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Pratica collaborativa nei conflitti familiari

del 22/05/2013
CHE COS'È?

Pratica collaborativa nei conflitti familiari: definizione

Nell’ambito del diritto di famiglia, la pratica collaborativa è un nuovo efficace strumento per raggiungere accordi condivisi tra le parti in conflitto, utilizzato soprattutto per addivenire ad accordi di separazione (anche tra genitori naturali) o di divorzio.
Diffusa negli Stati Uniti e in Canada, questa pratica si sta attualmente sviluppando anche in Europa.
Le parti non delegano a terzi le decisioni  ma sono protagoniste nella ricerca di possibili soluzioni che corrispondano ai propri interessi e bisogni, pur restando comunque costantemente assistite dai rispettivi legali.
Caratteristiche fondamentali della pratica collaborativa sono le seguenti:
  • l’incarico agli avvocati è limitato alla negoziazione, perciò se questa non dovesse condurre ad un accordo che soddisfi gli interessi di entrambe le parti, i legali non potranno più in nessun modo, neanche indiretto, assistere i clienti in successivi contenziosi;
  • la negoziazione è regolata da un formale contratto e improntata ai principi di buona fede e trasparenza, le cui violazioni sono sanzionate con la necessaria interruzione del procedimento;
  • la negoziazione si svolge secondo il metodo di Harvard;
  • il procedimento è garantito da riservatezza: tutte le informazioni conosciute durante la procedura non potranno essere utilizzate in eventuali successivi giudizi.
La pratica prende avvio con la firma dell’accordo di partecipazione, un contratto sottoscritto sia dalle parti in conflitto che dagli avvocati, con il quale tutti i partecipanti espressamente accettano i sopra esposti principi generali del diritto collaborativo ed assumono specifici impegni:

  • impegno ad utilizzare forme rispettose di comunicazione,
  • allo scambio continuativo (con modalità concordate) di tutte le informazioni rilevanti, di natura economica e personale, che possano influenzare le decisioni da assumere;
  • a privilegiare l’interesse ed il benessere psicofisico dei figli e salvaguardare la continuità del loro rapporto con ciascun genitore;
  • a cercare di comprendere gli interessi ed i bisogni dell’altra parte senza minacciare azioni giudiziarie;
  • a garantire la riservatezza delle informazioni raccolte (i documenti vengono infatti esibiti con modalità che impediscano la successiva produzione in altri contesti).
Ove occorra, le parti possono avvalersi di professionisti esperti di particolari problematiche, quali ad esempio psicologi, neuropsichiatri infantili, commercialisti, consulenti finanziari. Anch’essi sottoscrivono l’impegno all’osservanza dei principi e delle regole della pratica collaborativa.
Nell’esperienza straniera, spesso si utilizza anche un coach quale facilitatore della comunicazione durante gli incontri.
Il procedimento è scandito da tappe precise e regole dettagliate, le quali non hanno una funzione formale ma sono volte a garantire interessi sostanziali delle parti in conflitto: che nessuno si senta sopraffatto, che le emozioni delle parti vengano rispettate, che si costruisca una fiducia durevole, che sia favorita la scoperta di possibilità inizialmente impensate e che possano pertanto emergere soluzioni creative, infine che l’accordo sia raggiunto solo a fronte della maturazione di un autentico consenso.    
I suddetti fini sono perseguiti anche attraverso l’utilizzo di tecniche di comunicazione da parte degli avvocati volte a preservare in ogni circostanza il lavoro di squadra.
Fermo restando che, comunque, l’impegno di collaborazione non implica in alcun modo il venir meno di tutti i doveri deontologici dell’avvocato nei confronti del proprio cliente, e pertanto in primo luogo il dovere di fedeltà agli interessi dello stesso.
A fronte degli impegni assunti, i vantaggi di questa pratica sono notevoli, e si possono meglio comprendere considerando anche una prospettiva a lungo termine sulla vita delle persone che si trovano ad affrontare conflitti familiari: si rimanda alla sezione FAQ.

COME SI FA
Alle pattuizioni raggiunte potrà essere attribuita l’efficacia richiesta dall’ordinamento.
Per esempio, se la procedura ha ad oggetto una separazione dei coniugi o un divorzio, gli accordi vengono trasfusi in un normale ricorso per separazione consensuale o divorzio congiunto.
Taglio
L’esito positivo non è ovviamente garantito. Scegliendo la pratica collaborativa le parti si impegnano a profondere ogni sforzo per il raggiungimento di un accordo condiviso ma non rinunciano al diritto di agire in giudizio. Tale diritto potrà tuttavia essere esercitato solo allo scadere del termine previsto dal contratto di partecipazione, ovvero 30 giorni dalla comunicazione scritta di interruzione del procedimento; inoltre, come si è detto, potrà essere esercitato solo a mezzo di nuovi difensori.

CHI
Gli avvocati possono praticare il diritto collaborativo solo a seguito di una specifica formazione ed all’adesione ad una Associazione di avvocati praticanti il diritto collaborativo (le due Associazioni italiane fanno capo all’IACP, International Academy of Collaborative Professionals).
E’ escluso che un solo avvocato assista entrambe le parti. Gli altri professionisti eventualmente coinvolti, invece, possono anche rivestire il ruolo di terzo imparziale nominato da entrambe le parti quale esperto per una specifica problematica.
Le parti autorizzano preventivamente la costante comunicazione tra tutti i professionisti.

FAQ

Per quale motivo dovrei accettare di rivelare all’altra parte delle informazioni a lei sconosciute, se questo potrebbe favorirla e/o ostacolare il raggiungimento dei miei obiettivi?

Si tratta di modificare profondamente la tradizionale concezione della “trattativa”, rinunciando ai tatticismi e alle strategie in favore di altri punti di forza. La forza della pratica collaborativa sta proprio nella condivisione leale di tutte le informazioni rilevanti, elemento centrale per la ricostruzione della fiducia reciproca e quindi per una positiva collaborazione volta al raggiungimento di accordi in cui non vi sia un vincitore e un vinto, ma una comune soddisfazione. Nella reciproca trasparenza, e libere da minacce e pressioni, entrambe le parti riescono ad attuare una migliore gestione delle emozioni e quindi a maturare soluzioni creative che mai potrebbero nascere in un clima di tatticismi. Tutto questo favorisce poi, non solo l’esecuzione spontanea degli accordi, ma anche l'acquisizione di una consapevolezza e capacità di collaborazione che permetterà alle parti di affrontare in futuro con lo stesso spirito le eventuali nuove difficoltà che possono sorgere nel tempo. Altro vantaggio fondamentale della pratica collaborativa rispetto alla via contenziosa è evidentemente la maggior tutela dei figli.

Quanto è elevato il rischio di non riuscire a raggiungere un accordo e di dover perciò poi ricorrere all’alternativa contenziosa, magari anche dopo un notevole lasso di tempo?

Nell’esperienza straniera, le percentuali di fallimento sono basse. Si ritiene che il successo di questa pratica sia connesso al fatto che si instaura un lavoro di squadra in cui gli interessi di tutti i partecipanti convergono verso il raggiungimento di un unico obiettivo, ovvero il raggiungimento di un accordo condiviso. In ogni caso, le prime tappe del procedimento prevedono l’individuazione delle priorità di ciascuna delle parti e la gestione delle eventuali urgenze, anche attraverso la stipulazione di accordi temporanei o parziali. Pertanto, una parte del lavoro svolto può rivelarsi utile anche nel caso in cui il procedimento venga interrotto, soprattutto se nel corso del tempo sono stati sottoscritti accordi parziali ma definitivi, la cui efficacia perdura quindi anche a seguito dell’interruzione.

La pratica collaborativa è percorribile anche nelle situazioni di accesa conflittualità?

Certo, essa è a maggior ragione consigliabile proprio nelle situazioni complesse e/o altamente conflittuali, per evitare le classiche degenerazioni del conflitto, a tutela dei figli ma anche delle parti stesse. E’ richiesta in ogni caso la volontà e la capacità di entrambe le parti di aderire ai principi esposti e di mantenere il rispetto dell’altra persona.

Quali sono i costi ed i tempi di questo procedimento?

I tempi dipendono ovviamente dalla complessità della situazione, ma sono inferiori a quelli di un procedimento giudiziario. Gli onorari dei professionisti vengono concordati fin dall’inizio con i clienti.
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