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Rappresentanza dei figli minori

del 09/02/2017
CHE COS'È?

Rappresentanza dei figli minori: definizione

La rappresentanza dei figli minori si rende necessaria dal momento che i minori sono ritenuti incapaci di agire: ciò non vuol dire, comunque, che siano privi di capacità giuridica, ed è questa la ragione per la quale c'è bisogno che i minori siano rappresentati rispetto all'esecuzione di specifiche attività giuridiche. L'articolo 320 del codice civile al primo comma stabilisce che i figli nati e nascituri devono essere rappresentati dai genitori in maniera congiunta o dal genitore che in via esclusiva esercita la responsabilità genitoriale, fino a quando non compiono 18 anni: tale rappresentanza riguarda la totalità degli atti civili.

COME SI FA

In che modo si concretizza la rappresentanza dei figli minori?

In qualità di rappresentanti dei figli minori, i genitori hanno la possibilità di contrarre locazioni ultranovennali o mutui, di accettare donazioni ed eredità, di promuovere giudizi, di compiere atti che eccedono l'ordinaria amministrazione, di procedere allo scioglimento di comunioni e di dare in pegno i beni ricevuti a qualsiasi titolo dai figli. Tali facoltà, in ogni caso, possono essere esercitate solo nel caso in cui sussistano due condizioni: la prima è che il giudice tutelare conceda un'autorizzazione ad hoc e la seconda è che si riscontri una utilità evidente o una necessità dei figli. 


CHI
Un avvocato esperto in diritto minorile.

FAQ

1. Che differenza c'è tra gli atti di ordinaria amministrazione e gli atti che non rientrano nell'ordinaria amministrazione?

Gli atti di ordinaria amministrazione sono quelli che possono essere compiuti dai genitori senza che vi sia la necessità di richiedere e ottenere un'autorizzazione da parte del giudice tutelare; gli altri, invece, sono quelli di straordinaria amministrazione, e presuppongono l'autorizzazione del giudice tutelare. Vi sono, per altro, degli ulteriori atti per i quali servono l'autorizzazione del tribunale e il parere del giudice tutelare: sono quelli che riguardano la continuazione di un'impresa.

2. Perché il minore di diciotto anni viene giudicato incapace di agire?

Occorre precisare, in primo luogo, che la capacità di agire deve essere considerata - in questo ambito - come la capacità di compiere quegli atti giuridici che riguardano la propria sfera di interessi. Ebbene, l'articolo 2 del codice civile stabilisce che tale capacità si acquisisce con la maggiore età, al compimento del diciottesimo anno, quando si presume che la persona disponga del grado di maturità di cui c'è bisogno per provvedere alla cura dei propri interessi e per autodeterminarsi. Ecco, quindi, che chi ha meno di diciotto anni è un incapace legale, anche se ovviamente è dotato di fatto della capacità di intendere e di volere da cui deriva la capacità di discernimento. Lo scopo del giudizio di incapacità di agire è quello di fare in modo che il minore sia protetto rispetto al rischio che i suoi interessi possano essere pregiudicati dagli atti negoziali che compie non avendo la giusta attitudine e la necessaria maturità per curarli. 

3. In cosa consiste la potestà dei genitori?

Essendo legali rappresentanti dei propri figli minori, i genitori non solo ne amministrano i beni, secondo quanto previsto dal codice civile all'articolo 320, ma li rappresentano anche in tutti gli atti che riguardano la loro sfera giuridica, oltre a rispondere civilmente per gli eventuali atti illeciti da loro compiuti nei confronti di terzi. La rappresentanza dei figli minori non comporta, invece, che i genitori rispondano per loro anche penalmente, poiché la responsabilità penale è personale.
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