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Vibrazioni in edilizia

del 13/07/2017
CHE COS'È?

Vibrazioni in edilizia: definizione

A partire dal 1° gennaio del 2009, la valutazione del rischio di vibrazioni in edilizia deve essere effettuata sulla base delle indicazioni contenute nel D. lgs. n. 81 del 2008. Essa dipende dalla parte del corpo che è interessata dalle vibrazioni: ci possono essere esposizioni che sono trasmesse al corpo intero ed esposizioni che, invece, sono trasmesse al sistema mano-braccio. Dopo che il livello di esposizione è stato determinato, occorre stabilire se il valore d'azione e il valore limite di esposizione siano superati o meno: nel primo caso devono essere attivate le misure di protezione e di prevenzione, inclusa la sorveglianza sanitaria.


COME SI FA

Come si valuta il rischio di vibrazioni in edilizia?

La valutazione del rischio deve essere eseguita non meno di una volta ogni quattro anni: nel caso in cui si verifichino dei cambiamenti che potrebbero averla resa superata, essa deve essere aggiornata. Un aggiornamento è necessario anche nell'eventualità in cui la sorveglianza sanitaria dia origine a risultati che suggeriscono la necessità di una sua revisione. A proposito del rischio di vibrazioni, nel documento di valutazione dei rischi devono essere riferiti i livelli di vibrazioni, distinti per tipologia, ai quali sono esposti i lavoratori, insieme con le misure adottate per la prevenzione e per la protezione e le attività di addestramento, di formazione e di informazione. 

Qual è la metodologia di valutazione da seguire?

Per prima cosa è necessario individuare le attrezzature e le attività lavorative coinvolte, tenendo conto dei livelli di accelerazione che implicano. A quel punto i lavoratori che operano in cantiere devono essere distinti in gruppi omogenei in base alle attività che svolgono: all'interno di ogni gruppo omogeneo devono essere individuati dei valori di accelerazione per ciascuna attrezzatura che viene adoperata, calcolando la percentuale di tempo di lavoro che viene destinata a ognuna di esse. Quindi, sempre per ogni gruppo omogeneo deve essere calcolato il livello di esposizione personale; non devono essere considerati i periodi di inattività fisiologici. Per ciascun lavoratore il tempo di esposizione al rischio di vibrazioni in edilizia varia in funzione del reale impiego di attrezzature vibranti.


CHI

Le imprese del settore edile.


FAQ

1. Quali misure di prevenzione e di protezione possono essere adottate per limitare le conseguenze delle vibrazioni in edilizia?

Il ricorso a sedili muniti di un sistema ammortizzante permette di attenuare le vibrazioni che vengono trasmesse al corpo intero, fermo restando che gli autocarri o altre macchine possono essere dotati di una cabina ammortizzata. Le vibrazioni che sono trasmesse dalle macchine che hanno bisogno di venire impegnate, invece, possono essere contenute con l'impiego di guanti antivibranti, che rientrano nella seconda tipologia dei dispositivi di protezione individuale che sono classificati dal d. lgs. n. 475 del 1992. L'uso di tali dispositivi nel comparto edile è raccomandato per tutte le attività che presuppongono l'uso di attrezzature vibranti: è il caso, per esempio, della formazione di scanalature da realizzare con le scanalatrici elettriche, della demolizione da eseguire con i martelli pneumatici o con i martelli elettrici e della creazione di fori da ottenere con i perforatori pneumatici o con i trapani. Va detto, comunque, che la protezione che viene garantita dai guanti non può essere considerata sufficiente per l'eliminazione totale dei rischi che derivano dall'esposizione a vibrazioni, dal momento che l'azione ammortizzante viene in parte resa vana dall'incremento della forza di prensione determinato dal loro utilizzo.
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