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Divorzio: omessa corresponsione dell'assegno

del 06/04/2017
CHE COS'È?

Divorzio omessa corresponsione dell'assegno: definizione

Cos'è e quando si verifica l'omessa corresponsione dell'assegno 
In una procedura di separazione/divorzio devono essere stabiliti gli oneri economici che ricadono sulle parti. Per i genitori vi è l'obbligo di mantenimento, istruzione ed educazione della prole generata e a carico del genitore non collocatario viene stabilito l'onere di versare un assegno. L'ammontare di questo viene stabilito tenendo in considerazione le possibilità di entrambi i genitori, il tenore di vita che il nucleo familiare aveva, il tempo che i figli passano presso uno o l'altro genitore. Fin da subito è bene ricordare che oggi vi è l'affido congiunto e viene maggiormente tutelato il diritto del bambino di avere rapporti equilibrati con entrambi i genitori, questo può portare il figlio a trascorrere anche più giorni a settimana dal genitore non collocatario. A questo punto deve essere precisato che l'assegno da corrispondere in favore dell'ex coniuge può essere determinato solo se la separazione/divorzio a questo non sia imputabile. In caso contrario l'ex coniuge non ha diritto a tale mantenimento, inoltre sempre più frequentemente il giudice stabilisce che l'importo deve essere versato per periodi determinati, cioè fino a quando l'ex coniuge non riesce a collocarsi nel mondo del lavoro. 

Se la persona obbligata non versa quanto dovuto vi è il reato penale di omessa corresponsione dell'assegno prevista dall'articolo 570 del codice penale. Questo prevede, al comma 1, che chiunque abbandoni il domicilio domestico, serbi un comportamento contrario alla morale della famiglia, o si sottragga agli obblighi di assistenza è punito con la reclusione fino a 3 anni o con una multa. I successivi commi dell'articolo precisano che le stesse sanzioni vengono comminate a chi dilapida i beni del figlio o del coniuge o fa mancare a questi i mezzi di sussistenza.


COME SI FA

Cosa fare in caso di omessa corresponsione dell'assegno

La premessa da fare è che in caso di separazione o divorzio le disposizioni relative agli assegni di mantenimento sono considerate titoli esecutivi dotati di immediata esecutorietà. Ecco perché è possibile aggredire il patrimonio del debitore senza che vi siano ulteriori verifiche.
L'obiettivo è quello di non far mancare i mezzi di sussistenza ai figli e all'ex coniuge, il tutto in modo tempestivo senza quindi aspettare le lungaggini dei lunghi processi.
La normativa, art.156 c.c., prevede che nel caso di mancato adempimento gli aventi diritto possono proporre un'istanza al giudice affinché obblighi terzi a corrispondere quanto dovuto dal debitore principale, ad esempio l'INPS, per i titolari di pensione, il datore di lavoro. In questo caso si parla di ordine di pagamento diretto, le somme vengono ovviamente sottratte da stipendi e pensioni.
Un seconda possibilità che viene ugualmente predisposta in tempi brevi è il sequestro dei beni del debitore. Tale atto è possibile in base all'articolo 156 comma 8 del codice civile e in base alla legge 898 del 1970 che disciplina in Italia il divorzio. La terza possibilità è il sequestro del passaporto, ma è una misura poco usata.

CHI

Chi può agire per l'omessa corresponsione degli assegni in caso di divorzio?

Qui vi sono le prime differenze perché in caso di omessa corresponsione dell'assegno in favore dell'ex coniuge il reato è perseguibile solo a querela dell'interessato. In caso di omessa corresponsione dell'assegno per i figli minori, la querela oltre a poter essere promossa dall'ex coniuge collocatario, può essere presentata anche d'ufficio e quindi da parte di un'autorità pubblica, da parte del tutore o curatore, se nominati.

FAQ

1. Cosa succede se viene ritirata la querela?

Si potrebbe erroneamente pensare che se l'ex coniuge o altro soggetto che doveva ricevere l'assegno per il mantenimento dei figli decida di ritirare la querela il reato si estingua, ed infatti così aveva stabilito il tribunale di Urbino. In realtà però le cose non stanno così perché con la sentenza 23866 del 2013 della Corte di Cassazione si conferma che il reato è procedibile d'ufficio e quindi il venir meno della querela di parte non produce effetti. Ciò in quanto vi è l'interesse dei minori da tutelare, infatti, nel caso in cui l'assegno fosse in favore dell'ex coniuge, il ritiro delle querela produce effetti.

2. Cosa succede nel caso in cui si tratti solo di un ritardo?

L'orientamento giurisprudenziale prevalente tende a ritenere che anche il ritardo o l'adempimento parziale legittimi la parte a chiedere l'intervento del giudice. Questo accade soprattutto in sede civile. In sede penale, invece, il ritardo o il versamento solo di una parte viene considerato nella maggior parte dei casi inadempimento non grave e di conseguenza non vengono applicate le sanzioni. Pur non venendo meno l'obbligo di versare il dovuto e gli arretrati.

3. Cosa succede se il debitore non può pagare?

Normalmente quando cambiano le condizioni economiche di colui che deve versare l'assegno, oppure le condizioni economiche di chi lo riceve, ad esempio nel caso in cui l'ex coniuge riesca ad ottenere un impiego remunerato molto bene, è possibile chiedere al giudice una modifica delle condizioni della separazione/ divorzio. Si può essere così autorizzati a versare di meno.
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