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Uso di atto falso

del 08/01/2016
CHE COS'È?

Uso di atto falso: definizione

L'uso di atto falso è un reato che viene commesso da chi fa uso di un atto falso senza essere concorso nella falsità. Nel caso in cui il falso sia rappresentato da scritture private, la pena è prevista unicamente se la persona ha agito con lo scopo di recare un danno ad altri o di procurare un vantaggio, a sé o ad altri. Perché si possa parlare di uso, non è importante la modalità con la quale il documento è stato utilizzato: rileva, invece, che si sia trattato di un uso vero e proprio, e quindi non di semplici atti preparatori, per evitare di incappare in una anticipazione eccessiva della soglia di punibilità. Dal punto di vista dell'elemento psicologico, perché si integri il reato occorre che il soggetto sia a conoscenza del fatto che il documento che ha usato è falso e che lo abbia adoperato a fini probatori in maniera deliberata. L'agente, dunque, deve avere usato l'atto come se si trattasse di un documento vero. 

COME SI FA

Quali sono le note procedurali relative all'uso di atto falso?

La competenza è del tribunale monocratico, mentre la procedibilità è di ufficio per i casi che riguardano i testamenti olografi e gli atti pubblici (negli altri casi è a querela). 

Qual è la ratio legis?

Il legislatore, stando alla dottrina maggioritaria, ha previsto di tutelare la finalità e la funzione che contraddistinguono l'atto che determina la condotta criminosa, oltre alla fiducia della collettività rispetto alla genuinità e alla verità dei documenti. 


CHI

Un avvocato penalista, visto che il reato è contemplato dal Codice Penale.


FAQ

1. Chi espone un permesso per il parcheggio dei disabili non valido commette il reato di uso atto falso?

No, come evidenzia la sentenza numero 22578/2010 della Cassazione, che ha stabilito che esporre sulla propria macchina una fotocopia in bianco e nero di un permesso di parcheggio destinato alle persone invalide non integra il reato di uso di atto falso, in quanto la fotocopia stessa non può certo simulare il documento originale (a colori), mostrando in modo evidente che si tratta di una riproduzione fotostatica. Diverso, invece, è il discorso nel caso di un soggetto che sul cruscotto del proprio veicolo espone una riproduzione fotostatica di contrassegno per il parcheggio dei disabili (avendo posteggiato il mezzo in una zona in cui vige l'obbligo di pagare la sosta), poiché in questa circostanza si riscontra una attività finalizzata alla contraffazione, vale a dire mirata alla fraudolenta imitazione di un documento autorizzativo che è caratterizzato da caratteristiche formali specifiche. La riproduzione, insomma, intende apparire come documento originale, in modo fraudolento. 

2. Si può parlare di uso di atto falso quando si è in presenza di diplomi di laurea rilasciati all'estero?

A questo proposito può essere interessante consultare la sentenza 42093/2008 della Cassazione che riguarda il sequestro di diplomi di laurea ottenuti all'estero da ragazzi italiani tramite dichiarazioni false sulla frequenza dei corsi: ebbene, la Corte ha stabilito che non si può configurare un diritto alla restituzione. In sostanza, i diplomi di laurea che sono stati rilasciati da una università straniera non possiedono un valore di titolo legale se non con una procedura di exequatur: per questo motivo l'uso di tali diplomi non è vietato, anche se si tratta di attestati che sono ideologicamente falsi, ma è ovviamente proibito il loro utilizzo se è finalizzato a conseguire il riconoscimento di titoli legali in Italia. 
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