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Peculato

del 06/11/2015
CHE COS'È?

Peculato: definizione

Il peculato è un reato previsto dal diritto penale italiano: l'articolo 134 del Codice Penale stabilisce che lo commette chi, in qualità di incaricato di pubblico servizio o di pubblico ufficiale, si appropria di denaro o di una proprietà altrui potendo disporne in virtù del suo servizio o del suo incarico. La pena prevista è la reclusione, da un minimo di quattro a un massimo di dieci anni. La competenza spetta al tribunale collegiale, mentre la procedibilità è di ufficio. 


COME SI FA

Che cosa caratterizza il peculato?

Il peculato non è altro che una appropriazione indebita di soldi o di "altra cosa mobile" che sia in possesso o nella disponibilità del pubblico ufficiale nel momento in cui consuma il reato o tenta di consumarlo. Questa fattispecie delittuosa include anche la semplice detenzione, la distruzione o l'alienazione indebita del denaro. La giurisprudenza, in genere, facendo riferimento al principio della punibilità delle condotte che possono essere considerate concretamente offensive, ritiene che il reato non sussista nel caso in cui l'appropriazione riguardi oggetti senza alcun valore economico o comunque caratterizzati da un valore così modesto che chi ne subisce la perdita non veda minimamente lesa l'integrità del proprio patrimonio. 

Che cos'è il peculato di vuoto cassa?

Una particolare forma di peculato è il cosiddetto peculato di vuoto cassa, che si verifica nel momento in cui il colpevole del reato si appropria di una certa quantità di soldi o di proprietà specifiche avendo comunque intenzione di restituirli prima del rendiconto.


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. Perché si chiama peculato? Che cosa significa?

Il termine "peculato" ha origini molto antiche, risalenti a circa due millenni fa: tale reato, infatti, faceva già parte dell'ordinamento giuridico romano. La parola "peculato" deriva, quindi, dal latino "pecus", vale a dire "gregge": ai tempi, infatti, l'appropriazione indebita non aveva a che fare con il denaro pubblico, ma riguardava il frutto di bestiame pubblico.

2. Perché è previsto il reato di peculato?

L'oggetto della tutela penale non va individuato unicamente nella tutela del prestigio degli enti pubblici e del loro regolare funzionamento, ma anche nello scopo di impedire che la pubblica amministrazione subisca dei danni patrimoniali concreti. Proprio per questo motivo, il dolo non viene considerato come generico ma specifico, in quanto, oltre al funzionamento degli enti pubblici, va a ledere anche il funzionamento della pubblica amministrazione.

3. Che differenza c'è tra peculato e peculato d'uso?

Il peculato d'uso è previsto dal comma 2 dell'articolo 314 del Codice Penale, e consiste nell'appropriazione, da parte di un incaricato di pubblico servizio o di un pubblico ufficiale, di una certa proprietà con l'obiettivo di usarli sono momentaneamente, per poi restituirli in seguito. Questa fattispecie, come si può immaginare, può sussistere solo con le cose mobili cosiddette non fungibili, e non con il denaro, che viene definito bene fungibile. Il caso tipico di peculato d'uso è quello di un pubblico ufficiale che usa un'auto di servizio per fini privati: in questa situazione, ovviamente, non intende rubarla, ma semplicemente appropriarsene per un certo periodo di tempo. Per il peculato d'uso la pena prevista è la reclusione, da un minimo di sei mesi a un massimo di tre anni.

4. Esistono altre fattispecie di peculato?

Sì, un altro esempio di peculato è il cosiddetto peculato mediante profitto dell'errore altrui, reato previsto dall'articolo 316 del Codice Penale. Esso si verifica nel momento in cui, nell'esercizio delle proprie funzioni, un pubblico ufficiale riceve denaro o altre utilità in maniera indebita, trattenendoli per sé o per un'altra persona, in conseguenza di un errore altrui (spontaneo; se è indotto, si concretizza una truffa). In questo caso, così come per il peculato d'uso, la pena prevista è la reclusione, da un minimo di sei mesi a un massimo di tre anni. 
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