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Assistenza nelle controversie di lavoro in fase conciliativa e arbitrale

del 27/06/2016
CHE COS'È?

Assistenza nelle controversie di lavoro in fase conciliativa e arbitrale: definizione

L'assistenza nelle controversie di lavoro in fase conciliativa e arbitrale tiene conto delle novità che sono state introdotte con il cosiddetto Collegato lavoro, vale a dire la legge n. 183 del 4 novembre del 2010, che ha messo in evidenza un approccio nuovo da parte del legislatore rispetto ai contenziosi in questo ambito. La centralità del giudice ordinario, infatti, è ormai venuta meno, e questa figura non rappresenta più il presidio di tutela indispensabile della parte debole. In alternativa alla giurisdizione statale, quindi, c'è un regime di proposte da prendere in considerazione, con procedimenti arbitrali e meccanismi di conciliazione facoltativi. In sostanza, con il Collegato lavoro nelle controversie di lavoro la conciliazione non ha più carattere obbligatorio ed è solo un'opzione che può essere presa o non presa in considerazione. La procedura conciliativa non è più propedeutica, e volendo per far valere i propri diritti si ha la possibilità di agire direttamente di fronte al giudice di pace. Le parti, in sintesi, non hanno più il dovere, ma solo il potere di fare riferimento alla conciliazione. Per l'assistenza in queste controversie, ci si rivolge - in genere - a un consulente del lavoro.


COME SI FA

Qual è la competenza territoriale del giudice del lavoro?

La competenza territoriale del giudice del lavoro, che influisce direttamente sulla competenza territoriale della commissione di conciliazione, deve essere stabilita secondo tre criteri alternativi tra loro, che possono essere scelti direttamente dal proponente. Si può fare riferimento, quindi, al foro della dipendenza dell'azienda in cui il lavoratore è impiegato o era impiegato fino alla conclusione del rapporto, al foro dell'azienda, cioè il luogo in cui i poteri amministrativi e direttivi dell'azienda sono accentrati anche se il lavoratore è o era impiegato in un'altra sede, o al foro del luogo nel quale è sorto il rapporto, cioè il luogo in cui l'attività di lavoro ha avuto inizio o in cui il contratto è stato stipulato.


CHI

I consulenti del lavoro e i giudici del lavoro. 


FAQ

1. Qual è il ruolo di una commissione di conciliazione?

Dal punto di vista formale, una commissione di conciliazione è costituita da un magistrato collocato a riposo come presidente; in alternativa, la presidenza può spettare al direttore della direzione provinciale del lavoro o a un suo delegato. Nella commissione sono presenti, poi, quattro rappresentanti effettivi dei datori di lavoro, quattro supplenti dei datori di lavoro, quattro rappresentanti effettivi dei lavoratori e quattro supplenti dei lavoratori: ognuno di essi viene indicato dalle rispettive organizzazioni sindacali più importanti sul territorio. 

2. Come viene avviata la procedura?

Il proponente è nella maggior parte dei casi il lavoratore, ma può trattarsi anche del prestatore di lavoro, del committente o del datore di lavoro. Affinché la procedura di conciliazione possa avere inizio, è necessario presentare la domanda relativa, inviandola con una raccomandata con avviso di ricevimento o consegnandola a mano, presso la segreteria della commissione. All'interno della richiesta deve essere specificato il luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro, e devono essere esposti i fatti, con la descrizione dei motivi che fondano la pretesa. 

3. Come si arriva a un accordo?

Si può giungere a un accordo in due modi diversi: o nel corso della procedura di conciliazione o al di fuori della commissione. In questo secondo caso, l'accordo deve comunque essere portato in sede di conciliazione, allo scopo di ratificarlo. Sarà la commissione a valutare la sua congruità.
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