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Denuncia di crediti inesistenti

del 20/10/2016
CHE COS'È?

Denuncia di crediti inesistenti: definizione

La denuncia di crediti inesistenti è un reato previsto dall'articolo 226 della Legge Fallimentare, per il quale sono previste le pene indicate dall'articolo 220 della stessa legge. In tale articolo si fa riferimento a tre condotte criminose: oltre all'omessa dichiarazione dell'esistenza di altri beni e all'inosservanza degli obblighi relativi al deposito di bilanci e scritture contabili, si parla - appunto - della denuncia di creditori inesistenti, la quale non può essere effettuata da direttori generali che non abbiano poteri di amministrazione.


COME SI FA

Qual è lo scopo dell'articolo 226 della Legge Fallimentare?

La denuncia di crediti inesistenti viene inserita nell'ambito del capo che riguarda i reati compiuti da soggetti diversi rispetto al fallito; la norma relativa all'articolo 226 estende la punibilità a coloro che hanno ricoperto funzioni direttive o hanno svolto ruoli di rappresentanza organica in una società. Possono essere puniti, di conseguenza, i liquidatori, i direttori generali e gli amministratori di società sulla base del rinvio effettuato dalle norme. 

C'è dolo?

Il dolo è generico, e ha a che fare con la consapevolezza che il creditore o i creditori non esistono e con l'intenzione di far apparire il creditore o i creditori reali. Secondo l'opinione prevalente, il dolo specifico di danno ai creditori permette di passare dal titolo di responsabilità al titolo di bancarotta fraudolenta, che è ben più grave. Nel caso in cui si compia un errore a proposito dell'esistenza del creditore, invece, non si può parlare di dolo, ma - d'altro canto - subentra il concetto di colpa se l'errore poteva essere evitato. Per individuare il momento in cui si consuma il reato, è necessario fare riferimento alla sentenza dichiarativa di fallimento, da cui dipende la condizione di punibilità. In alcuni casi, comunque, il reato si consuma nel momento in cui i creditori inesistenti vengono denunciati al curatore. Un'altra teoria ritiene che il momento consumativo debba essere identificato nell'atto di compilazione dell'elenco nominativo da parte del curatore, dal momento che la denuncia di creditori inesistenti precedente compiuta dal fallito corrisponde unicamente a un'ipotesi di tentativo.


CHI

Un avvocato esperto in diritto fallimentare.


FAQ

1. Che cos'è il diritto fallimentare?

Quando si parla di diritto fallimentare si fa riferimento alla disciplina che affronta il fallimento, vale a dire la principale procedura concorsuale tramite la quale il patrimonio complessivo di un imprenditore commerciale viene sottoposto ad esecuzione nel momento in cui l'imprenditore stesso non è in grado di far fronte agli impegni assunti rispetto ai creditori. I presupposti del fallimento sono rappresentati dallo stato di insolvenza dell'imprenditore, tenendo conto che si deve trattare non di un piccolo imprenditore ma di un imprenditore commerciale. Le forme possibili per il procedimento concorsuale sono molteplici: si va dalla liquidazione coatta amministrativa al concordato preventivo, passando per l'amministrazione straordinaria.

2. Che cosa fa il tribunale fallimentare?

Il tribunale fallimentare non è altro che il principale organo che si occupa della procedura fallimentare, pronunciando tutti i provvedimenti per decreto: tra i suoi compiti c'è quello di operare sostituzioni, su richiesta dei creditori, nel comitato dei creditori. Inoltre, il tribunale fallimentare decide controversie che non rientrano tra le competenze del giudice delegato, nomina il curatore e il giudice delegato e ha il diritto di chiedere informazioni al curatore, al comitato dei creditori e al soggetto fallito. I provvedimenti possono essere impugnati entro dieci giorni con un reclamo in Corte d'appello. 
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