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Inabilitazione

del 07/11/2011
CHE COS'È?

Inabilitazione: definizione

La definizione di soggetto inabilitato viene fornita dall’articolo 415 codice civile il quale stabilisce che il maggiore di età infermo di mente, lo stato del quale non è talmente grave da far luogo all’interdizione, può essere inabilitato.
Come si può notare la definizione che viene fornita dal legislatore è “in negativo” e in senso comparatistico rispetto alla definizione di interdizione. In negativo perché, alla base della dichiarazione di inabilitazione vi è appunto una valutazione negativa, ovvero quella di non gravità dello stato deficitario del soggetto per il quale si procede. E comparatistico perché viene tratto il paragone con le cause che danno luogo all'interdizione.
Difatti, nel caso in cui il soggetto da sottoporre a tutela sia affetto da patologie gravi e invalidanti che lo rendano del tutto incapace di provvedere ai propri interessi, ha luogo l’interdizione che, come sappiamo, impone la nomina di un tutore che provvede alla tutela e alla rappresentanza degli interessi dell’interdetto, sotto la custodia e vigilanza del Giudice tutelare.
Sicchè, in via residuale, quando può non farsi luogo alla interdizione (misura ben più grave e restrittiva dell'inabilitazione) e quando le patologie in atto non siano totalmente invalidanti e di gravità tale da richiedere l’interdizione, può essere disposta l’inabilitazione, con la conseguente nomina di un curatore che ha poteri di ingerenza nella sfera del tutelato, meno invasivi rispetto ai poteri che ha il tutore.
Quanto ai vizi che consentono a un individuo di essere inabilitato, il legislatore tipizza delle categorie di soggetti che, a causa delle loro problematiche fisiche/psichiche o a causa delle loro attitudini, possono essere sottoposti alla tutela di cui all’articolo 415 codice civile. Questi sono i sordi e i ciechi che non abbiano ricevuto un’educazione sufficiente tale da integrarsi perfettamente con il mondo esteriore e i soggetti che, per prodigalità o per abuso abituale di bevande alcoliche o di sostanze stupefacenti, espongano sé o la loro famiglia a gravi pregiudizi economici.
E’ necessario, affinché il soggetto sia assistito dalla forma di tutela in analisi, che queste forme di “minorazione” siano causa di pregiudizio degli assetti familiari e (soprattutto) patrimoniali della propria sfera giuridica o di quella della propria famiglia, tali per cui si renda necessario appunto l’intervento assistenziale volto a tutelare il patrimonio.

Avv. Mirella Mazzone
Ordine degli Avvocati di Bari
Studio Legale Tributario Loconte & Partners

COME SI FA
Affinchè un soggetto possa venir dichiarato inabile è necessario proporre una specifica istanza (ricorso) diretta al Tribunale del luogo in cui il soggetto destinatario della dichiarazione di inabilitazione ha la residenza o il domicilio.
L’istanza può essere presentata dallo stesso inabilitando, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il second, dal tutore o dal curatore ovvero dal PM.
Il procedimento si compone di tre fasi.
  1. nella prima, preliminare, il ricorso depositato viene trasmesso al PM, il quale valuta sommariamente se esso appare fondato oppure no (l’intervento del Pubblico Ministero è obbligatorio ai sensi dell’articolo 70 n. 3 codice di procedura civile, rientrando detta materia tra quelle di stato e capacità delle persone che richiedono il necessario intervento del PM);
  2. nella seconda fase, quella istruttoria, il Giudice può disporre i mezzi di prova che ritiene più opportuni, esaminare la persona nei cui confronti è chiesta l’inabilitazione, e conoscere anche il parere delle altre persone citate interrogandole sulle circostanze che ritiene più rilevanti ai fini della decisione. In tale frangente può anche sentire i parenti prossimi dell’inabilitando, al fine di acquisire tutte le informazioni utili a formare il proprio convincimento in merito alla sussistenza delle condizioni che giustificano l’istanza di inabilitazione;
  3. la terza e ultima fase, quella decisoria, si conclude con l’emissione della sentenza che si pronuncia sull'istanza di inabilitazione.

CHI
Il professionista deputato a curare una situazione del genere è l’avvocato di generica e globale competenza civilistica, meglio ancora se specializzato nel diritto di famiglia, che abbia naturalmente cognizioni tecniche sostanziali e processuali sia dal punto di vista della valutazione delle condizioni sussistenti per richiedere la misura dell’inabilitazione, sia dal punto di vista processuale in merito alla redazione dell’istanza da presentare al Giudice tutelare e più in generale in relazione all'assistenza tecnica nel giudizio di inabilitazione.

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