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Affidamento preadottivo

del 14/12/2011
CHE COS'È?

Affidamento preadottivo: definizione

Il cosiddetto affidamento preadottivo è quel “periodo di prova” che precede una pronuncia di adozione definitiva, al fine di valutare la compatibilità tra l'adottando e i soggetti adottanti, nonché di verificare la nuova situazione in relazione all'interesse del minore.
Come disposto dagli articoli 22 e 23 della legge 184/1983 (così come parzialmente modificati dalla legge n. 149/2001), che regolano tale istituto, i coniugi che intendono adottare devono presentare domanda al Tribunale per i minorenni, specificando l'eventuale disponibilità ad adottare più fratelli.
Il Tribunale per i minorenni, accertati previamente i requisiti richiesti dalla legge, dispone l'esecuzione delle adeguate indagini riguardanti, in particolare, l'attitudine a educare il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l'ambiente familiare degli adottanti, i motivi per i quali questi ultimi desiderano adottare il minore, e sceglie fra le coppie che hanno presentato domanda quella maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore.
Di talchè il Tribunale per i minorenni, in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero, gli ascendenti degli adottanti ove esistano, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e, se opportuno, anche il minore di età inferiore, omessa ogni altra formalità di procedura, dispone l'affidamento preadottivo e ne determina le modalità. Il minore che abbia compiuto gli anni dodici deve manifestare espresso consenso all'affidamento alla coppia prescelta.
Il Tribunale per i minorenni deve in ogni caso informare i richiedenti sui fatti rilevanti, relativi al minore, emersi dalle indagini, nonché deve comunicare il decreto al pubblico ministero e al tutore.
Il Tribunale per i minorenni vigila sul buon andamento dell'affidamento preadottivo direttamente o avvalendosi del giudice tutelare e dei servizi psicosociali del luogo dove vive il bambino con la coppia (se necessario convocando affidatari e minore e disponendo interventi di sostegno psicosociale).
L'affidamento preadottivo concesso può essere revocato in qualsiasi momento dal Tribunale per i minorenni d'ufficio o su istanza del pubblico ministero o del tutore o di coloro che esercitano la sorveglianza (Giudice tutelare e servizi sociali), quando si rivelano gravi difficoltà di idonea convivenza. Il provvedimento relativo alla revoca è adottato dal Tribunale per i minorenni, in camera di consiglio, con decreto motivato.
Debbono essere sentiti, oltre il pubblico ministero ed il presentatore dell'istanza di revoca, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e, se opportuno, anche il minore di età inferiore, gli affidatari, il tutore, il giudice tutelare e i servizi locali, se incaricati della vigilanza. Deve procedersi ad ogni opportuno accertamento e indagine. Il decreto è comunicato al pubblico ministero, al presentatore dell'istanza di revoca, agli affidatari e al tutore. Decorso un anno dall’affidamento, salvo proroghe (di cui si parlerà più avanti) il Tribunale per i minorenni che ha dichiarato lo stato di adottabilità, sentiti i coniugi adottanti, il minore che abbia compiuto gli anni dodici e, se opportuno, anche il minore di età inferiore, il pubblico ministero, il tutore, il giudice tutelare ed i servizi locali, se incaricati della vigilanza, verifica che ricorrano tutti i requisiti richiesti per l’adozione e, senza altra formalità di procedura, provvede sull'adozione con decreto motivato in camera di consiglio, decidendo di fare luogo o di non fare luogo all'adozione.
Il provvedimento di affidamento preadottivo, divenuto definitivo, è trascritto a cura del cancelliere entro dieci giorni su un apposito registro conservato presso la cancelleria del tribunale stesso, di cui all'articolo 18 legge 183/1984.
Il periodo di affidamento preadottivo ha la durata di un anno, ma tale termine, come già accennato, può essere prorogato di un anno, d’ufficio o su domanda dei coniugi affidatari, nell’interesse del minore, con ordinanza motivata. E’ prassi giudiziaria comune che l’affidamento preadottivo venga prorogato, quando l’inserimento familiare del minore presenti difficoltà tali che, pur non essendo tanto gravi da legittimare la revoca dell’affidamento preadottivo, tuttavia inducono a ritenere necessario un ulteriore periodo di prova, per consentire la piena integrazione in famiglia.

Avv. Cristina Rastelli
Ordine degli Avvocati di Perugia
Studio Legale Avv. Cristina Rastelli

COME SI FA
La domanda di adozione va presentata al Tribunale per i minorenni, senza l'osservanza di forme, in carta libera e senza il pagamento di alcun diritto, imposta o tassa, insieme a vari documenti che riguardano la situazione anagrafica, quella penale, le condizioni di salute, nonché la situazione reddituale.
In alcuni Tribunali la maggior parte dei documenti suindicati (tranne quelli relativi alla salute) sono sostituiti da autocertificazioni, sulle quali il Tribunale effettua controlli a campione. In altri fori, tenuto conto che per le adozioni internazionali nei Paesi stranieri non è accettata l'autocertificazione e, poiché la massima parte degli adottanti propone domanda sia per l'adozione nazionale che per quella internazionale, si ritiene più pratico richiedere la stessa documentazione per entrambi i tipi di adozione.
La domanda può essere presentata anche presso più Tribunali per i minorenni e decade dopo tre anni dalla presentazione e può essere rinnovata (prima della legge 149/2001 la decadenza della domanda era fissata in due anni).
Inoltre, la legge 149/2001 ha introdotto un nuovo comma che prevede che "in ogni momento a coloro che intendono adottare devono essere fornite, se richieste, notizie sullo stato della procedura".

CHI
L’autorità competente è il Tribunale per i minorenni, senza alcuna limitazione territoriale.

FAQ

E’ ammissibile la presentazione di più domande a più Tribunali per i minorenni?

Si, è ammissibile la presentazione di più domande anche successive a più Tribunali per i minorenni, purché in ogni caso se ne dia comunicazione. I Tribunali cui la domanda è presentata possono richiedere copia degli atti di parte ed istruttori, relativi ai medesimi coniugi, agli altri Tribunali; gli atti possono altresì essere comunicati d'ufficio.

E’ possibile presentare una domanda in un distretto del Tribunale minorile diverso rispetto a quello dove risiedono gli aspiranti adottanti?

Nonostante ciò sia possibile, di norma sono preferite le coppie che abitano nel distretto del Tribunale minorile, perché ciò consente di poter più agevolmente vigilare sul buon andamento dell'affidamento preadottivo.La stessa giurisprudenza ha affermato tale principio da parecchio tempo (confronta tra tutte, Corte d’Appello Sezione Minori Perugia, 13 novembre 1971) e continua ad applicarlo.Tuttavia, la maggior parte dei Tribunali procede comunque all'istruttoria completa anche di queste domande, richiedendo agli altri Tribunali copia degli atti di parte ed istruttori, nonché ascoltando coppie in Tribunale.Peraltro esse sono soprattutto utilizzate da parte di alcuni Tribunali per la sistemazione di bambini, che è opportuno allontanare dal territorio distrettuale al fine di evitare rischi di reperimento da parte della famiglia di origine.

Come si valuta la “capacità di discernimento” del minore infradodicenne, che, se sussistente, obbliga il Giudice a disporre l’ascolto del minore?

La prassi dei Tribunali minorili non fornisce elementi precisi su questo punto: si oscilla tra la generica indicazione di un’età intorno a dieci anni e l’esigenza che il giudice, caso per caso, ascolti il minore per accertare se è capace di discernimento e proceda quindi al successivo ascolto ai fini del procedimento di adozione.L’orientamento preferibile sembra essere quello (seguito dal foro di Firenze) che capovolge la prospettiva normativa e fissa il principio secondo cui, se dagli atti non emergono per il minore infradodicenne elementi tali da indurre a dubbi sulla capacità del minore di discernere, si deve ritenere che egli sia capace e che quindi debba essere sentito dal giudice.

Qual è il ruolo del pubblico ministero nell’affidamento preadottivo?

L’articolo 22 stabilisce che l’affidamento preadottivo debba essere pronunziato con ordinanza “sentito il pubblico ministero, gli ascendenti dei richiedenti ove esistano” oltre al minore.Mentre gli ascendenti ed il minore vengono sentiti prevalentemente in Tribunale, diverso è il modo di “sentire” il pubblico ministero, che avviene per prassi costante con la trasmissione degli atti al suo ufficio per l’apposizione di parere scritto.

Può essere disposto l’affidamento di uno solo di più fratelli, tutti in stato di adottabilità?

No, salvo che non sussistano gravi ragioni.

Chi è legittimato ad impugnare il decreto motivato relativo all’affidamento preadottivo o alla sua revoca?

Sono legittimati ad impugnarlo il pubblico ministero e il tutore, entro dieci giorni dalla comunicazione, con reclamo alla sezione per i minorenni della corte d'appello.La corte d'appello, sentiti il ricorrente, il pubblico ministero e, ove occorra, le persone indicate nell'articolo 23 legge 183/84 ed effettuati ogni altro accertamento ed indagine opportuni, decide in camera di consiglio con decreto motivato.

Che cosa si intende per “adozione mite”?

La legge 183/84 prevede quattro ipotesi di "adozione in casi particolari", cui è possibile ricorrere quando il minore non sia stato dichiarato "in stato di adottabilità".Una di queste ipotesi è quella di "constatata impossibilità di affidamento preadottivo" (articolo 44 lettera d della legge 183/84).Si tratta di una ipotesi residuale, applicabile quando non è consentita altra forma di adozione. L'affidamento preadottivo deve ritenersi impossibile quando: vi sia una situazione di fatto, in cui il minore, pur in stato di abbandono, non riesca ad essere affidato ad una famiglia adottiva. Conseguentemente, anzichè collocarlo in istituti, si preferisce darlo in adozione a persone singole o anziane con cui il minore abbia instaurato rapporti affettivi; oppure, vi sia l'impossibilità giuridica di disporre l'affidamento preadottivo, perchè ad esempio manca lo "stato di abbandono".
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