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Mantenimento del figlio naturale

Ordine degli Avvocati di Milano

Argomento:

Figli

Aggiornato al 11/05/2012

CHE COS'È

L’articolo 30, comma 1 della Costituzione prevede: “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio”. Quello ora descritto, esprime il “principio di responsabilità genitoriale” secondo cui i diritti e gli obblighi dei genitori nei confronti di un figlio sono i medesimi indipendentemente dal fatto che il figlio sia stato concepito da genitori uniti in matrimonio (figlio legittimo) o da genitori non sposati e, in quest’ultimo caso, sia quando il figlio, concepito al di fuori del matrimonio, è stato riconosciuto (figlio naturale riconosciuto) sia quando il riconoscimento non è intervenuto (figlio naturale non riconosciuto). Dunque, un figlio, sia esso legittimo, naturale riconosciuto o non riconosciuto, può pretendere l’adempimento dei doveri genitoriali, tra cui quello fondamentale al mantenimento, essendo tali doveri individuati nel mero fatto della procreazione. Ciò posto, va osservato che il principio di responsabilità genitoriale trova concreta e puntuale attuazione nelle disposizioni di cui all'articolo 147 codice civile (Doveri versi i figli) e all'articolo 148 codice civile (Concorso negli oneri), norme entrambe richiamate dall’articolo 261 codice civile (Diritti e doveri derivanti al genitore dal riconoscimento), secondo cui il riconoscimento dei figli naturali comporta il sorgere dei medesimi obblighi cui sono soggetti i genitori nel rapporto di filiazione legittima.
Per quanto specificatamente riguarda il dovere al mantenimento lo stesso ha contenuto patrimoniale ed è finalizzato ad assicurare il soddisfacimento di tutte le esigenze di vita di un determinato soggetto, compatibilmente con quella che è la condizione economica e la posizione sociale dei suoi genitori. Nei rapporti interni tra i genitori il peso economico si ripartisce in proporzione a quelle che sono le rispettive sostanze e secondo le loro capacità di lavoro professionale o casalingo.
L’obbligo di mantenere i figli continua oltre la maggiore età fino a quando il figlio abbia raggiunto l’autosufficienza economica, o, comunque, fino a quando non sia stato posto nelle concrete condizioni per poter essere economicamente indipendente.
La violazione dell’obbligo di mantenimento costituisce condotta pregiudizievole nei confronti del figlio che può determinare la pronuncia di decadenza dalla potestà genitoriale.

COME SI FA

Il nostro sistema legislativo attraverso l’articolo 29 della Costituzione esprime una preferenza per il modello matrimoniale.
Pur tuttavia, nell’epoca attuale è in continuo aumento il numero delle così dette  famiglie di fatto o convivenze more uxorio, caratterizzate dalla stabilità e continuità degli affetti. Sotto il profilo del mantenimento i comportamenti che si instaurano nei confronti dei figli riconosciuti da entrambi i genitori che stabilmente convivono sono simili a quelli di una famiglia fondata sul matrimonio. Anche nel caso in cui la coppia di fatto incontri una crisi irreversibile, le situazioni che dovranno essere regolamentate sotto il profilo del mantenimento sono analoghe, tanto che il legislatore ha espressamente previsto (articolo 4 comma 2, legge 54/2006), l’ applicazione dell’articolo 155 codice civile IV, norma rubricata tra quelle per la separazione personale dei coniugi: “ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito stabilendo, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:

  1. le attuali esigenze del figlio;
  2. il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
  3. i tempi di permanenza presso ciascun genitore;
  4. le risorse economiche di entrambi i genitori;
  5. la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

L'assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal Giudice”.
Per definire il regime di affido dei figli minori o per determinare il contributo al loro mantenimento, la coppia di fatto, non avendo alcun obbligo giuridico reciproco, a differenza di quel che accade nel caso disgregazione della famiglia legittima per separazione dei coniugi, non è tenuta, però, a rivolgersi necessariamente all’autorità giudiziaria essendo sufficiente l’accordo raggiunto tra i genitori.
Anche per il mantenimento dei figli riconosciuti da entrambi i genitori che non hanno mai convissuto non è necessaria l’attivazione dell’autorità giudiziaria a cui si ricorre solo quando vi è conflitto tra i genitori e gli stessi non sono capaci di trovare un accordo nel superiore interesse del figlio.
Più complesso è il caso del figlio naturale riconosciuto da uno solo dei due genitori.
Con il procedimento per la dichiarazione di paternità o maternità naturale viene garantito il diritto del minore ad assumere una identità precisa e completa dal punto di vista biologico. La sentenza che dichiara la filiazione naturale produce gli effetti del riconoscimento ed attribuisce la stato di figlio di quel determinato genitore. Gli effetti del riconoscimento decorrono dalla nascita e da tale momento dovranno ritenersi sussistenti in capo al genitore, che non ha riconosciuto il figlio, tutti i doveri connessi alla funzione genitoriale, e quindi, tra essi, quello di contribuire al suo mantenimento.
 

CHI

Con una importante ordinanza (Corte Cassazione 3 aprile 2007) la Corte di Cassazione ha chiarito che in seguito all’entrata in vigore della legge n. 54/2006, competente in ordine all’affido dei figli naturali riconosciuti è il Tribunale per i minorenni che, a differenza di quanto accadeva prima, potrà, per il principio della concentrazione delle tutele, provvedere anche sulle questioni inerenti il mantenimento, purché la domanda di mantenimento venga avanzata contestualmente a quella sull’affido e/o sulla modalità e sui tempi di frequentazioni del minore con il genitore con cui non convive.
Il Tribunale ordinario, a cui originariamente i genitori dovevano rivolgersi per ogni questione relativa al mantenimento dei figli naturali riconosciuti, è rimasto ancora competente per determinare il contributo del figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente e per tutti quei casi in cui i genitori, pur avendo individuano modalità condivise di gestione della potestà genitoriale e del diritto di visita, non sono in grado di raggiungere un accordo sulla misura del mantenimento del minore.
Per i figli naturali non riconosciuti, in base alla normativa vigente e, in particolare, ai sensi dell’ articolo 277 codice civile, comma 2, il Tribunale per i minorenni, a seguito della dichiarazione giudiziale di paternità “può anche dare i provvedimenti che stima utili per il mantenimento...e per la tutela degli interessi patrimoniali di lui”.

FAQ

Il corso della prescrizione è sospeso tra due genitori conviventi non sposati?

No, la prescrizione è sospesa solo per i casi espressamente elencati dall'articolo 2941 codice civile e, quindi, solo tra coniugi, anche se separati. Ciò significa che il genitore che ha anticipato le spese per il mantenimento del figlio naturale, sia esso riconosciuto o non riconosciuto dovrà rivendicare i propri diritti per evitare di subire gli effetti della prescrizione.

Il genitore che ha provveduto al mantenimento del figlio naturale non riconosciuto, prima della sentenza che dichiara la filiazione naturale anche in capo all’altro genitore, ha diritto ad ottenere il rimborso delle spese sostenute?

L’obbligo al mantenimento di un figlio grava su entrambi i genitori da cui discende in capo a ciascuno di essi il dovere di supplire alle eventuali mancanze dell’altro. Si ritiene che i due genitori abbiano un vincolo solidale che rende più agevole e sicura la realizzazione del diritto del figlio al pieno soddisfacimento dei suoi bisogni e al tempo stesso consente al genitore adempiente di ottenere la restituzione di quanto anticipato in vece dell’altro.

La casa familiare, in seguito allo scioglimento dell’unione non fondata sul matrimonio, può essere assegnata al genitore presso cui è collocata la prole?

Si, con una importante sentenza la Corte Costituzionale (Corte Costituzionale 13 maggio 1998, n. 166) ha riconosciuto che il contenuto dei doveri, oltre che dei diritti, tra genitori e figli è lo stesso tanto che i due genitori siano tra loro coniugati, quanto che non lo siano e che il matrimonio non può determinare una condizione di svantaggio per i figli di genitori non sposati. Conseguentemente la Corte Costituzionale ha espanso la “categoria dei doveri verso i figli”, sino a ricomprendere l’obbligo di assicurare l’idoneità della dimora, intesa quale luogo di formazione e sviluppo della personalità psico-fisica dei medesimi.

L’incapacità economica da parte di uno dei genitori di un figlio naturale può far venir meno l’obbligo di mantenimento?

L’incapacità economica da parte di uno dei genitori può far venir meno l’obbligo di mantenimento solo quando si tratta di una impossibilità assoluta. Conseguentemente il genitore è tenuto al mantenimento del figlio anche se disoccupato e privo di reddito, essendo suo dovere attivarsi per la ricerca di un lavoro, qualunque esso sia. 


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