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Compliance

del 30/05/2017
CHE COS'È?

Compliance: definizione

Quando si parla di compliance si fa riferimento all'immagine aziendale per ciò che riguarda il rispetto delle norme e la correttezza delle procedure: lo scopo è quello di evitare di incappare in sanzioni che, oltre a rappresentare un danno dal punto di vista economico, avrebbero l'effetto di compromettere la reputazione dell'azienda rispetto ai vari portatori di interessi (i partner, i clienti, e così via). Ecco perché, per esempio, vi sono degli accordi sovranazionali che prevedono in maniera esplicita la messa in atto di una funzione di compliance


COME SI FA

Come si attua la compliance?

La compliance - che a volte viene indicata anche come compliance normativa - corrisponde alla conformità a standard specifici, a regole precise, a determinate norme: si tratta di rispettare le disposizioni previste dalle autorità del settore, ma anche dal legislatore o più semplicemente dai regolamenti interni delle società, senza dimenticare gli organismi di certificazione. Un esempio concreto può aiutare a chiarire meglio il concetto: con la funzione di compliance in un istituto di credito vengono controllate le procedure interne in modo tale che non si violino le norme di auto regolamentazione e di etero regolamentazione (le prime includono i codici etici e i codici di condotta, mentre le seconde riguardano regolamenti e leggi in generale). Una violazione delle norme, infatti, potrebbe determinare danni di reputazione o perdite finanziarie.


CHI

Un esperto di compliance che conosca e prevenga i rischi di natura reputazionale e legale che potrebbero derivare da comportamenti non corretti.


FAQ

1. La compliance è obbligatoria?

La compliance non è obbligatoria a livello generale, ma lo è in alcuni settori specifici: per esempio, per le compagnie assicurative, per gli intermediari che mettono a disposizione servizi di investimento e per gli istituti di credito. Nel caso delle assicurazioni, le indicazioni che devono essere rispettate sono quelle che provengono dall'Isvap e dal suo Regolamento n. 20 del 26 marzo del 2008; nel caso degli intermediari che mettono a disposizione servizi di investimento, le indicazioni che devono essere rispettate sono quelle che provengono dalle Disposizioni di Vigilanza della Banca d'Italia del 12 luglio del 2007 e dal Regolamento della Consob del 29 ottobre del 2007 relativo all'organizzazione e alle procedure degli intermediari; nel caso degli istituti di credito, infine, le indicazioni che devono essere rispettate sono quelle che provengono dalla Banca d'Italia. Tutte le normative di vigilanza, ad ogni modo, fanno riferimento ai principi guida che il Comitato di Basilea ha pubblicato a tal proposito nel 2005.

2. Come deve essere strutturata la compliance?

La caratteristica più importante che deve essere rispettata per la funzione di compliance è l'indipendenza: in altri termini, il mandato della funzione e il suo status devono essere formalizzati con l'indicazione delle prerogative, degli addetti, delle responsabilità e dei compiti. Inoltre, è necessario nominare un responsabile indipendente e fare in modo che vengano garantiti presidi adeguati affinché siano evitati i conflitti di interesse. Per quel che concerne il ruolo degli organi di vertice, il direttore generale, il collegio sindacale e il consiglio di amministrazione devono garantire, ognuno in base alle proprie competenze specifiche, una gestione del rischio di conformità efficace: questo implica individuare i migliori canali di comunicazione per fare sì che tutto il team di lavoro conosca responsabilità e compiti da rispettare. Infine, tutte le aziende sono tenute a individuare per la funzione di compliance il perimetro normativo di riferimento.
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