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Minori: potestà dei genitori

del 06/07/2016
CHE COS'È?

Minori potestà dei genitori: definizione

Fino al 1975, la patria potestà era quella attribuita al padre che era tenuto a proteggere, educare, istruire il figlio minorenne e curarne gli interessi. Negli ordinamenti contemporanei si parla di potestà genitoriale perché è attribuita ad entrambi i genitori in condizione di parità.

La potestà regolamenta la rappresentanza legale del minore e l’amministrazione dei suoi beni che, di norma, è affidata a entrambi i genitori (articolo 316 comma 2 codice civile), oppure ad uno solo di essi - si chiama patria potestà se spetta al padre - se l’altro è deceduto o ha un impedimento definitivo o temporaneo (lontananza, incapacità, condanna penale che importi la perdita o la sospensione dell’esercizio della potestà, decadenza della potestà, articolo 317, comma 1 codice civile).

La potestà attribuisce ai genitori il potere di sostituirsi al minore in ogni attività giuridica. La titolarità della potestà spetta a entrambi i genitori, legittimi o naturali (che abbiano effettuato il riconoscimento o per effetto della dichiarazione giudiziale), ma i genitori possono esercitarla disgiuntamente per il compimento degli atti di ordinaria amministrazione e le relative azioni, con l’eccezione dei contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti personali di godimento (articolo 320, comma 1 codice civile). Per gli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione è, quindi, richiesto l’esercizio congiunto della potestà, previa autorizzazione del giudice tutelare competente territorialmente in base al domicilio del minore (articolo 320, comma 3 codice civile).
 
Se un genitore è deceduto oppure ha un impedimento di carattere definitivo o temporaneo (lontananza, incapacità, condanna penale che importi la perdita o la sospensione dell’esercizio della patria potestà, decadenza dalla potestà) tale da rendere impossibile l’esercizio della stessa, questa è esercitata in modo esclusivo dall’altro (articolo 317, comma 1 codice civile). 

Il genitore che esercita in via esclusiva la potestà sul minore può compiere gli atti di ordinaria amministrazione e le relative azioni, senza la necessità di alcuna autorizzazione, con l’eccezione dei contratti con i quali si concedono o si acquistano diritti reali di godimento (articolo 320, comma 1, codice civile). Può compiere atti di straordinaria amministrazione e le relative azioni, previa la necessaria autorizzazione del giudice tutelare competente territorialmente in base al domicilio del minore (articolo 320, comma 3,  codice civile).

Separazione dei genitori: conseguenze sulla potestà

Una nota particolare, tra le tante, merita l’ipotesi di separazione dei genitori: la potestà comune dei genitori, difatti, non cessa quando, a seguito di separazione, di scioglimento, di annullamento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, i figli vengono affidati ad uno di essi (articolo 317, comma 2  codice civile), ma il relativo esercizio viene regolato dal giudice (articolo 155  codice civile).

In tali ipotesi, comunque, le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo, tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al Giudice. Limitatamente alle questioni di ordinaria amministrazione il Giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente (articolo 155 codice civile), e quando affidata al padre torna l'espressione precedentemente presente nel codice: patria potestà.

Un altro caso ricorrente è rappresentato dall’esercizio di un’impresa commerciale; in tale circostanza il genitore deve richiedere l’autorizzazione del tribunale, su parere del giudice tutelare (articolo 320, comma 5  codice civile). Ai genitori o a quello che esercita la potestà in via esclusiva spetta, inoltre, sempre per legge, l’usufrutto sui beni del figlio (articolo 324  codice civile), in forza del quale ai genitori spetta il diritto di godimento dei beni senza mutamento della destinazione economica. Si tratta di un diritto indisponibile e intrasmissibile (il che significa che, nel caso di morte di uno dei genitori, la quota del genitore superstite si accresce proporzionalmente).

COME SI FA

Potestà: come si esercita

Il richiamato comma 3 dell’articolo 320  codice civile, per gli atti di ordinaria e/o straordinaria amministrazione compiuti dal genitore, prevede la necessaria autorizzazione del Giudice tutelare territorialmente competente in base al domicilio del minore.

Al fine di ottenere la suddetta autorizzazione (rientrante nella cosiddetta “volontaria giurisdizione”), il genitore (diversamente, i genitori congiuntamente) deve presentare un ricorso in cui indicare la necessità o l’utilità evidente dell’operazione che si intende compiere. Il Giudice valuta in questa fase la necessità o l’utilità evidente dell’operazione.
L’inosservanza delle suddette prescrizioni, comporta l’annullabilità degli eventuali atti compiuti, su domanda dei genitori, del figlio o dei suoi eredi o aventi causa, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 322 codice civile.

Corre l’obbligo di precisare, inoltre, che in caso di disaccordo, o di esercizio difforme dalle decisioni concordate, su questioni rilevanti o sugli atti di ordinaria amministrazione, ciascuno dei genitori può ricorrere al tribunale dei minori (articolo 38 disp. att.  codice civile) affinché li concili e indichi la soluzione più confacente alla situazione di fatto prospettata.

Se il contrasto rimane e i genitori si ostinano a non seguire le indicazioni del Giudice minorile quest’ultimo, con decreto reclamabile in Corte di Appello, nell’esclusivo interesse del minore, attribuisce il potere di decisione a quello tra i genitori che gli appare più idoneo a decidere sulla questione (articolo 316, comma 6  codice civile).

CHI
I soggetti sopra indicati (genitori, figlio o suoi eredi o aventi causa) possono interessare il giudice tutelare competente territorialmente, al fine di ottenere le necessarie autorizzazioni all’esercizio della potestà, nelle diverse forme.
Ai sensi dell’articolo 45 disp. att. codice civile, il tribunale ordinario è competente a decidere in ordine ai reclami avverso i decreti del Giudice tutelare, allorché si tratti dei provvedimenti indicati negli articoli 320, 321, 372, 373, 374, 376, comma 2, codice civile; la competenza spetta al tribunale per i minorenni in tutti gli altri casi.

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