che può essere consultata anche su Internet. I creditori stessi hanno la facoltà di presentare entro 15 giorni dalla data in cui hanno ricevuto la comunicazione, un reclamo contro il progetto di riparto al giudice delegato. 

2. Cosa è cambiato rispetto al passato?

Una differenza molto significativa è che i creditori non possono più, a differenza di quel che succedeva in passato, proporre delle osservazioni: a loro rimane unicamente la facoltà di impugnare il progetto di riparto, che può essere reclamato unicamente per violazione di legge. Ciò è dovuto al fatto che si tratta di un atto del curatore, e di conseguenza viene esclusa qualsiasi indagine nel merito. In seguito, superata la scadenza per il reclamo, su richiesta del curatore il giudice delegato dichiara il progetto di ripartizione esecutivo, sia in presenza che in assenza di reclami, accantonando - in mancanza di reclami - le somme che corrispondono ai crediti che sono stati contestati.
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