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Ordinanza prefettizia

del 10/05/2012
CHE COS'È?

Ordinanza prefettizia: definizione

L’ordinanza prefettizia è quel provvedimento che il Prefetto emette a seguito della proposizione del ricorso da parte del cittadino che decide di impugnare il verbale di accertamento e contestazione, di infrazione al Codice della Strada (decreto legislativo 385/1992) e con il quale gli è stato intimato il pagamento di una determinata somma di denaro a titolo di sanzione.
In questo caso il trasgressore potrà decidere di proporre ricorso dinanzi al Giudice di Pace (articolo 204 bis Codice della Strada), oppure dinanzi al Prefetto (articolo 203 Codice della Strada). 
A noi interessa muoverci nell’ambito del procedimento dinanzi al Prefetto, poiché è a conclusione di questo e della necessaria attività istruttoria svolta che il Prefetto emette l’ordinanza prefettizia.
L’ordinanza è di due tipi:

  1. di ingiunzione di pagamento quando il Prefetto respinge il ricorso proposto dal privato e ordina al ricorrente il pagamento di una somma non inferiore al doppio del minimo edittale previsto per ogni singola violazione, oltre alle spese;
  2. di archiviazione degli atti, quando il Prefetto accoglie il ricorso del privato. In tal caso, l’ordinanza viene comunicata all’ufficio o al comando cui appartiene l’organo accertatore dell’infrazione, che deve darne notizia ai ricorrenti.

COME SI FA
Per come intesa dall’articolo 204 del Codice della Strada e dalla legge n. 689/1981 (legge che regola la materia delle sanzioni amministrative), l’ordinanza prefettizia è un provvedimento amministrativo sanzionatorio per la cui validità è necessaria la chiara e precisa esposizione dei fatti che hanno dato luogo alla fattispecie illecita sanzionata dalla legge.
Elemento essenziale del provvedimento, a pena di nullità, è poi la completa e circostanziata motivazione in merito alla validità del verbale di accertamento (che il Prefetto è tenuto a svolgere di ufficio), e in merito ai motivi e al ragionamento logico-giuridico che hanno determinato il Prefetto a non accogliere le eccezioni esposte dal ricorrente nel proprio atto di opposizione. Conformemente a quanto richiesto dalla Legislazione, dunque, sia in caso di ordinanza di accoglimento, sia in caso di ordinanza di rigetto del ricorso proposto dal ricorrente, per la sua validità, è necessaria l’esistenza della motivazione; motivazione che ovviamente è frutto delle risultanze emerse a seguito dell’attività istruttoria e costituisce un’innegabile fonte di garanzia per il singolo cittadino, che è in grado di comprendere appieno, l’iter decisionale seguito dall’Amministrazione decidente nella procedura che lo interessa. 
Vi è poi un ulteriore onere dell’amministrazione, la cui omissione determina la nullità del provvedimento amministrativo emesso. 
Tale onere è costituito dalla necessaria indicazione nel provvedimento amministrativo, dell’avvenuto rispetto dei termini imposti dalla legge, all’amministrazione, per lo svolgimento delle diverse fasi del procedimento sanzionatorio. 
Dagli articoli 203 e 204 del Codice della Strada emerge, infatti, che l’ordinanza di ingiunzione (o quella di archiviazione) debba essere emessa dal Prefetto entro un certo termine, fissato dalla Legge in 120 giorni. 
Al comma 1 bis dell’articolo 204 Codice della Strada, poi, il Legislatore detta un criterio pratico sul meccanismo di computo dei termini che scandiscono l’intera procedura contenziosa, dalla presentazione del ricorso del privato, fino all’istruttoria e decisione del Prefetto. Il comma 1 bis, dispone dunque che, i termini dello stesso comma 1 bis e del comma 2 dell’articolo 203 (ovvero 30 giorni e 60 giorni) e il termine del comma 1 dell’articolo 204 (ovvero 120 giorni) vadano cumulati tra loro, ai fini della considerazione della tempestività dell’adozione dell’ordinanza–ingiunzione.
Questo significa che, decorsi complessivamente 210 giorni senza che il Prefetto si sia pronunciato e abbia emesso l’ordinanza, il ricorso del cittadino deve intendersi accolto.
Nel caso di ordinanza–ingiunzione di pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria, questa va notificata entro 150 giorni dalla sua adozione e il cittadino condannato al pagamento, dovrà pagare l’importo ingiunto, nei 30 giorni successivi. Decorso detto termine senza che il trasgressore abbia provveduto al pagamento, l’ordinanza ingiunzione di pagamento diviene titolo esecutivo e autorizza l’Amministrazione creditrice a procedere a esecuzione forzata sui beni del debitore, fino al totale soddisfacimento del credito vantato in ingiunzione, unitamente alle spese occorse per affrontare l’intera procedura.
Per quanto riguarda la rilevanza dei termini è utile osservare che anche la Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema (sentenza n. 16073 del 18 agosto 2004), sancendo che il rispetto del termine di 210 giorni, complessivamente previsto per l'emissione del provvedimento prefettizio, rappresenta una vera e propria condizione di validità dell'ordinanza-ingiunzione. E del medesimo tenore è anche una recente sentenza (n. 45263/2007), emessa dal Giudice di Pace del mandamento di Roma che ha sottolineato la necessarietà e importanza non solo del rispetto dei termini durante l’intera procedura di emissione dell’ordinanza-ingiunzione, ma anche l’obbligatorietà della comunicazione degli stessi all’interessato; soltanto in tal modo, infatti, si permette all’incolpato di controllare il rispetto della legge da parte dell’Amministrazione procedente durante l’iter applicativo della sanzione che lo riguarda.

CHI
E’ utile ricordare che nei casi di violazione a norme del Codice della Strada, il Legislatore consente al ricorrente di stare in giudizio da solo, sebbene, nella stragrande maggioranza dei casi, la complessità della materia (tra l’altro sempre in costante aggiornamento e perennemente oggetto di osservazione da parte della Giurisprudenza) richiede il sussidio “tecnico”, assistenziale e professionale dell’avvocato.
Ciò precisato, il singolo può azionare autonomamente il giudizio di impugnazione e opposizione al verbale di accertamento e contestazione che gli è stato notificato, presentando ricorso direttamente al Prefetto del luogo in cui è avvenuta l’infrazione, mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento; oppure il ricorso, sempre con raccomandata con avviso di ricevimento, potrà essere notificato al Comando o Ufficio cui fa capo l’organo accertatore e rilevatore dell’infrazione (in tale ultimo caso, sarà il responsabile dell’Ufficio o del Comando che ha ricevuto gli atti, a trasmetterli al Prefetto).
Il privato, qualora lo ritenga opportuno, può formulare al Prefetto richiesta di audizione personale. In tal caso il Prefetto ha l’obbligo di convocare il trasgressore per ascoltare le deduzioni e difese che questo intende proporre. L’audizione personale sospende i termini di cui si è a lungo parlato, che riprenderanno a decorrere dalla data di espletamento dell’audizione. L’ordinanza ingiunzione emessa dal Prefetto, a conclusione del procedimento di accertamento, è passibile di impugnazione al Giudice di Pace.

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