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Assegno divorzile

Ordine degli Avvocati di Milano

Argomento:

Divorzio

Aggiornato al 23/04/2012

CHE COS'È

L’assegno divorzile ha natura eminentemente assistenziale e solidaristica postconiugale .
L’articolo 5, legge 898/70 prevede che il Tribunale con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio riconosca al coniuge richiedente l’assegno di divorzio quando lo stesso non disponga di mezzi adeguati o comunque non possa procurarseli per ragioni obbiettive, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno dei coniugi alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune, del reddito di entrambi, valutando tutti questi elementi in rapporto alla durata del matrimonio.
L'accertamento del diritto all'assegno di divorzio si articola in due fasi. Una prima fase nella quale il Giudice è chiamato a verificare l’esistenza del diritto in astratto a percepire l’assegno, e cioè se il coniuge richiedente non ha i mezzi adeguati, o è nell’impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive, raffrontati a un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio o che poteva legittimamente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio. La somma in astratto così valutata costituisce il tetto massimo della misura dell’assegno. Vi è poi la seconda fase in cui, accertata l’esistenza dei presupposti per l’erogazione dell’assegno, il Giudice provvede alla sua determinazione, in concreto, in base agli altri elementi indicati nell’articolo 5 che quindi agiscono come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerata in astratto e che possono in ipotesi estreme portare anche ad azzerarla.
L’obbligo di corresponsione dell’assegno cessa se il coniuge al quale deve essere corrisposto passa a nuove nozze.
La sentenza che riconosce l’assegno di divorzio deve stabilire anche un criterio di adeguamento automatico dell'assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria.
Su accordo delle parti la corresponsione dell’assegno divorzile può avvenire in un’unica soluzione, ma il Tribunale deve verificare che sia equa. In tal caso non potrà più essere, nel futuro, proposta alcuna domanda di contenuto economico.

Avv. Barbara Fracanzani
Ordine degli Avvocati di Milano
Studio Legale Vittorini Giuliano Francanzani

COME SI FA

La decisione sull’assegno di divorzio non costituisce un contenuto necessario della sentenza di divorzio, è quindi indispensabile che nell’instaurare il giudizio per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il titolare del diritto svolga una specifica domanda non potendo il Giudice, in difetto, provvedere d’ufficio. L’assegno di divorzio decorre dal passaggio in giudicato della sentenza, trovando la propria fonte nel nuovo status delle parti. Il Giudice ha però il potere, in relazione alle circostanze del caso, di far decorrere lo stesso assegno dalla data della domanda. Qualora sopravvengano giustificati motivi dopo la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il Tribunale può su istanza di parte disporre la revisione dell’assegno di divorzio.

CHI

L’assegno di divorzio può essere richiesto dal coniuge che non ha i mezzi adeguati, o è nell’impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive, raffrontati a un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio o che poteva legittimamente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio.

FAQ

Cosa si intende per impossibilità di procurarsi mezzi adeguati di sostentamento per ragioni obiettive?

Secondo la giurisprudenza prevalente non si tratta di verificare se il coniuge richiedente è in grado di raggiungere una mera autosufficienza economica, ma di avere un tenore di vita sostanzialmente non diverso rispetto a quello goduto in costanza di matrimonio. L’accertamento della capacità lavorativa va poi compiuto non in una sfera astratta, bensì in quella dell’effettività e concretezza. La Suprema Corte ha ad esempio confermato il diritto a percepire l’assegno divorzile dell’ex  moglie che sin dall’inizio della vita coniugale aveva rinunziato alla propria attività lavorativa per dedicarsi alla cura della famiglia e ha escluso che la stessa, priva di occupazione ed estranea al mondo del lavoro da oltre trent’anni, avesse concrete possibilità di riprendere la propria attività professionale.

E’ necessario che il coniuge richiedente versi in un vero e proprio stato di bisogno per poter ottenere l’assegno di divorzio?

No, è sufficiente il peggioramento delle condizioni economiche proprio a causa del divorzio. In ogni caso bisognerà poi procedere per la determinazione in concreto dell’ammontare dell’assegno alla valutazione degli altri fattori: condizioni dei coniugi, ragioni della decisione, contributo personale ed economico dato da ciascuno dei coniugi alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune, reddito di entrambi, durata del matrimonio, fattori che agiscono come elemento di moderazione e diminuzione della somma in astratto dovuta.

Il diritto all’assegno di divorzio permane anche se il titolare instaura una “convivenza more uxorio”?

In assenza di un nuovo matrimonio, il diritto all'assegno di divorzio, in linea di principio, di per sé permane, anche se il suo titolare instaura una convivenza more uxorio con altra persona, salvo che sia data la prova che tale convivenza abbia determinato un mutamento in melius delle condizioni economiche dell'avente diritto, a seguito di un contributo al suo mantenimento da parte del convivente, o quanto meno di risparmi di spesa derivatigli dalla convivenza.

La determinazione dell'assegno di divorzio è dipendente dagli obblighi di mantenimento operanti nel regime di separazione?

No, la giurisprudenza ha più volte ribadito che la determinazione dell’assegno di divorzio è indipendente dalle statuizioni patrimoniali operanti, anche per accordo tra le parti, in sede di separazione e costituisce effetto diretto della pronuncia di divorzio, con la conseguenza che l'assetto economico relativo alla separazione può rappresentare unicamente un mero indice di riferimento nella misura in cui appaia idoneo a fornire utili elementi di valutazione.

Nella determinazione dell’assegno di divorzio si tiene conto dei miglioramenti della disponibilità economica dell’ex coniuge verificatisi successivamente allo scioglimento del matrimonio?

No, la prosecuzione della solidarietà famigliare non può implicare il diritto in capo al coniuge divorziato di godere dei miglioramenti, anche se rilevanti, verificatisi nella sfera del coniuge onerato alla corresponsione dell’assegno. Il raffronto per la determinazione dell’assegno divorzile deve essere effettuato con il tenore di vita goduto durante il matrimonio, tenendo conto però anche di quei miglioramenti reddituali che si configurino come ragionevole sviluppo di situazioni e aspettative presenti al momento del matrimonio.


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