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Impugnazione delle misure cautelari

del 02/12/2015
CHE COS'È?

Impugnazione delle misure cautelari: definizione

L'impugnazione delle misure cautelari personali può essere eseguita tramite tre mezzi differenti: il riesame, l'appello cautelare e il ricorso per Cassazione. Si tratta di tre rimedi che hanno lo scopo di attivare un controllo del giudice superiore.


COME SI FA

Che cos'è il riesame?

Il riesame può essere proposto da un imputato presso il tribunale del luogo in cui ha sede la Corte d'Appello nel cui distretto l'ordinanza è stata emessa. Può essere presentato contro l'ordinanza di applicazione di una misura cautelare coercitiva entro dieci giorni dalla data in cui la misura è stata notificata o dall'esecuzione, ma non può essere proposto nel caso in cui la misura venga sancita in seguito ad appello del pm. Nel momento in cui viene proposto il riesame, viene attivata una verifica integralmente devolutiva, cioè ad ampio raggio, che non è strettamente connessa a specifici motivi di impugnazione; motivi che, quindi, non si è nemmeno obbligati a specificare. Spetta al tribunale il compito di riformare, annullare o confermare il provvedimento impugnato, per poi verificare che tutte le condizioni di applicabilità della misura sussistano e siano attuali. Il tribunale può anche, semplicemente, limitarsi a correggere parzialmente la motivazione, sempre prendendo in considerazione le diverse ragioni proposte. Va ricordato, però, che il giudice non ha poteri istruttori di ufficio, e quindi può usufruire degli atti trasmessi per la richiesta cautelare, oltre che dal materiale che eventualmente può essere stato prodotto dalle parti.


CHI

L'avvocato penalista.


FAQ

1. Che cos'è l'appello cautelare?

L'appello cautelare può essere proposto contro le ordinanze relative a misure cautelari personali per circostanze differenti da quelle del riesame. A proporlo possono essere sia l'imputato (o il suo difensore) che il pubblico ministero; è obbligatorio, in questo caso, specificare i motivi di appello, ma il tribunale è comunque tenuto a prendere in esame anche le questioni rilevabili di ufficio e i punti connessi in modo indissolubile con i motivi di gravame. Più nello specifico, nel caso in cui il pubblico ministero presenti un appello contro il rigetto di una misura da lui richiesta, è compito del tribunale prendere in considerazione autonomamente anche l'attualità delle esigenze cautelari e tutte le condizioni di applicabilità che i motivi di impugnativa non hanno toccato. Ciò serve a soddisfare la necessità di una verifica costante della persistenza delle esigenze cautelari e della gravità indiziaria, tipica dei provvedimenti de libertate, anche per quel che riguarda l'entità della sanzione che viene irrogata.

2. Che cos'è il ricorso per Cassazione?

Il ricorso per Cassazione è il terzo metodo con il quale le misure cautelari possono essere impugnate: come per l'appello cautelare, a proporlo possono essere l'imputato (o il suo difensore) o il pubblico ministero che ha chiesto che la misura venisse applicata. Il ricorso riguarda le ordinanze emesse dal tribunale dopo il riesame o l'appello, e va presentato entro i dieci giorni seguenti alla data di notifica o di comunicazione dell'avviso di deposito del provvedimento. In molti casi, i motivi di ricorso hanno a che fare con difetti di una delle condizioni che legittimano la misura che viene applicata, in relazione alle esigenze cautelari o alla gravità indiziaria: in tali circostanze, entra in gioco lo schema del giudizio di legittimità, e in particolare viene chiamata in causa la violazione dell'obbligo di motivazione. La Corte di Cassazione, quindi, è tenuta a verificare la congruità giuridica e logica della motivazione o se una specifica lamentela emersa con il riesame o con l'appello ha ricevuto risposta, ma anche ad accertare se una prova è stata travisata: per esempio, una prova assunta potrebbe non essere stata presa in considerazione o potrebbe essere stata menzionata una prova non assunta.
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