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Impresa coniugale

del 13/04/2017
CHE COS'È?

Impresa coniugale: definizione

Forse si tratta della forma di impresa più comune e allo stesso tempo la meno conosciuta. Come il nome stesso dice, l'impresa coniugale è quella gestita da entrambi i coniugi, pur restando un'impresa individuale. A determinarne i confini ci pensa l'articolo 177 del codice civile che, abbastanza genericamente, si riferisce alla comunione dei beni tra i coniugi. A questo punto è necessaria una piccola premessa.

Fino al 1975 con l'introduzione della riforma del diritto di famiglia, il regime ordinario tra i coniugi era quello di separazione dei beni. Dal 1975, al fine di meglio tutelare economicamente la donna, è stato introdotto come regime ordinario quello della comunione dei beni. Resta la possibilità per i coniugi di optare al momento del matrimonio, senza oneri, per la separazione dei beni, oppure di scegliere successivamente tale regime. L'articolo 177 del codice civile comma 1 lettera d stabilisce che costituiscono oggetto della comunione le aziende costituite in costanza di matrimonio e gestite dai due coniugi. 

Il secondo comma dello stesso articolo precisa che qualora si tratti di aziende che il coniuge aveva costituito prima del matrimonio, ma le stesse sono poi state gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi successivi al matrimonio.

COME SI FA

Come si costituisce un'impresa coniugale

Per avere un'impresa coniugale non è necessaria alcuna particolare formalità, infatti, non occorre atto pubblico. In un certo senso si può dire che l'impresa coniugale viene costituita per comportamenti concludenti e implica che i due i coniugi siano responsabili delle obbligazioni assunte in nome e per conto dell'impresa e quindi ne rispondono anche di fronte a terzi. Ciascuno dei due coniugi può porre in essere atti di amministrazione ordinaria e straordinaria, ad esclusione degli atti riguardanti beni immobili o beni mobili registrati (veicoli) per i quali occorre avere il consenso di entrambi.
Dal punto di vista fiscale il reddito si intende equamente diviso tra i due coniugi tranne che convenzionalmente con atti pubblici si stabilisca diversamente.


CHI
Il fatto stesso che si parli di impresa coniugale porta a escludere la possibilità che possa prendere parte qualcun altro a tale attività. Sono esclusi anche gli altri familiari, in caso contrario perde tale connotazione.

FAQ

1. Impresa coniugale ed impresa familiare sono la stessa cosa?

No, si tratta di due formule completamente diverse. Questa è disciplinata dall'articolo 230 bis del codice civile, ecco le principali differenze: - vi possono partecipare, oltre al coniuge, anche altri familiari; - Il familiare ha diritto: 1) al mantenimento in base alla condizione patrimoniale; 2) a partecipare agli utili e agli incrementi in proporzione alla quantità e qualità di lavoro prestato; 3) diritti sui beni acquistati con gli utili dell'impresa. A differenza dell'impresa coniugale, nell'impresa familiare i partecipanti differenti dal titolare non possono assumere obbligazioni o agire per conto dell'impresa, ma possono intervenire nelle decisioni e devono essere consultati, non avendo però alcun potere decisionale. L'impresa, infatti, resta individuale e il rischio d'impresa resta solo sul titolare.

2. Un imprenditore coniugato in regime di comunione di beni costituisce sempre impresa coniugale?

No, se il coniuge non partecipa alla pari, ovvero non compie atti di amministrazione ordinaria o straordinaria, non agisce in nome e per conto dell'impresa, non può essere considerata un'impresa coniugale, sarà un'impresa individuale tradizionale con tutte le conseguenze. Inoltre se viene costituita con atto pubblico un'impresa familiare, anche formata solo dai due coniugi, non può più parlarsi di impresa coniugale, tanto meno nel caso in cui siano presenti ulteriori soci.

3. Ci sono benefici fiscali?

Non si tratta di veri e propri benefici riconosciuti in quanto inerenti a questo tipo di società, si tratta più che altro di una conseguenza pratica. Infatti, se ogni coniuge dichiara il 50% degli utili vi è la possibilità che sia applicata un'aliquota più bassa rispetto al caso in cui sia un solo coniuge a dichiarare il reddito.

4. Devono essere pagati i contributi INPS?

Certamente sì, entrambi i coniugi devono versare i contributi INPS, o presso altro ente previdenziale di categoria, in qualità di lavoratori autonomi.

5. Cosa succede in caso di separazione o divorzio?

Con la separazione o il divorzio si scioglie la comunione dei beni e di conseguenza si scioglie anche l'impresa coniugale. Ovviamente possono insorgere problemi dal punto di vista economico. Se l'impresa apparteneva prima del matrimonio ad un solo coniuge, sarà costui a continuare l'attività, ma dovrà liquidare la controparte tenendo in considerazione utili e incrementi prodotti successivamente al matrimonio. Nel caso in cui l'impresa coniugale sia stata costituita successivamente o i coniugi prendono un accordo o sarà il giudice a dover decidere. Si potrà optare anche per l'alienazione dell'attività con divisione del ricavato.
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