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Equo canone

del 14/06/2017
CHE COS'È?

Equo canone: definizione

L'equo canone è un canone di locazione il cui valore è definito dalla legge e, di conseguenza, non dipende dalla libera contrattazione delle parti. Esso viene stabilito sulla base di parametri generali che riguardano le dimensioni della città in cui si trova l'immobile, la zona, il suo stato di conservazione (anche per quel che riguarda le parti comuni dell'edificio), il piano a cui si trova (tenendo conto della presenza di un ascensore) e il tipo di immobile (che può essere signorile, civile, economico, popolare, ultra popolare o rurale). L'equo canone è stato introdotto nel nostro Paese alla fine degli anni '70 del secolo scorso, con la legge n. 392 del 27 luglio del 1978, con la quale è stato imposto il valore locativo degli immobili sulla base dei coefficienti specificati in quella stessa legge. Il legislatore, con l'equo canone, intendeva individuare l'importo massimo del corrispettivo che poteva essere versato ai locatori dai locatari, in modo tale che gli inquilini potessero usufruire di una locazione più o meno proporzionata al proprio reddito e stabile, mentre ai locatori veniva assicurata una remunerazione adeguata in funzione del capitale che avevano investito nell'immobile. L'articolo 12 della legge sull'equo canone stabiliva che il canone di locazione e di sublocazione dovesse essere uguale o inferiore al 3.85% del valore locativo dell'immobile. La legge n. 431 del 9 dicembre del 1998, in ogni caso, ha abrogato gli articoli 12 e seguenti della legge del 1978.


COME SI FA

Come si calcola l'equo canone?

L'equo canone, che ancora oggi rappresenta il canone di riferimento per gli alloggi popolari, dipende dal valore locativo dell'immobile: quest'ultimo è rappresentato dal prodotto del costo unitario di produzione dell'immobile per la superficie convenzionale dello stesso. Per calcolare il costo unitario di produzione è necessario moltiplicare il costo base al metro quadro per i coefficienti correttivi di tale costo. Per calcolare la superficie convenzionale, invece, occorre sommare il 50% della superficie delle autorimesse singole, il 100% della superficie dell'unità immobiliare, il 25% della superficie di cantine, terrazze, balconi e altri accessori simili, il 20% della superficie del posto auto in autorimesse a uso comune, il 10% della superficie condominiale a verde in funzione dei millesimi e il 15% della superficie scoperta di pertinenza dell'immobile goduta in maniera esclusiva dal conduttore. Per le unità immobiliari che hanno una superficie di più di 70 metri quadri, il coefficiente che deve essere applicato è pari a 1; per le unità immobiliari che hanno una superficie di più di 46 metri quadri e di meno di 70 metri quadri, il coefficiente che deve essere applicato è pari a 1,10; per tutte le altre, il coefficiente è pari a 1,20. 


CHI

locatori e i locatari.


FAQ

1. Che cosa dice la legge n. 392 del 27 luglio del 1978?

Per quel che concerne la locazione di immobili urbani destinati a essere usati come abitazioni, la legge stabilisce che la sua durata non può essere di meno di quattro anni: essa, inoltre, deve intendersi convenuta per quattro anni anche nel caso in cui le parti abbiano concordato una locazione non definendone la durata o stabilendone una inferiore. Diverso è il caso per le locazioni che vengono stipulate per le necessità abitative di carattere transitorio. I locatari non possono subaffittare gli immobili o cedere il proprio contratto ad altri a meno che non abbiano richiesto e ottenuto il consenso dei locatori. 
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