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Commercio di prodotti con marchi falsi

del 21/10/2015
CHE COS'È?

Commercio di prodotti con marchi falsi: definizione

Cos'è

Il commercio di prodotti con marchi falsi è un reato previsto dall'articolo 474 del Codice Penale, e avviene quando una persona possiede dei prodotti industriali (borse, pantaloni, giacche, e così via) o opere di ingegno (dischi musicali, dvd di film, eccetera) con segni distintivi o marchi, sia italiani che stranieri, alterati o contraffatti, allo scopo di porli in vendita, venderli, farne commercio o comunque metterli in circolazione. Il reato è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con una sanzione pecuniaria tra i 3.500 euro e i 35.000 euro. 


COME SI FA

La circostanza più comune in cui si materializza il commercio di prodotti con marchi falsi è quella di persone, perlopiù di origine straniera, che vengono trovate in possesso di merce contraffatta con l'intenzione di venderla in spiaggia, per strada, davanti alle uscite della metropolitana, o comunque in luoghi non adatti alla vendita. Il reato sussiste tutte le volte in cui si accerta la messa in atto di commercio con marchi contraffatti. Diverse sentenze della Cassazione hanno sottolineato che non è necessario che il cliente venga tratto in inganno a proposito della genuinità e della esatta provenienza della merce affinché il reato si concretizzi. Ciò è dovuto al fatto che la fattispecie di reato non ha lo scopo di tutelare l'acquirente, o comunque non solo, ma si pone soprattutto l'obiettivo di tutelare la pubblica fede, da intendersi come l'affidarsi dei cittadini a segni distintivi o marchi che servono a identificare e garantire prodotti industriali e opere di ingegno. La sentenza della Corte di Cassazione Sezione 2 Penale n. 25073 del 2 luglio del 2010, inoltre, ha stabilito che non è necessario che l'inganno si realizzi concretamente e avvenga effettivamente, in quanto si ha a che fare con un reato di pericolo. 


CHI

Un avvocato penalista, magari specializzato in diritto dell'immigrazione se l'imputato è una persona straniera, con o senza permesso di soggiorno.


FAQ

1. E se una persona non fosse consapevole di vendere merce contraffatta?

Questa ipotesi non è contemplata: non possono esistere, infatti, dubbi a proposito della consapevolezza della merce che si vende, anche perché si sta parlando di una vendita che avviene al di fuori dei canali tradizionali. Insomma, non in negozi o in mercatini riconosciuti, ma in parchi, stazioni e altre location che non sono deputate alla vendita. Inoltre, tutta la merce viene venduta a prezzi nettamente inferiori rispetto a quelli originali, e anche questo è un aspetto che non può lasciare spazio a interrogativi. Insomma, da un lato ci sono prodotti che vengono messi in vendita in negozi di lusso e che hanno un costo elevato, e dall'altro lato ci sono prodotti che vengono messi in vendita su un marciapiede e che hanno un prezzo basso: non ci possono essere margini di errore. 

2. C'è bisogno di una perizia che verifichi che un prodotto è stato contraffatto?

No, nel corso delle indagini preliminari il pubblico ministero delegato per le indagini può ritenere che non ci sia bisogno di ricorrere a una perizia con lo scopo di verificare che la valutazione di falsità della merce che è stata posta sotto sequestro dagli organi di polizia intervenuti sia fondata, anche alla luce delle condizioni di vendita in essere. Tale decisione può essere motivata in diversi modi, sia con l'esperienza delle forze dell'ordine, sia con la circostanza che dei prodotti di lusso messi in commercio in canali di vendita non tradizionali e a prezzi bassissimi rappresentino un elemento sufficiente a fare intuire che la merce in questione non sia originale. La giurisprudenza è molto chiara da questo punto di vista, e le condizioni di vendita diverse da quelle applicate dalle case produttrici sono sufficienti per evidenziare la falsificazione dei marchi, anche se la difesa dovesse porre l'accento sull'assenza di prove a proposito della contraffazione della merce. 
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