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Eredità: rappresentazione nella successione

del 31/08/2016
CHE COS'È?

Eredità rappresentazione nella successione: definizione

La rappresentazione nella successione è cosa ben diversa rispetto alla rappresentanza: secondo l'articolo 467 del Codice Civile, si riferisce al caso in cui una persona chiamata a ricevere in eredità non voglia o non possa farlo: per esempio, perché rinuncia, perché è indegno o semplicemente perché muore prima che l'eredità sia stata accettata. In casi come questi al posto del chiamato impossibilitato ad accettare l'eredità entrano in gioco i suoi discendenti. Attenzione, però: i discendenti non si limitano a subentrare semplicemente, ma lo fanno nel grado e nel luogo di chi non ha ricevuto l'eredità, sostituendosi al loro ascendente in tutto e per tutto. Non è detto, ad ogni modo, che la rappresentazione nella successione si verifichi tutte le volte che un'eredità non viene accettata: è necessario, infatti, verificare il rapporto di parentela tra il de cuius e chi non ha accettato l'eredità. La rappresentazione si applica sia per la successione legittima che per la successione testamentaria. 


COME SI FA

Come influisce il rapporto di parentela tra il de cuius e chi non accetta l'eredità?

Per capire se la rappresentazione nella successione possa avere luogo o meno è indispensabile capire se chi non ha accettato l'eredità fosse o meno un fratello (o una sorella) o un discendente (anche se figlio adottivo) del de cuius: nel primo caso si parla di una parentela in linea collaterale, mentre nel secondo caso si parla di una parentela in linea retta. Solo in tali circostanze i discendenti di chi non ha voluto o potuto ricevere l'eredità hanno il diritto di succedere per rappresentazione; viceversa, nel caso in cui con il de cuius ci fosse un rapporto di parentela di altro genere, vengono messe in atto le regole consuete previste per la successione.


CHI

Il notaio.


FAQ

1. Che cos'è la rappresentazione?

Nell'ambito della rappresentazione, si hanno due figure: il rappresentante e il rappresentato. Il primo è il discendente che è chiamato a succedere all'ascendente; il secondo è, appunto, l'ascendente che non ha la possibilità o non ha intenzione di accettare. Si tratta di un istituto che proviene dal diritto romano, secondo cui un soggetto può acquistare l'eredità di un altro soggetto se questo non può succedere. L'obiettivo della rappresentazione è fare in modo che i figli non perdano i beni ereditati dal loro avo da parte del loro ascendente nel caso in cui l'ascendente stesso decida di non partecipare all'eredità. Viene, in sostanza, tutelata la famiglia del rappresentato, sia che si tratti di famiglia legittima, sia che si tratti di famiglia che includa i discendenti naturali. 

2. Cosa prevede l'articolo 469 del Codice Civile a proposito della rappresentazione nella successione?

Nel Codice Civile è previsto che la rappresentazione abbia luogo in infinito, anche nel caso di unicità di stirpe. Ma cosa vuol dire che la rappresentazione ha luogo in infinito? Semplicemente, che se i discendenti che sono chiamati in rappresentazione a loro volta non vogliono o non possono accettare, il loro posto viene preso dai loro discendenti; se anche questi rifiutano o sono impossibilitati, tocca ai loro discendenti; e così via. La divisione deve essere effettuata in base alle stirpi: nell'eventualità in cui da uno stipite siano derivati più rami, anche in ogni ramo la suddivisione avviene in base alle stirpi, e per capi. Per quel che riguarda le stirpi, esse non sono altro che i gruppi di discendenti di ogni chiamato. 
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