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Turbativa del possesso

del 17/02/2016
CHE COS'È?

Turbativa del possesso: definizione

La turbativa di possesso fa parte dei delitti contro il patrimonio: l'articolo 634 del Codice Penale parla, più precisamente, di turbativa violenta del possesso di cose immobili, stabilendo che chi turbi il possesso pacifico di cose immobili di altre persone con minacce o con violenza alla persona è punito con la reclusione per un periodo massimo di due anni ed è soggetto a una sanzione pecuniaria che può andare da un minimo di 103 a un massimo di 309 euro. Il fatto viene ritenuto commesso con minaccia o violenza nel momento in cui sono più di dieci i soggetti che lo compiono. La competenza è del tribunale monocratico e la procedibilità è di ufficio. Non sono consentiti il fermo, l'arresto e le misure cautelari personali.


COME SI FA

Qual è la ratio legis?

Lo scopo della norma, che è natura sussidiaria, è quello di assicurare una specifica copertura penale al pacifico possesso di beni immobili.

CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. Cosa e quali sono le azioni possessorie?

Si parla di azioni possessorie per indicare le azioni a tutela del possesso: esse si distinguono rispetto alle azioni petitorie, che riguardano la tutela di diritti reali. Queste ultime presuppongono la necessità di fornire una prova relativa alla titolarità del diritto, e di conseguenza in molti casi si rivelano prolungate nel tempo o comunque difficoltose; diverso, invece, il caso delle azioni possessorie, che si basano semplicemente sul possesso o sulla scomparsa del possesso stesso. Risulta evidente che le azioni a tutela del possesso sono più snelle e più agili: nel caso in cui il proprietario desideri recuperare il bene, saranno da preferire rispetto alla rivendicazione, che invece rientra tra le azioni petitorie. Certo, nella prassi e nella realtà la situazione è un po' differente rispetto alla teoria e si discosta dalle intenzioni del legislatore, nel senso che spesso i procedimenti, essendo costituiti da più fasi ognuna delle quali presuppone tempi lunghi, possono arrivare a superare i dieci anni di durata. Ecco, quindi, che lo scopo ultimo delle azioni possessorie diventa, semplicemente, quello di essere un rimedio per la tutela dei beni. Proprio per questa ragione, gli avvocati dovrebbero puntare su altri rimedi cautelari a dispetto della tutela possessoria: ne forniscono un esempio evidente la situazione della Germania e quella della Francia, in cui vengono privilegiati i rimedi cautelari urgenti, che hanno il pregio di essere, rispetto a quelli a tutela del possesso tradizionali, non solo più razionali e moderni, ma anche più efficienti, anche perché possono essere esperiti unicamente con fumus boni iuris. 

2. Perché si parla di elemento soggettivo dello spoglio?

Perché i rimedi possessori possano essere esperiti in seguito alla turbativa del possesso, è necessaria la prova dell'elemento soggettivo, che è costituito - appunto - dall'animus turbandi o spogliandi. La dottrina, tuttavia, non di rado ha contrastato questa soluzione, sottolineando che si ha a che fare con un requisito praeter legale, nel senso che non è previsto in maniera esplicita dal legislatore, ma soprattutto inutile, poiché include aspetti che fanno già parte dell'elemento oggettivo dello spoglio. La giurisprudenza, in realtà, continua a sostenere che c'è bisogno della prova dell'animus non solo nell'atto dello spoglio, ma anche nella manutenzione. L'animus in questione è insito nel fatto di impedire che il detentore o il possessore del bene possa goderne, andando contro la sua volontà sia quando questa sia esplicita sia quando questa sia tacita.
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