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Credito per le imposte pagate all'estero

del 17/11/2011
CHE COS'È?

Credito per le imposte pagate all'estero: definizione

L’articolo 3 decreto del Presidente della Repubblica 917/1986 prevede per i soggetti residenti l’istituto della cosiddetta “tassazione mondiale” secondo cui l’imposta “si applica sul reddito complessivo del soggetto, formato per i residenti da tutti i redditi posseduti”.
L’articolo 165 del medesimo decreto del Presidente della Repubblica, per ovviare al fenomeno della doppia imposizione sui redditi di fonte estera del soggetto italiano, prevede la possibilità, in presenza di precise condizioni e con determinati limiti, di detrarre dall’imposta italiana le imposte pagate all’estero a titolo definitivo.
Pertanto, l’applicazione del “world wide principle” comporta, a carico dei soggetti considerati fiscalmente residenti in Italia, l’obbligo di presentazione della dichiarazione per tutti i redditi, ancorché prodotti in altri Paesi, conseguiti nel corso del periodo d’imposta.
Ben si può comprendere, quindi, quale sia lo svantaggio per un soggetto residente in Italia che svolge un’attività in un altro paese, il quale si trova a dover adempiere la richiesta impositiva contemporanea dei due stati.
Per assicurare la neutralità fiscale alle scelte operative del contribuente italiano che opera a livello transnazionale, il legislatore ha concepito un metodo di eliminazione della doppia imposizione, al fine di evitare che un soggetto residente che opera all’estero sia penalizzato rispetto ad un soggetto residente che svolge la stessa attività solo all’interno dello Stato.
A tal fine il legislatore ha introdotto uno strumento definito “credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero”, che trova il proprio fondamento nella necessità di evitare, o quanto meno attenuare, la nascita di fenomeni di doppia imposizione internazionale dei redditi.
Infatti, l’articolo 165, comma 1, decreto del Presidente della Repubblica 917/1986, dispone, che “se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti all’estero, le imposte ivi pagate a titolo definitivo su tali redditi sono ammesse in detrazione dall’imposta netta dovuta fino a concorrenza della quota d’imposta corrispondente al rapporto tra i redditi prodotti all’estero e il reddito complessivo al netto delle perdite di precedenti periodi d’imposta ammesse in diminuzione”.
Il reddito prodotto all’estero deve essere così rideterminato secondo la normativa nazionale e deve essere incluso nella base imponibile complessiva.
L’applicazione del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero consente, in estrema sintesi, che l’imposta assolta all’estero, per i redditi ivi prodotti, possa essere portata in detrazione dall’imposta netta dovuta in Italia e risultante dalla dichiarazione dei redditi.

Avv. Luca Patruno
Ordine degli Avvocati di Bari
Studio Legale Tributario Loconte & Partners

COME SI FA
La disposizione si applica indistintamente a tutti i soggetti sia Irpef che Ires, fatte salve le particolarità specificamente ivi previste per i soggetti titolari di reddito d’impresa.
La nuova disciplina contenuta dal citato articolo 165 del TUIR, pur riproducendo in linea di principio la disciplina già convenuta nel previdente articolo 15, ha introdotto le seguenti novità:
  • la rilevanza delle perdite pregresse nel calcolo del reddito complessivo;
  • l’individuazione giuridica dei redditi esteri;
  • la possibilità, a determinate condizioni, di effettuare la detrazione del credito d’imposta nella dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui è dichiarato il relativo reddito;
  • la previsione per i redditi d’impresa di un meccanismo di riporto per un periodo pari a otto esercizi, della quota d’imposta estera per la quale non si è fruito del credito d’imposta;
  • l’espresso riconoscimento del credito d’imposta proporzionalmente alla quota di reddito estero che concorre alla formazione della base imponibile in Italia.
Dall’imposta lorda potranno essere portate in detrazione le imposte già pagate all’estero a titolo definitivo, fino a concorrenza della quota d’imposta italiana relativa ai redditi prodotti all’estero che corrisponde al rapporto tra i redditi esteri e reddito complessivo netto al contribuente.
Per meglio comprendere la praticità della norma si pone qui un breve esempio.
Si ipotizza che una persona fisica residente in Italia abbia realizzato nel corso del 2009 un reddito complessivo al netto di eventuali perdite pregresse di euro 40.000 di cui 10.000 sono stati conseguiti all’estero dove è stata pagata un’imposta, a titolo definitivo, di euro 2.000.
Per determinare fino a che limite l’imposta estera è detraibile dall’Irpef dovuta in Italia, pari a euro 8.000, si deve determinare il rapporto tra il reddito prodotto all’estero e il reddito complessivo, in percentuale:
10.000/40.000 * 100 = 25%
Si può, dunque, detrarre fino al 25% dell’imposta italiana: euro 8.000*25% = euro 2.000.
Ne consegue che l’imposta già versata all’estero è interamente detraibile dall’Irpef dovuta in Italia.
Se, a parità di reddito, l’imposta estera fosse superiore (ad esempio euro 2.500), si potrebbe detrarre solo fino ad un limite massimo individuato di euro 2.000, mentre il residuo sarebbe fiscalmente perso, dando luogo a una doppia imposizione.
Risulta evidente che l’Italia non può concedere un credito a fronte di un prelievo estero più elevato di quello nazionale.
Infatti, questo comporterebbe sostanzialmente un rimborso da parte del nostro Paese al contribuente della maggior pressione fiscale estera.
Nel caso in cui, invece, l’imposta versata all’estero fosse inferiore a quella prevista in Italia, il contribuente sarebbe tenuto a versare la differenza nei limiti della maggiore imposta dovuta. In definitiva, il soggetto sarà assoggettato al prelievo fiscale più elevato tra i due paesi.
Se l’ammontare del credito per le imposte pagate all’estero dovesse risultare superiore a quello dell’imposta netta sul reddito complessivo, gli articoli 12 e 80 del decreto del Presidente della Repubblica 917/86, rispettivamente riguardo le persone fisiche e i soggetti Ires, consentono al contribuente, a sua discrezione, di computare l’eccedenza in diminuzione dell’imposta successiva o di chiederne il rimborso in sede di dichiarazione dei redditi.
Se alla formazione del reddito complessivo concorrono redditi prodotti in più stati esteri, l’ammontare della detrazione deve essere calcolata separatamente per ogni stato.
Sostanzialmente, il calcolo per la determinazione del credito d’imposta spettante deve essere ripetuto tante volte quanti sono i paesi esteri in cui si percepiscono redditi che concorrono alla formazione di quello complessivo.
Ne consegue che l’ammontare della detrazione ammessa è quindi pari alla somma delle singole detrazioni calcolate con riferimento ai diversi Paesi di produzione dei redditi. In definitiva, le imposte pagate all’estero possono essere portate in detrazione dall’imposta dovuta in Italia in proporzione al rapporto tra reddito prodotto all’estero e il reddito complessivo dichiarato dal contribuente.
Attenzione: il riconoscimento del credito d’imposta è quindi subordinato al carattere di definitività delle imposte estere, intendendo per tali quelle non più ripetibili.

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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

Gianni

09/05/2012 20:42:22

Molto chiaro e un grazie all'avvocato Patruno per la spiegazione.
Ho solo una domanda, da neofita in materia, in merito all'esempio fatto.

Se il reddito prodotto all'estero è pari, ad esempio a 30.000, ed esso è l'unico reddito percepito per un undividuo con residenza in Italia, nel momento in cui bisogna calcolare il rapporto tra reddito estero e quello complessivo, bisognerebbe applicare la seguente:
(30.000 / 0 ) * 100 = ? ha senso la cosa?

Immagino mi stia sfuggendo qualcos'altro.
In pratica se il reddito complessivo prodotto nell'anno 1900 è esattamente pari al reddito prodotto all'estero, come ci si muove?

Grazie,
Gianni

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