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Lavoro: maternità

del 20/01/2012
CHE COS'È?

Lavoro maternità: definizione

Il periodo di maternità è disciplinato dal codice civile nel libro riguardante i rapporti di lavoro subordinato. L’articolo 2110 del codice chiarisce innanzitutto che in caso di gravidanza, se le norme di legge o quelle corporative non stabiliscono forme di previdenza o di assistenza, è dovuta comunque alla lavoratrice la retribuzione o un’indennità sostitutiva per il periodo di assenza. La legge si preoccupa inoltre di precisare che il periodo di assenza va computato nell’anzianità di servizio.
Il focus del legislatore è quindi sulla tutela previdenziale della lavoratrice, ma successive leggi, anche in ricezione di direttive europee, si sono occupate di disciplinare i molteplici aspetti lavorativi e sociali che l’evento gravidanza coinvolge.
Lo stato di gravidanza comporta quindi diritti e doveri in capo ad entrambe le parti costituenti il rapporto di lavoro.
Un diritto della lavoratrice è la tutela del posto di lavoro, che si estende dall’inizio della gestazione al compimento del primo anno di età del figlio; si differenzia quindi da malattia e infortunio perché la tutela ha effetto prima e dopo il periodo di sospensione del rapporto.
Il momento iniziale della gravidanza viene determinato, per legge, 300 giorni prima della data presunta del parto.
Al datore di lavoro è quindi fatto divieto di licenziare la lavoratrice in gravidanza, indipendentemente dal fatto che egli sia a conoscenza del suo stato; la lavoratrice però, nel caso le venga intimato il licenziamento, ha l’obbligo di comunicare il suo stato di gravidanza e il licenziamento è nullo.
La legge tutela ulteriormente la lavoratrice dimissionaria, affermando che le sue dimissioni devono essere approvate dalla Direzione Provinciale del Lavoro competente e che le spetta comunque l’indennità sostitutiva del preavviso. E’ talmente forte la presunzione che le dimissioni in questo periodo siano forzate dal datore di lavoro, che il Ministero del Lavoro ha emanato una circolare in cui chiede ai servizi ispettivi di predisporre un colloquio con la lavoratrice dimissionaria, per accertare la sua reale volontà alla risoluzione del rapporto di lavoro.
Durante la gestazione, e fino al settimo mese dopo il parto, è fatto divieto di adibire le lavoratrici a mansioni pesanti e pericolose. Se le condizioni sono ritenute pregiudizievoli per la madre e il bambino, il servizio ispettivo può predisporre l’interdizione anticipata.
Il Testo Unico sulla maternità (decreto legislativo 151/2001) prevede che la lavoratrice si astenga dalla prestazione lavorativa a partire dai due mesi precedenti la data presunta del parto, e per tre mesi successivi. E’ data inoltre la possibilità alla madre di anticipare il periodo di astensione prima del parto, purché sia determinato da motivi di salute comprovati da certificato medico. Un ulteriore elemento di flessibilità introdotto dal Testo Unico: il periodo di astensione obbligatoria può essere di un mese precedente la data presunta e di 4 mesi successivi al parto. Il periodo di flessibilità si interrompe con l’insorgere del periodo di malattia. Trascorso il periodo di astensione obbligatoria, alla madre spetta un congedo facoltativo di 6 mesi, e analoga concessione è prevista per il padre; il periodo massimo di congedo usufruibile da entrambi è di 11 mesi. Il padre può beneficiare dell’astensione facoltativa anche nel caso in cui la madre non sia lavoratrice subordinata.
Inoltre durante il primo anno di vita del bambino, la madre o il padre (se i figli sono affidati a lui, alternativamente se la madre non se ne avvale, oppure se la madre è lavoratrice autonoma) potranno assentarsi dal lavoro per due ore al giorno quale permesso giornaliero di riposo, permesso che viene totalmente indennizzato dall’INPS. In caso di parto plurimo i permessi sono raddoppiati. Nel caso in cui la madre non lavori, l’INPS non concede i permessi retribuiti al padre.

Dott.ssa Giorgia Signaroldi
Consulente del Lavoro
Studio Signaroldi Dott.ssa Giorgia

COME SI FA
Dal 1978 è affidata totalmente all’INPS la gestione delle prestazioni economiche, tuttavia il pagamento materiale è affidato al datore di lavoro.
Esistono casi in cui l’INPS effettua il pagamento diretto:
  1. lavoratrici del settore agricolo, escluse dirigenti e impiegate;
  2. lavoratrici stagionali;
  3. lavoratrici domestiche;
  4. lavoratrici disoccupate che non usufruiscono del trattamento CIG.
Inoltre, nel caso in cui la Direzione Provinciale del Lavoro comunichi all'INPS la mancata anticipazione dell'indennità da parte del datore di lavoro, si procederà al pagamento diretto delle somme non percepite alle lavoratrici che hanno fatto richiesta all’INPS.
Per poter ottenere il pagamento diretto l’interessato deve inoltrare all’INPS espressa domanda, indicando la modalità di pagamento e allegando un documento di identità e il codice fiscale.
La domanda deve essere consegnata alla sede INPS di appartenenza e datore di lavoro, tramite Modello SR01, nel corso del 7° mese di gestazione e, comunque, non oltre un anno dall’ultimo giorno indennizzabile. Le lavoratrici parasubordinate devono consegnare la domanda alla sede INPS di appartenenza e al committente tramite Modello SR29.
L’anticipazione corrisposta dal datore viene rimborsata attraverso il sistema di conguaglio contributivo.
La misura dell’indennità è pari all'80% della retribuzione giornaliera per le giornate indennizzabili comprese nel periodo di astensione obbligatoria, e la retribuzione base del calcolo è quella del mese precedente il congedo. Il datore di lavoro ha l’obbligo di provvedere all’integrazione della retribuzione, se prevista dal contratto collettivo.
L’indennità di maternità prevale sul trattamento di malattia, sul trattamento di cassa integrazione, sul trattamento di disoccupazione, sul trattamento di mobilità.
Il trattamento economico per inabilità, invece, prevale sul trattamento per maternità.
L’indennità di maternità non è corrisposta durante il periodo di congedo matrimoniale (in cui è corrisposto l’assegno di congedo matrimoniale).
Per le aventi diritto, gli assegni nucleo familiare vengono corrisposti insieme all’indennità.
Il congedo di maternità facoltativo viene pagato al 30% della retribuzione, ma è coperto al 100% da contribuzione figurativa.

CHI
Il soggetto assicuratore è l’INPS, il soggetto assicurante è il datore di lavoro, l’assicurato è la lavoratrice, in alternativa il padre nel caso in cui si verifichi uno dei seguenti eventi:
  1. morte o grave infermità della madre;
  2. abbandono;
  3. affidamento esclusivo del figlio al padre.
Il diritto all’indennità di maternità spetta a:
  • lavoratrici, anche apprendiste, dipendenti private e pubbliche, anche se non in possesso della cittadinanza italiana;
  • lavoratrici dipendenti di società cooperative;
  • lavoratrici a domicilio;
  • lavoratrici domestiche.
Tale diritto non è subordinato ad alcun requisito di anzianità contributiva.
L’indennità viene corrisposta inoltre:
  • alle lavoratrici licenziate o dimissionarie, se il congedo inizia entro 60 giorni dalla data di licenziamento, o comunque se l’inizio del congedo si colloca nel periodo di fruizione della mobilità;
  • alle lavoratrice il cui congedo comincia entro 180 giorni dalla data di licenziamento/dimissioni, che abbiano maturato almeno 26 contributi settimanali;
  • alle lavoratrici sospese, il cui congedo inizi entro 60 giorni dalla data di sospensione;
  • alle lavoratrici iscritte alla gestione separata, se in possesso di almeno tre mesi di contribuzione, purché non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie.

FAQ

Esistono casi in cui il licenziamento di una lavoratrice in gravidanza è valido?

Il licenziamento è valido nel caso di colpa grave della lavoratrice, nel caso di cessazione dell’attività dell’azienda e nel caso la lavoratrice abbia ultimato il compito per cui era stata assunta, vale a dire alla scadenza del contratto a tempo determinato.

Le collaboratrici domestiche godono degli stessi diritti?

Le collaboratrici domestiche, a differenza delle dipendenti di aziende private, non godono del divieto di licenziamento e percepiscono l’indennità direttamente dall’INPS.

La lavoratrice in prova può essere licenziata?

Sì, ma, nel caso in cui il datore di lavoro sia a conoscenza dello stato di gravidanza, è a carico dello stesso datore di lavoro l’onere della prova che il licenziamento sia avvenuto a causa del mancato superamento del periodo di prova e non per motivi discriminanti.

Persiste il divieto di demansionamento nel caso di lavoratrice in gestazione?

Nel caso in cui la lavorazione svolta dalla gestante sia pericolosa o particolarmente faticosa, il datore può assegnarla ad altre mansioni, anche inferiori, purché mantenga inalterata la retribuzione.

La maternità obbligatoria può essere estesa al padre?

La maternità obbligatoria dopo il parto viene estesa al padre nel caso si verifichi uno dei seguenti eventi: morte della madre; grave infermità della madre; abbandono; affidamento esclusivo al padre.

Che cosa succede in caso di aborto spontaneo/terapeutico?

Nel caso in cui l’aborto si sia verificato entro 180° giorni dall’inizio della gestazione, il periodo di assenza è da considerarsi malattia, nel caso in cui si verifichi dopo il trattamento è identico alla maternità obbligatoria.

Che cosa succede nel caso in cui il figlio sia adottato?

Le stesse disposizioni per la maternità si applicano ai genitori adottivi di bambini di età inferiore agli otto anni. L’indennità in questo caso spetta per i cinque mesi successivi all’ingresso del minore in famiglia. In caso di affidamento invece, alla lavoratrice spettano tre mesi di astensione successivi all’ingresso del minore.

Che cosa succede in caso di parto prematuro?

Il periodo non goduto di astensione obbligatoria pre-partum viene aggiunto al periodo di astensione obbligatoria post-partum. Quanto detto vale anche se anche se il parto prematuro si verifica durante il periodo di interdizione anticipata disposta dall'Ispettorato del Lavoro. Deve essere presentata dalla lavoratrice certificazione o autocertificazione entro 30 giorni.

Il permesso per allattamento è uguale in caso di part-time o di full-time?

Il permesso per allattamento è di due ore al giorno nel caso in cui l’orario giornaliero sia pari o superiore a 6 ore; mentre è di un’ora al giorno nel caso l’orario sia inferiore a 6 ore.

E’ possibile estendere la tutela economica alla cessazione del rapporto di lavoro?

La tutela economica si estende anche dopo la conclusione del rapporto di lavoro nei seguenti casi d’estinzione: cessazione dell’attività dell’azienda; scadenza del termine del contratto di lavoro; dimissioni convalidate dall’Ispettorato.

Esiste un termine di prescrizione per richiedere l’indennità di maternità?

Sì ed è di 1 anno.

Il diritto all’indennità spetta alle lavoratrici autonome? E alle lavoratrici parasubordinate?

Sì e devono farne richiesta tramite modello SR14 direttamente all’INPS di competenza. Le spettano due mesi precedenti la data presunta del parto e tre mesi successivi. L’indennità spetta anche alle lavoratrici parasubordinate, che hanno però l’obbligo di astensione dal lavoro due mesi prima la data presunta del parto e tre mesi dopo il parto. La durata del rapporto è quindi prorogata di 180 giorni. In questo periodo sono inoltre accreditati i contributi figurativi.

Che cosa succede nel caso in cui non si percepisca l’indennità di maternità?

Nel caso in cui la madre non percepisca nessun trattamento può richiedere l’assegno di maternità al comune di appartenenza. Tale assegno non è cumulabile con altri trattamenti previdenziali.
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DISCUSSIONI ARCHIVIATE

giuseppina

08/08/2012 11:46:06

Mia madre ha iniziato a lavorare nel 1973 ma nel 70 ha avuto me, tempo fa abbiamo fatto la richiesta di accreditamento di contributi figurativi per la gravidanza fuori dal tapporto di lavoro. Volevo sapere se tali contributi figurativi si possono chiedere per una interruzione di gravidanza spontaneo avvenuto nel 1972.

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