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Violenza o minaccia al pubblico ufficiale

del 08/02/2016
CHE COS'È?

Violenza o minaccia al pubblico ufficiale: definizione

La violenza o minaccia al pubblico ufficiale è un reato previsto dall'articolo 336 del Codice Penale, e prevede che chiunque commetta un atto di violenza nei confronti di un incaricato di un pubblico servizio o di un pubblico ufficiale o lo minacci allo scopo di obbligarlo a compiere un atto contrario ai propri doversi o a evitare di agire secondo il suo ufficio o il suo servizio viene punito con un periodo di reclusione da un minimo di sei mesi a un massimo di cinque anni. Nel caso in cui le persone vengano obbligate a compiere un atto del proprio servizio o del proprio ufficio, la pena è di non più di tre anni. La competenza è del tribunale monocratico, mentre la procedibilità è di ufficio. Consentite le misure cautelari personali e le misure coercitive, ma non il fermo; l'arresto, invece, è facoltativo.


COME SI FA

Che cosa si intende con l'espressione "violenza o minaccia"?

Questa locuzione rappresenta un elemento fondamentale della fattispecie, poiché implica degli strumenti in grado di costringere il soggetto pubblico e di coartare la sua volontà fino a conferire all'ipotesi delittuosa il quid di disvalore necessario. Non bisogna confondere questo delitto con quello di resistenza a pubblico ufficiale, che presuppone che la violenza o minaccia accompagni l'atto compiuto dall'incarico di pubblico servizio o dal pubblico ufficiale. In questo caso, invece, lo precede. 


CHI

Un avvocato penalista.


FAQ

1. La minaccia a pubblico ufficiale può essere considerata un reato nel caso in cui non influenzi la sua volontà?

Secondo la Cassazione, no. Il riferimento è alla sentenza numero 28701 del 17 luglio del 2012, relativa a un caso di minacce che erano state rivolte a un pubblico ufficiale. Nell'occasione, gli ermellini hanno specificato che la violazione dell'articolo 336 del Codice Penale si configura unicamente nell'eventualità in cui la violenza o minaccia sia in grado di obbligare il pubblico ufficiale a mettere in atto un comportamento che non vorrebbe mettere in atto. In altre parole, non si può parlare di reato se la determinazione del pubblico ufficiale non viene influenzata dalla violenza o minaccia. Nello specifico, la vicenda riguardava un giovane che, insieme con un altro ragazzo, aveva minacciato un agente di polizia municipale per impedirgli di eseguire il fermo amministrativo del ciclomotore su cui i due stavano viaggiando in compagnia di un altro ragazzo e il conseguente affidamento in custodia. Ebbene, per la Cassazione questa condotta non rappresentava una minaccia a pubblico ufficiale, ma semplicemente un oltraggio a pubblico ufficiale, che tuttavia non è previsto come reato dalla legge in quanto è stato abrogato nel 1999 dall'articolo 18 della legge numero 205. In sostanza, la violenza o minaccia deve risultare diretta a obbligare il pubblico ufficiale a rendersi protagonista di un atto non in linea con i propri doveri: nel caso specifico, invece, gli imputati avevano pronunciato espressioni ingiuriose e volgari, oltre che minacciose, ma solo in seguito al compimento dell'atto, in quanto il sequestro del mezzo da parte dell'agente municipale era già stato deciso. Quindi, nel loro comportamento non c'era alcuna finalizzazione a incidere sul comportamento del pubblico ufficiale. 

2. Cosa distingue l'articolo 336 e l'articolo 337 del Codice Penale?

Come visto, il criterio temporale è quello che differenzia la violenza o minaccia (articolo 336) dalla resistenza (articolo 337) al pubblico ufficiale. La violenza o minaccia, infatti, deve riguardare una attività che si compirà successivamente. 
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