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Società semplice: recesso

del 11/12/2012
CHE COS'È?

Società semplice recesso: definizione

Il recesso rientra nelle disposizioni relative alle cause di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un socio, compiutamente regolate dalla Sezione V del Capo II, Libro V, del codice civile, ed in particolare dall’art. 2285 c.c. La richiamata disposizione normativa prevede che ciascun socio è libero di recedere dalla società allorquando essa è costituita a tempo indeterminato o per tutta la vita di uno dei soci; questo perché non sono ammessi vincoli obbligatori perpetui. Il secondo comma della suddetta norma regola l’ipotesi di recesso del socio nei casi previsti dal contratto sociale (ove i soci possono prevedere ulteriori cause di recesso, quali, ad esempio, il cambiamento dell’oggetto sociale, la chiusura di uno o più esercizi in perdita, il mancato conseguimento di utili in una certa misura, oppure, relativamente al socio d’opera, il caso di impossibilità di continuare a svolgere la prestazione oggetto del conferimento) e, comunque, quando sussiste una giusta causa. Si precisa che, se la società è stata costituita a tempo determinato o per il compimento di operazioni commerciali precisate, è ammesso esclusivamente il recesso per giusta causa. In mancanza di una definizione legislativa, dottrina e giurisprudenza hanno ricondotto le ipotesi di recesso per giusta causa a determinate fattispecie (cause generali e comportamenti posti in essere dagli altri soci), tra cui, a titolo esemplificativo si evidenzia: - violazioni, da parte degli altri soci o degli amministratori, di obblighi contrattuali o di doveri generali di fedeltà, correttezza e diligenza che fanno venire meno il rapporto fiduciario; - inadempimento di specifici obblighi di cui al contratto sociale; - impedimento al socio del diritto di partecipare alla vita della società; - estromissione del socio dall’amministrazione e gestione societaria; - ripetuta violazione dell’obbligo di rendere il conto della gestione sociale; - irregolare tenuta dei libri contabili obbligatori ai fini fiscali ed omessa tenuta degli stessi ai fini civilistici; - proposizione di una situazione che determina un dissidio insanabile tra i soci. Infine, sempre l’art. 2285 c.c., al terzo comma, al di fuori delle ipotesi di cui sopra, prevede la possibilità che il socio possa recedere dalla società senza giusta causa, attraverso un preavviso di tre mesi; il recesso diviene in tal caso efficace soltanto una volta trascorso tale termine, mentre durante la sua pendenza, l’efficacia è sospesa.

COME SI FA
Il socio recedente deve dichiarare specificatamente la propria intenzione di recedere dalla società. L’esercizio di tale facoltà non può essere subordinato ad alcuna preventiva autorizzazione, né può costituire esercizio in via surrogatoria dei suoi creditori particolari. La dichiarazione di recesso deve essere motivata soltanto quando il recesso avviene per giusta causa o per una delle ipotesi previste dall’atto costitutivo. Non sono prescritti particolari requisiti di forma della dichiarazione, in quanto la stessa può essere comunicata o portata a conoscenza agli altri soci sia in forma scritta che orale e comunque senza la previsione del consenso o dell’accettazione; la giurisprudenza ha anche ammesso la possibilità, per la verità alquanto rara, di un recesso tacito, a patto che i comportamenti tenuti dal socio siano incompatibili con l’intenzione di rimanere in società (anche se risulta difficile che un recesso reso tacitamente possa esplicare i suoi effetti nei confronti dei terzi).

CHI
Il socio che ha l’intento di uscire dalla società, oppure un delegato munito di procura generale o speciale, oltre a rendere la dichiarazione di cui sopra ha l’onere, salvo che l’atto costitutivo disponga diversamente, di rendere valida ed operante la medesima dichiarazione di recesso portandola a conoscenza degli altri soci; tale effetto immediato permane anche quando gli altri soci abbiano promosso un giudizio di opposizione avverso l’operato recesso (finanche attraverso il ricorso a procedure arbitrali). Inoltre, il socio receduto o anche i soci rimasti, hanno l’ulteriore onere di rendere pubblica la dichiarazione di recesso attraverso l’iscrizione della stessa presso il competente Registro delle Imprese, di guisa escludendo che il socio receduto possa essere ritenuto responsabile per le obbligazioni sociali sorte successivamente alla data di recesso e che lo stesso possa continuare ad impegnare la società nei confronti dei terzi. Nel caso in cui non si provveda alla iscrizione della dichiarazione di recesso, esso, pur efficace nei confronti della società e degli altri soci, è inopponibile ai terzi.

FAQ

Quali sono le conseguenze ed i diritti in capo al socio receduto?

Allorquando, come nel caso di specie, si verifica lo scioglimento del rapporto sociale per recesso operato dal socio, lo stesso ha diritto alla liquidazione della quota sociale secondo le disposizioni di legge sul tema. Il medesimo socio receduto, tra l’altro, ai sensi dell’art. 2290 c.c., pur responsabile verso i terzi per le obbligazioni sociali fino al giorno in cui si verifica lo scioglimento del rapporto (purché reso opponibile ai terzi), ha il diritto di esercitare un controllo sulla gestione sociale, come ad esempio richiedere di essere informato sulla gestione societaria, tuttavia soltanto in riferimento alle operazioni in corso iniziate prima dello scioglimento del vincolo sociale.
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