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Controversie internazionali: conciliazione e arbitrato

del 14/11/2016
CHE COS'È?

Controversie internazionali conciliazione e arbitrato: definizione

La conciliazione e l’arbitrato rappresentano due vie alternative per la risoluzione delle controversie internazionali. L’arbitrato è un mezzo di soluzione pacifica e ha per oggetto il regolamento di liti tra Stati, sulla base del rispetto del diritto, per opera di giudici scelti dagli Stati stessi: ciò presuppone che, nel momento in cui ci si affida all’arbitrato, ci si impegni ad assoggettarsi alla pronuncia in buona fede. In sostanza, gli Stati decidono di dirimere una controversia, che può essere sia presente che futura, attraverso la decisione di arbitri: si tratta di una forma di regolamento giudiziale, dal momento che la procedura arriva a termine con una sentenza arbitrale la cui efficacia è obbligatoria per le parti in causa. Per questo motivo l’arbitrato differisce rispetto ai mezzi diplomatici di soluzione, i quali si concludono con un accordo tra le parti. La conciliazione è, per l’appunto, un mezzo diplomatico di soluzione delle controversie internazionali. Le commissioni di conciliazione in genere sono formate da Stati e da individui: il loro incarico è quello di prendere in esame i vari aspetti della controversia per poi avanzare una proposta di soluzione. Tale proposta può essere rifiutata o accettata dalle parti. Prima di ricorrere alla conciliazione si è solito ricorrere all’arbitrato, a maggior ragione nei trattati multilaterali, ma va detto che la conciliazione sempre più di frequente diventa obbligatoria: il che vuol dire che uno degli Stati contraenti ha la possibilità di dare avvio alla procedura conciliativa in maniera unilaterale.


COME SI FA

Come devono essere gestite le controversie che derivano dai contratti internazionali?

Come si può facilmente immaginare, nella redazione di un contratto internazionale l’individuazione dei modi di risoluzione delle controversie che eventualmente possono scaturire tra le parti ha un ruolo fondamentale: lo scopo è quello di prevedere un sistema di risoluzione che risulti equilibrato il più possibile, e pertanto permetta di non avvantaggiare né una parte né l’altra. In effetti, non di rado si verifica la circostanza per la quale la parte più forte contrattualmente precostituisca una situazione favorevole alle proprie esigenze.


CHI

Un avvocato esperto in diritto internazionale.


FAQ

1. Cosa fa il giudice?

Nel momento in cui il giudice reputi non necessario un ordine di modifica, di rettifica o di integrazione della domanda, questa viene valutata, in modo tale che possa essere accolta (con ingiunzione di pagamento) o rigettata a seconda delle circostanze. Nel caso in cui ci fosse un rigetto, deve essere precisato il motivo ostativo che ha portato a tale decisione, e che va comunicato al creditore.

2. Quali possono essere i motivi ostativi che portano al rigetto della domanda?

Sono molti i potenziali motivi ostativi: la domanda può essere rifiutata, per esempio, perché non sono stati rispettati tutti i requisiti necessari per la sua presentazione, oppure perché il credito che viene preteso non è di tipo pecuniario, o ancora perché si tratta di una controversia non transfrontaliera. Un altro motivo ostativo può essere che il credito è palesemente infondato; da considerare anche i casi in cui il giudizio verta su una materia esclusa, i casi di credito non liquido, i casi di incompetenza giurisdizionale, i casi di credito non esigibile, i casi di domanda non completa o i casi di domanda errata. Infine, una domanda può non essere accolta perché la proposta del giudice conseguente a una domanda parzialmente ricevibile non è stata accettata o perché la domanda non è stata corretta nei termini specificati dal giudice. A prescindere dalla motivazione del rigetto, la pronuncia in questione non può essere impugnata; nulla vieta, in ogni caso, di riproporre la domanda, che sia con una procedura ordinaria o con una procedura europea a seconda delle circostanze. 

3. Tutte le controversie sono arbitrabili?

No, non tutte lo sono: in casi specifici, infatti, la legge riserva materie specifiche alla cognizione esclusiva dei giudici interni, cosicché per queste materie non è efficace la scelta dell’arbitrato. In tali circostanza, per la risoluzione della disputa non c’è altro modo che ricorrere in sede giurisdizionale.

4. Quali sono i vantaggi offerti dall’arbitrato?

È proprio nelle controversie internazionali che l’arbitrato mette in evidenza tutti i vantaggi che lo caratterizzano, visto che in queste situazioni sono in conflitto soggetti che non solo parlano lingue differenti, ma che appartengono anche a ordinamenti giuridici distanti e a culture diverse. Ecco perché la soluzione arbitrale è indicata: prevede, infatti, la facoltà di dare vita a collegi misti, che siano formati da arbitri selezionati negli Stati a cui appartengono tutti i contraenti. Per fare sì che in una controversia internazionale si possa fare riferimento alla procedura arbitrale è indispensabile inserire la cosiddetta clausola compromissoria all’interno del contratto. In ogni caso, il compromesso arbitrale permette alle parti di sottoporre una eventuale controversia alla decisione di arbitri anche successivamente al momento in cui la controversia stessa insorge. Il compromesso è un contratto di diritto privato che assegna agli arbitri l’incarico di emettere una decisione (il lodo).
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