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Violazione di sigilli

del 02/11/2016
CHE COS'È?

Violazione di sigilli: definizione

La violazione di sigilli è un reato previsto dall'articolo 349 del Codice Penale, che stabilisce una pena da sei mesi a tre anni di reclusione (con una multa da 103 a 1032 euro) per chiunque violi i sigilli apposti per ordine dell'Autorità o per disposizione della legge con lo scopo di garantire l'identità o la conservazione di una cosa. La pena è aumentata (reclusione da tre mesi a cinque anni e multa da 309 a 3098 euro) nel caso in cui il colpevole sia il soggetto che ha la cosa in custodia. Devono essere intesi come sigilli tutti i segni esteriori identificativi posizionati su una cosa immobile o su una cosa mobile con l'intento di dimostrare il divieto, imposto dalla pubblica amministrazione, di manomissione o di disposizione di quella cosa. Vale la pena di precisare che nel dispositivo dell'articolo 349 del Codice Penale è presente la specifica locuzione "assicurare la conservazione o l'identità di una cosa", a proposito della quale - però - vi è una divergenza di vedute e di interpretazioni: alcuni, infatti, optano per un'interpretazione restrittiva, che non include i casi in cui i sigilli vengano apposti con il solo obiettivo di evitare la continuazione di un'attività non lecita, mentre altri puntano su un'interpretazione più ampia.


COME SI FA

Qual è la ratio legis?

Lo scopo della norma è quello di impedire manomissioni non autorizzate di cose che sono sottoposte al vincolo dell'Autorità pubblica, al fine di mantenere la loro integrità.


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. I sigilli devono essere sempre "materiali"?

No, come mette in evidenza la sentenza n. 24684 del 2015 della Corte di Cassazione, secondo la quale non è necessario, ai fini della configurabilità del reato di violazione dei sigilli, che gli stessi siano stati apposti materialmente o che siano stati rimossi o rotti, dal momento che è sufficiente l'esistenza di uno o più atti che rendano manifesta la volontà, da parte dell'Autorità pubblica, di garantire la cosa sequestrata e di tutelarla contro qualsiasi manomissione o condotta di disposizione compiuta da soggetti non autorizzati. In pratica, l'oggetto della tutela penale è l'interesse pubblico ad assicurare il rispetto di una certa cosa immobile o mobile per garantire la sua consistenza oggettiva, la sua identità e la sua conservazione. La sentenza si riferisce, nel caso specifico, a un sequestro di un immobile che era stato oggetto di lavori abusivi. Un'altra sentenza che conferma tale interpretazione è la n. 3133 del 2014.

2. Qual è il momento in cui si consuma il reato di violazione dei sigilli?

Il momento consumativo del reato può essere identificato nell'accertamento eseguito sulla base di considerazioni logiche, di elementi indiziari o di fatti noti, a meno che non venga provata la sussistenza di circostanze anomale o particolari in grado di favorire la confutazione della valutazione di presunzione e, di conseguenza, di mettere in dubbio l'epoca in cui il fatto è stato commesso. 

3. Anche un custode che non vigila come dovrebbe commette il reato?

Sì, come indicato dalla sentenza n. 35956 del 2010 della Cassazione, che evidenzia - appunto - che il custode di un bene posto sotto sequestro che non ha vigilato in maniera adeguata sull'integrità dei sigilli apposti può essere chiamato a rispondere del reato di violazione di sigilli, anche se il custode in questione risiede in un altro luogo rispetto a quello in cui si trova il bene sequestrato.
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