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Eredità: riduzione delle disposizioni testamentarie

del 01/07/2016
CHE COS'È?

Eredità riduzione delle disposizioni testamentarie: definizione

Il legittimario che per testamento non ha ricevuto nulla (cosiddetto legittimario pretermesso) o che si trova a succedere in una quota di beni inferiore a quella a lui spettante per legge può esperire l’azione di riduzione delle disposizioni testamentarie al fine di ottenere la quantità di beni necessaria a reintegrare la quota lesa. In particolare, l’azione di riduzione mira ad ottenere una pronuncia di accertamento della lesione con conseguente dichiarazione di inefficacia relativa della disposizione testamentaria. L’azione di riduzione non fa, quindi, valere un diritto reale ma costituisce l’esercizio di un rimedio giudiziale diretto a rendere inefficace l’atto dispositivo compiuto dal defunto. 

Avv. Silvia Galli 
Ordine degli Avvocati di Como
Loconte & Partners Studio Legale e Tributario

COME SI FA

Azione di riduzione: come si fa

L’azione di riduzione si propone con atto di citazione nei confronti dei legatari e degli eredi destinatari dell’attribuzione lesiva da parte del de cuiusCondizione per l’esercizio dell’azione di riduzione nei confronti dei legatari è che il legittimario abbia accettato con beneficio di inventario. Tale condizione non è richiesta se il legittimario agisce contro i chiamati all'eredità come pure se il legittimario è stato pretermesso dal testatore. 

L’azione si prescrive nel’ordinario periodo decennale che decorre dalla data di apertura della successione, ossia dal giorno della morte del cuius. Una volta esperita la relativa azione, la riduzione delle disposizioni testamentarie avviene senza distinguere tra erede e legatari in quanto tutte le disposizioni mortis causa hanno effetto dallo stesso momento e si considerano lesive di pari grado (salvo diversa volontà del testatore); la riduzione avviene in proporzione a quanto ricevuto. 

Concretamente, la riduzione si effettua separando la parte del bene che occorre per integrare la quota lesa se la separazione può avvenire comodamente; diversamente il bene viene integralmente attribuito a chi ha subito la lesione salvi, ovviamente, i dovuti conguagli.

CHI
Il legittimario pretermesso o leso nella propria quota, mediante l’assistenza in giudizio del proprio legale.

FAQ

L’azione di riduzione può essere promossa anche dagli eredi e dagli aventi causa del legittimario?

L’azione di riduzione può essere esperita anche dagli eredi e dagli aventi causa del legittimario in quanto il relativo diritto è trasmissibile mortis causa e inter vivos.

È possibile rinunciare all’azione di riduzione?

È possibile rinunziare all'azione di riduzione ma solo dopo la morte del de cuius e, sul piano formale, la rinunzia è libera potendosi desumere anche da un comportamento concludente. In giurisprudenza si ritiene che l’azione di riduzione sia incedibile (Cassazione 26 gennaio 1970, n. 160).

Cosa accade se i beni oggetto dell’azione di riduzione sono stati venduti?

Nel caso in cui i soggetti convenuti con l’azione di riduzione (eredi e/o legatari) abbiano alienato i beni, il legittimario può avvalersi della sentenza che riconosce la lesione per agire nei confronti degli acquirenti dei beni stessi con l’azione di restituzione. In tal caso, nel giudizio di riduzione devono essere stati parte anche gli stessi acquirenti aventi causa dagli eredi e/o legatari.

Cosa accade se la quota di legittima non viene reintegrata dall’azione di riduzione delle disposizioni testamentarie?

Se la riduzione delle disposizioni testamentarie non è sufficiente a reintegrare la legittima si procede alla riduzione delle donazioni dirette e indirette fatte dal defunto. In tal caso, le donazioni si riducono cominciando dall'ultima fatta dal testatore in ordine di tempo risalendo a quelle anteriori. La riduzione delle donazioni rende inefficace l’attribuzione nei limiti di quanto necessario a reintegrare la quota lesa. Il donatario è tenuto a restituire agli eredi il bene in natura o l’importo del valore che esso aveva al tempo della apertura della successione. Se il donatario ha alienato il bene a un terzo è tenuto a corrispondere il valore al legittimario che agisce in riduzione e se il donatario è insolvente l’erede può agire nei confronti degli alienatari proponendo una apposita domanda.
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