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Rifiuto di identificazione

del 23/09/2011
CHE COS'È?

Rifiuto di identificazione: definizione

Ai sensi e per gli effetti dell’articolo 651 codice penale si punisce “chiunque, richiesto da un Pubblico Ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, rifiuta di dare indicazioni sulla propria identità personale, sul proprio stato, o su altre qualità personali”.
In via del tutto preliminare si deve rilevare che il reato di cui all’articolo 651 codice penale è stato inserito dal legislatore penale del 1930 fra le contravvenzioni concernenti l’ordine pubblico e la tranquillità pubblica al fine di garantire e di tutelare le funzioni e le prerogative della cosiddetta Polizia di sicurezza.
L’interesse (bene giuridico) tutelato dalla sopraccitata fattispecie incriminatrice è costituito dal potere-dovere di vigilanza attribuito dalla legge all’Amministrazione di appartenenza del Pubblico Ufficiale al quale il rifiuto viene opposto.
La ratio legis dell’articolo 651 codice penale è, infatti, proprio quella di salvaguardare l’esigenza di consentire al Pubblico Ufficiale una pronta e compiuta identificazione del soggetto in circostanze di interesse generale, al fine di evitare ostacoli all’attività di soggetti istituzionalmente preposti all’assolvimento di compiti di prevenzione, di accertamento o di repressione dei reati oppure di semplice garanzia della quiete pubblica.
Il trattamento sanzionatorio previsto dal legislatore per tale fattispecie incriminatrice è quello dell’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a euro  206.
Si tratta di un reato omissivo, a forma vincolata, dove il tentativo non è in alcun modo configurabile.
L’elemento psicologico di questo reato contravvenzionale è rappresentato sia dal dolo che dalla colpa.
Il reato contravvenzionale previsto e punito dall’articolo 651 codice penale è istantaneo, poiché si perfeziona nel momento stesso in cui il soggetto attivo del reato, che ne sia stato legittimamente richiesto, si rifiuta di dichiarare al Pubblico Ufficiale la propria identità personale, a nulla rilevando, ai fini dell’integrazione dell’illecito, che tali indicazioni vengano successivamente fornite o che l’identità del soggetto sia facilmente accertata per la conoscenza personale da parte del Pubblico Ufficiale o per altra ragione (confronta Cassazione penale, sezione VI, sentenza 13 settembre 2007, n. 34689; Cassazione penale, sezione I, sentenza 18 giugno 1997 – 26 settembre 1997, n. 8624).
Analizzando il testo letterale della predetta norma penale incriminatrice si osserva che il rifiuto va riferito non solo al nome e al cognome, ma anche a tutte le altre indicazioni richieste per una completa identificazione.
Infine, particolare attenzione va posta al rapporto con altri reati, tra cui quello di cui all’articolo 4 Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773 (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza – T.U.L.P.S.), che dispone che l’Autorità di pubblica sicurezza può ordinare alle persone pericolose e sospette (e solo ad esse), di munirsi entro un dato termine, di carta di identità e di esibirla ad ogni richiesta degli Ufficiali ed Agenti di pubblica sicurezza, nonché all’articolo 294 Regio Decreto 6 maggio 1940 n. 635 (Regolamento per l’esecuzione del Testo Unico 18 giugno 1931, n. 773, delle leggi di pubblica sicurezza), secondo il quale “la carta d’identità od i titoli equipollenti devono essere esibiti ad ogni richiesta degli Ufficiali e degli Agenti di pubblica sicurezza”.
L’obbligo di esibire la carta di identità ad ogni richiesta degli Ufficiali e Agenti di pubblica sicurezza.sussiste, quindi, solo per le persone pericolose e sospette cui l’autorità di pubblica sicurezza ha ordinato, ai sensi dell’articolo 4 T.U.L.P.S., di munirsi del documento.
Sul punto, la giurisprudenza dei Giudici di legittimità ha stabilito che il rifiuto di consegnare un documento di riconoscimento integra - ricorrendone le altre condizioni richieste dalla legge (persone pericolose o sospette) - gli estremi del reato di cui agli articoli 4 T.U.L.P.S. e 294 del relativo regolamento e non già quello previsto dall’articolo 651 codice penale, trattandosi di reati aventi un diverso elemento materiale ed una diversa obiettività giuridica; l’elemento materiale del reato previsto dall’art. 651 codice penale consiste, infatti, nel rifiuto di fornire indicazioni sulla propria identità e non nella mancata esibizione di un documento, che costituisce violazione dell’articolo 4, comma secondo, T.U.L.P.S., e pertanto l’indicazione orale delle proprie generalità è sufficiente ad escludere il reato (Cassazione penale, sezione I, sentenza 17 marzo 2005, n. 10676). Da ciò ne consegue che, qualora la persona si rifiuti di fornire le indicazioni sulla propria identità personale e di esibire un valido documento di riconoscimento si avrà un concorso materiale della contravvenzione di cui all’articolo 651 codice penale con quella preveduta dalla legge di pubblica sicurezza.

Avv. Cristina Rastelli
Ordine degli Avvocati di Perugia
Studio Legale Avvocato Cristina Rastelli

COME SI FA
Posto che il nostro ordinamento giuridico non prevede un obbligo generale di ostensibilità dei documenti di identificazione, quanto piuttosto, quello di fornire, quando legittimamente richiesto, le indicazioni sulla identità personale (ex articolo 651 codice penale), e che per gli stranieri, secondo quanto previsto dall'articolo 6, comma 3 del Testo Unico n. 286/1998 è stabilito l'obbligo di esibire ad ogni richiesta di Ufficiali e/o Agenti di pubblica sicurezza il passaporto o altro documento di identificazione, ovvero il permesso o la carta di soggiorno, la mera dichiarazione delle cosiddette generalità non garantisce l'autenticità del dichiarato e quindi pone l'organo dell'accertamento nella necessità di dare seguito ad ulteriori esperimenti giuridici atti ad identificare compiutamente il fermato, per mezzo di ulteriori elementi incontrovertibili e, ciò che più conta, storico-documentali.
Uno di tali espedienti giuridici è senz'altro rinvenibile nell'articolo 4 del T.U.L.P.S., laddove è previsto che l'Autorità di pubblica sicurezza può sottoporre a rilievi segnaletici le persone pericolose o sospette, nonchè coloro che non sono in grado o si rifiutano di provare la loro identità. I rilievi segnaletici (in gergo segnalamento), ora adottati praticamente in tutto il mondo, consistono nell'applicazione di procedimenti tecnici all'identificazione personale. Si distinguono:
  • a) i rilievi descrittivi, che consistono nella descrizione generale dell'individuo, quanto al colore dei capelli, degli occhi; la presenza di segni particolari sul corpo, ecc.
  • b) i rilievi dattiloscopici, che consistono nel prelievo delle impronte delle falangi delle dita e del palmo delle mani;
  • c) i rilievi fotografici, che consistono nella fotografia dei particolari del volto (viste frontali e laterali) e del corpo intero, in piedi.
L'insieme di tali rilievi, è confezionato presso il Gabinetto di polizia scientifica in un apposito modulo, denominato cartellino segnaletico, che è quindi inviato al servizio identità del Ministero dell'Interno, per essere classificato ed archiviato e, se del caso, tramite sistemi telematici, successivamente confrontato con altri eventuali rilievi sulla persona. E' infatti ben evidente, che l'insieme degli elementi predetti è sufficiente a dare una compiuta identità fisica della persona, ancorché questa dichiari in altra diversa occasione generalità diverse (cosiddetto alias). Va da sé che le dichiarazioni fornite in prima istanza all'organo di polizia sono sufficienti ad instaurare un procedimento di falso nei confronti della persona stessa laddove questa sia stata già fotosegnalata ma con generalità diverse da quelle attuali.

CHI
Il soggetto attivo del reato di cui all’articolo 651 codice penale può essere “chiunque” riceve la richiesta del Pubblico Ufficiale di fornire indicazioni sulla propria identità personale. Pertanto si tratta di un reato comune.
Dal punto di vista processuale, si tratta di un reato di competenza del Tribunale in composizione monocratica (articolo 33-ter), procedibile d’ufficio (articolo 50 codice di procedura penale) e dove le misure precautelari dell’arresto, del fermo e tutte le altre misure cautelari non sono consentite. Per tale delitto, l’azione penale si esercita mediante la citazione diretta a giudizio di cui agli articoli 550 e seguenti codice di procedura penale o col decreto penale di condanna qualora ne ricorrano i presupposti.

FAQ

E’ ammissibile l'oblazione per il reato di cui all’articolo 651 codice penale?

Sì, per tale fattispecie si deve ritenere ammissibile l’oblazione discrezionale, di cui all’articolo 162 bis codice penale. Il soggetto agente è quindi ammesso ex lege ad estinguere il reato pagando una somma di denaro pari alla metà del massimo dell’ammenda prevista, oltre alle spese del procedimento.

E’ ammissibile la costituzione di parte civile?

L’Amministrazione di appartenenza del Pubblico Ufficiale cui il rifiuto è stato opposto è legittimata a costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico del responsabile del reato, al fine di ricevere ed ottenere l’integrale risarcimento del danno da essa subito (confronta, al riguardo, Cassazione penale, sezione I, sentenza 17 ottobre 2003 – 11 dicembre 2003, n. 47469).

L’obbligo di fornire le proprie generalità quando si intende adempiuto?

Il precetto di cui all’articolo 651 codice penale viene adempiuto allorquando il soggetto legittimamente richiesto indichi al Pubblico Ufficiale (articolo 357 codice penale) le proprie generalità ed eventuali qualità personali. Pertanto, il predetto obbligo non si estende all’esibizione dei documenti di identità, non essendo il soggetto richiesto tenuto a documentare la propria identità personale.

Che differenza c’è tra “accompagnamento per identificazione” e “identificazione della persona indagata”?

Il primo istituto (detto anche fermo per identificazione) non deve essere confuso con l’identificazione della persona indagata e di altre persone, previste dall’articolo 349 del codice di procedura penale. Quest’ultimo consente alla Polizia giudiziaria di accompagnare nei propri uffici per l'identificazione la persona nei cui confronti vengono svolte indagini e le persone in grado di riferire sui fatti, mentre l’articolo 11 della legge 18 maggio 1978, n. 191 ha funzioni essenzialmente preventive, e prescinde dalla commissione di un reato. Questa norma consente agli Ufficiali e agli Agenti di Polizia di accompagnare nei propri uffici una persona allo scopo di procedere alla sua identificazione. L’accompagnamento è consentito unicamente nei seguenti casi: se la persona rifiuta di dichiarare le proprie generalità. Il rifiuto costituisce reato (articolo 651 odice penale) ed il fotosegnalamento avviene in base all’articolo 349 codice procedura penale; oppure quando ricorrono sufficienti indizi per ritenere che le dichiarazioni sulla propria identità siano false; oppure quando ricorrono sufficienti indizi per ritenere che i documenti esibiti siano falsi. L'identificazione dell'indagato, quindi, rientra in una di quelle attività di Polizia giudiziaria di investigazione di cui agli articoli 55 e 348 codice di procedura penale. L'identificazione dell'indagato o dell'informato sui fatti (ex articoli 349 comma 1, codice di procedura penale), avviene direttamente e liberamente, laddove la persona fornisce alla Polizia giudiziaria indicazioni certe sulla propria identità personale (conoscenza diretta, documenti genuini, eccetera): per praticità ed anche al fine di tutelare la persona stessa, questa può essere invitata presso il comando di appartenenza per il tempo strettamente necessario a compilare l'atto di identificazione. In altra ipotesi, laddove la persona rifiuta l'identificazione ovvero fornisce generalità o documenti di identificazione in relazione ai quali sussistono sufficienti elementi per ritenerne la falsità, l'acquisizione delle notizie può avvenire anche coattivamente (ex articolo 349 comma 4, codice di procedura penale), mediante accompagnamento negli uffici della Polizia per il tempo strettamente necessario per la identificazione e comunque non oltre le dodici ore. Quando l'atto di identificazione riguarda la persona sottoposta alle indagini, questa deve essere invitata a dichiarare o eleggere uno dei luoghi indicati nell'articolo 161 codice di procedura penale e debbono essere inoltre osservate le disposizioni di cui all'articolo 66 stesso codice. Peraltro, la mancata dichiarazione o elezione del domicilio nel verbale di identificazione non comporta, di per sé, la nullità dell'atto, ma una mera irregolarità. Di tali attività, secondo quanto disposto dall'articolo 357, comma 1, lettera e), deve essere redatto verbale, nelle forme e con le modalità di cui all'articolo 373 codice di procedura penale e la relativa documentazione è posta a disposizione del pubblico magistrato.
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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

Alessandro

02/09/2012 12:22:37

Spett. le
Avv. Cristina Rastelli
Ordine degli Avvocati di Perugia
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Lo scrivente, Agente di Polizia municipale sopra generalizzato chiede cortesemente se è valida l'Identificazione mediante conoscenza personale, di un soggetto Cittadino Italiano con residenza in Italia, che vive in un paese (UE), il quale ha commesso un reato amministrativo in Italia con un veicolo con targa di un paese (UE) durante le ferie estive in italia.
Distinti saluti.
Con Osservanza: Alessandro EVANGELISTA.

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