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Commercio di armi

del 17/07/2017
CHE COS'È?

Commercio di armi: definizione

Il commercio di armi presuppone il possesso di una patente specifica che deve essere posseduta da chiunque commerci (o fabbrichi) armi a titolo professionale. Ciò vale anche per il commercio di parti di armi, di munizioni, di accessori di armi o di elementi di munizioni. 


COME SI FA

Quali sono le armi prese in considerazione dalla legge?

La normativa di riferimento è rappresentata dalla legge n. 110 del 18 aprile del 1975, che riguarda il controllo delle armi, degli esplosivi e delle munizioni. L'articolo 1 di questa legge stabilisce che devono essere ritenute armi da guerra, agli effetti delle leggi di pubblica sicurezza e delle leggi penali, tutte quelle che possono essere destinate o sono destinate, per la loro potenzialità di offesa molto significativa, all'impiego bellico per il moderno armamento di truppe italiane o straniere. In questa categoria rientrano anche le bottiglie incendiarie, gli involucri esplosivi, i congegni bellici micidiali di varia natura, gli aggressivi chimici biologici, gli aggressivi radioattivi, le bombe e le parti di bombe.


CHI

produttori di armi.


FAQ

1. Quali sono le armi comuni da sparo secondo la legge?

Per la legge, rientrano nella categoria delle armi comuni da sparo i fucili con due canne ad anima rigata a caricamento successivo con azione manuale, i fucili con una o più canne ad anima liscia, le rivoltelle a rotazione, le carabine e i fucili che usano munizioni a percussione anulare ma non sono a funzionamento automatico, i fucili con due o tre canne miste ad anime rigate o lisce a caricamento successivo con azione manuale, le pistole a funzionamento semiautomatico, le carabine e i fucili a una canna ad anima rigata e le repliche di armi antiche ad avancarica, escluse quelle a colpo singolo. Tra le armi comuni vengono considerati anche i fucili e le carabine che potrebbero essere usati per il munizionamento da guerra ma che hanno un volume di fuoco limitato perché destinati a uso sportivo o a uso di caccia. 

2. Quali sono le norme italiane a proposito dell'immatricolazione delle armi comuni da sparo?

Le armi che vengono introdotte, assemblate o prodotte in Italia devono riportare in una loro parte essenziale o in un'area ben precisa del castello, della carcassa o del fusto la cosiddetta matricola. Quest'ultima deve essere impressa in maniera indelebile e include il Paese di fabbricazione, l'anno di fabbricazione e l'indicazione del fabbricante o dell'assemblatore (con il nome completo, con un marchio o con una sigla). In tutti i casi in cui ciò sia previsto, deve essere riportato anche il numero di iscrizione del prototipo. Sulle canne intercambiabili delle armi deve essere impresso un numero progressivo, mentre il calibro va riportato sulla canna. Tutte le marcature devono poter essere visibili senza l'ausilio di attrezzi. Le parti di armi su cui si trovano le marcature possono essere sostituite, nel caso in cui si rompano o comunque non possano più essere utilizzate per colpa dell'usura: gli interessati devono rottamare le parti vecchie rivolgendosi alle direzioni di artiglieria competenti. La sigla della Repubblica Italiana deve essere apposta a cura del Banco nazionale di prova, che si deve occupare anche di indicare l'anno in cui l'arma è stata introdotta sul territorio nazionale, sempre che questa indicazione non sia già stata messa da un altro Stato che fa parte della Ue. 
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