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Ingiusta detenzione

del 31/03/2011
CHE COS'È?

Ingiusta detenzione: definizione

La riparazione per ingiusta detenzione non è altro che il diritto ad ottenere un equo indennizzo dallo Stato per la custodia cautelare sofferta ingiustamente. Se cioè un soggetto, in attesa del processo, viene privato della libertà e alla fine viene assolto, potrà richiedere ed ottenere una somma di denaro che lo ristori dell’ingiustizia subita, per un importo massimo di Euro 516.456,90.
(Codice procedura penale articoli 314 - 315)

Avv. Barbara Bruno
Ordine degli Avvocati di Milano
Studio Avvocato Bruno


COME SI FA

Entro due anni dal giorno in cui la sentenza di assoluzione è diventata definitiva, si deve depositare l’istanza presso la cancelleria della Corte di Appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza (o il provvedimento di archiviazione che ha definito il procedimento). Nel caso di sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, è competente la Corte di Appello nel cui distretto è stato emesso il provvedimento impugnato. All’atto della richiesta, l’interessato deve provare i fatti che pone a sostegno della domanda: di aver subito custodia cautelare e di essere stato successivamente assolto. E’ sempre consigliabile dettagliare, spiegare e, meglio ancora, documentare per quanto possibile la natura e l’entità dei danni (materiali e non) subiti in conseguenza della sofferta detenzione.


CHI

La domanda può essere avanzata direttamente dall’interessato, ma diviene poi comunque obbligatoria l'assistenza di un avvocato penalista, il quale deve essere nominato nelle forme previste dall'articolo 122 codice procedura penale ovvero munito di procura speciale.


FAQ

Quali pronunce danno diritto alla riparazione?

L’interessato deve essere stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato. Il diritto alla riparazione è riconosciuto anche alle persone nei confronti delle quali sia stato pronunciato provvedimento di archiviazione ovvero sentenza di non luogo a procedere. La riparazione è prevista infine anche in caso di condanna: se il condannato, nel corso del processo, è stato sottoposto a custodia cautelare e risulti definitivamente accertato che il provvedimento che ha disposto la misura è stato emesso o mantenuto senza che ne sussistessero i presupposti di legge,  potrà richiedere anch’egli un’equa riparazione in quanto ha sofferto detenzione ingiusta.

L’indennizzo può essere negato?

Sì. Non ha diritto ad essere indennizzato per l’ingiusta detenzione subita il soggetto che in qualche modo abbia contribuito a determinarla, con un suo comportamento doloso o gravemente colposo. In alcuni casi è possibile che il diritto alla riparazione sia negato per il fatto che l’imputato si avvalga della facoltà di non rispondere. Si sono avute decisioni in tal senso, motivate con il fatto che, sebbene tale facoltà rientri nel diritto di difesa, qualora si accerti che proprio da questo silenzio sia derivata la conferma o la durata della privazione della libertà personale, non si può procedere alla riparazione.

Come si calcola il termine di 2 anni per la proposizione della domanda?

I 2 anni decorrono dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento o di condanna è divenuta definitiva, la sentenza di non luogo a procedere è divenuta non più impugnabile o è stata effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione. 

In caso di decesso della persona che ha subito la detenzione ingiustamente, è ancora possibile ottenere la riparazione?

Sì. Se l’interessato è deceduto, la domanda di riparazione può essere avanzata dal coniuge, dai discendenti e dagli ascendenti, dai fratelli e dalle sorelle, dagli affini entro il primo grado e dalle persone legate da vincolo di adozione con quella deceduta. 

Come si quantifica l’indennizzo?

La quantificazione dell’indennizzo tiene conto di una serie di elementi: della durata della custodia cautelare ingiusta, della tipologia della misura applicata (la carcerazione è certamente più afflittiva e quindi più “indennizzabile” degli arresti domiciliari), delle conseguenze personali, familiari, patrimoniali, morali, che siano derivate proprio dalla privazione della libertà. Non c’è quindi un semplice calcolo matematico. I Giudici valutano di volta in volta le circostanze del caso concreto. 

L’indennizzo ricomprende anche le spese legali sostenute dall’interessato?

No. La somma indennizzabile si riferisce solo alle conseguenze immediate e dirette della detenzione ingiusta. Fra esse, non rientrano le spese per l’avvocato difensore che il soggetto abbia eventualmente sostenuto.
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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

mirco

22/07/2012 20:18:46

Salve,
dopo aver subito una ingiusta detenzione, in appello completamente scagionato per non aver commesso il fatto (clonazione di carte di credito), mia moglie e mia figlia, per aver assistito all'arresto violento in casa, si potrebbero costituire parte civile per richiedere anche loro i danni?
Grazie.

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